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La Curemma, vedova del carnevale

Se camminando per le strade salentine durante il periodo di quaresima vi imbattete, per caso, in una tetra vecchietta vestita di nero… non abbiate timore, non è una strega ma una Caremma.


La Caremma (o Curemma) è un fantoccio di paglia, un tempo molto diffuso e di solito disposto sui tetti o sui balconi della case. Rappresenta una vecchietta in lutto per il defunto marito, il Carnevale, deceduto in occasione della gionata delle ceneri. La vecchietta dovrebbe essere, infatti, la personificazione della penitenza che ogni uomo dovrebbe seguire in prossimità della Pasqua, giorno in cui il fantoccio viene bruciato. In alcuni comuni, prima del rogo, il fantoccio è sottoposto ad una vera e propria esecuzione con colpi di fucile.

Si tratta di una tipica tradizione pasquale del basso salento tersa di significato: il pupazzo regge tra le mani un fuso per lavorare a maglia, un’immagine molto ricorrente nello scenario femminile salentino, ed un’arancia nella quale sono conficcate delle piume, una per ognuna delle settimane che separano il giorno delle ceneri dalla Pasqua. La piume vengono tolte di volta in volta allo scadere di ogni settimana, una sorta di calendario molto rudimentale.

Le rappresentazioni delle caremme/curemme possono assumere connotazioni differenti a seconda dei comuni nei quali vengono realizzate. A Gallipoli, ad esempio, la Curemma altro non è che la mamma di Tidoru, la maschera tipica che allieta le sfilate del carnevale gallipolino, un soldato che per festeggiare abbondantemente il carnevale nel suo paese natio, dopo un lungo periodo di assenza, mangia a dismisura fino a strozzarsi.

Nei paesi della provincia di Brindisi invece la Caremma è corredata da lampade, taralli e fichi secchi. Proseguendo più a nord poi, possiamo incontrare tradizioni e riti simili fino a valicare anche il confine italiano.

E’ credenza comune che l’origine della Curemma possa essere attribuita ancora una volta all’antica mitologia greco-romana. La presenza di un fuso infatti ricorda molto l’immagine delle Parche o della Moire, le tre donne che tessevano la vita di ogni individuo, definendone il destino e il tempo che sarebbe dovuto rimanere su questa terra. Una volta che la vita di un uomo giungeva al termine era sufficiente recidere il filo che ne rappresentava l’esistenza.

Marco Piccinni

 


Un commento su “La Curemma, vedova del carnevale

  1. Blognotesalento ha detto:

    Dalle mie parti,provincia di Taranto, si chiamano CUAREMMA
    A Sava si possono “ammirare” appese per le strade del paese 🙂

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