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Antonio De Donno: scrittore, regista teatrale e cinematografico, scenografo, pittore e scultore

di Francesco Accogli

Il 23 marzo 2009  ricorre l’ottantatreesimo anniversario della nascita di Antonio De Donno. Egli, infatti, era nato a Scorrano il 23 marzo 1926 da Giuseppe ed Elena Monteduro e morto in Tricase il 28 luglio 1984, a soli 58 anni.

Antonio De Donno

Antonio De Donno

La ricorrenza dell’anniversario della morte di questo indimenticabile ed instancabile artista salentino, come purtroppo succede di consueto, negli anni scorsi è passata nel più completo silenzio e sia Scorrano, comune che gli ha dato i natali , che Tricase, città dove De Donno risiedeva e lavorava, non si sono minimamente preoccupati di ricordarlo in alcun modo. E’ pur vero che il maestro Antonio De Donno, durante l’intera esistenza, è stato una personalità aliena dai rumori pubblicitari e dai messaggi propagandistici; è stato soprattutto un valente artista che ha sempre preferito lavorare in silenzio e in solitudine non facendo pesare la Sua presenza ed impegnandosi con tenacia e costanza nel campo artistico-culturale.

Personalmente non ho avuto la fortuna di essere un amico del prof. Antonio De Donno e nemmeno il piacere di conoscerlo di persona, ma mi è capitato spesso di leggere sulla stampa il suo nome per il continuo impegno profuso nei confronti dell’arte durante l’intera esistenza.

Ricordo, fra tutti i giornali, “La Gazzetta del Mezzogiorno” (cfr.: giovedì 12 ottobre 1995, p.23) dove, in un articolo di Vito Rizzo, veniva ricordata l’attività ventennale del Piccolo Teatro Scorranese che ha portato sulle scene drammi e commedie brillanti, sia in lingua che in vernacolo, di diversi autori salentini, tra i quali Raffaele Protopapa, Lorenzo Calogiuri, Valfredo De Matteis, Vincenzo Abati e il nostro Antonio De Donno. L’articolista ricordava anche che

” le prime affermazioni risalgono al 1977 con il dramma ‘La Vergine di Tropea’  sulla vita ed il martirio di Santa Domenica, Protettrice di Scorrano. L’opera fu scritta e diretta da Antonio De Donno, un grande maestro di vita (…)”.

Ma già nel dicembre del 1983, sempre ne “La Gazzetta del Mezzogiorno” veniva ricordato che

“del Piccolo Teatro Scorranese il primo Direttore Artistico è stato il prof. Antonio De Donno di Tricase, il quale, dal 1977 al 1980, a proprie spese è venuto quasi quotidianamente a Scorrano, riuscendo a portare sulla scena il dramma sacro’ La Vergine di Tropea’, le commedie Fortunato e Paperino, la laude sacra in 13 quadri’ La Bella Signora’ (ovvero la Madonna di Fatima). Il De Donno riuscì anche ad avviare una scuola di arte drammatica – in tutte le sue varie differenziazioni – che fu frequentata non solo da Scorranesi ma anche da giovani dei centri limitrofi”.

Una localndina di una rappresentazione teatrale di De Donno

Una localndina di una rappresentazione teatrale di De Donno

Di non minore importanza è stato l’impegno del maestro De Donno per le discipline pittoriche e scultoree. Il fratello Giacomino custodisce con amore, nella sua abitazione a Tricase, buona parte della produzione delle opere di pittura e di scultura che andrebbero sicuramente selezionate e catalogate in modo ordinato per esporle in una mostra antologica e farle così conoscere al grande pubblico. Per coloro che fossero interessati  ricordiamo celermente che nella Chiesa della Natività della Beata Maria Vergine di Tricase (Chiesa Matrice) vi sono alcune opere dell’artista De Donno: i quattro Evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni e nella Cripta della Madonna di Pompei (sempre nella Chiesa Matrice) il mausoleo del Card. Giovanni Panico, ideato e realizzato dal De Donno, solo per ricordarne alcune.

Anche il periodico “Siamo La Chiesa” (cfr.: i numeri del 1984 e del 1985) ha divulgato l’impegno artistico del prof. Antonio De Donno facendosi interprete nel colmare un vuoto proprio per far conoscere meglio l’artista salentino con questa motivazione che ci piace riportare:

“Per non dimenticare la personalità e l’opera di Antonio De Donno, artista dalla molteplice attività, intendiamo presentare in ogni numero del nostro bollettino, finché ci sarà possibile, il meglio della sua produzione pittorica”.

A nostro avviso sarebbe opportuno in futuro, qualora ce ne fosse la possibilità, in accordo con la Famiglia, continuare a divulgare le opere del pittore e scultore De Donno, perché la maggior parte di esse sono ancora, purtroppo, ignorate e sconosciute al grande pubblico.

A questo proposito voglio solo ricordare con poche righe un’importante recensione critica pubblicata nel Vol. II  de

“L’Arte Italiana nella seconda metà del XX secolo: tradizione e Avanguardia”, Edizioni E.S.A., 1982, dove è scritto: ” Fra i tanti artisti legati al figurativismo senza deviazioni, troviamo il pittore e scultore Antonio De Donno che, come scrive Antonio Ragni, ha una sua vena di realismo che lo porta ad un figurativo ben dosato nello studio  delle caratteristiche nelle sue molteplici forme, con accentuazione, spesso, dei tratti in rilievo denotanti l’età, la condizione sociale, il lavoro, la sofferenza, la rassegnazione (…)

(…) La stessa varietà di materiale che l’autore profonde nei suoi lavori – l’olio, la tempera, i colori, il bronzo, il legno, eccetera – dà un po’ il metro della ricerca continua di una perfezione, a cui egli tende, in continua ascesa di valori, così come traspare, ad  esempio, da un suo lavoro ad olio “San Nicola e il figlio della vedova”, un maxi quadro di mt. 5 x 2, in cui, tra un ammasso di corpi affranti e quasi spenti, si eleva, dritta e solenne, la figura del Santo, che punta il suo sguardo deciso al cielo, a cui aspira, ben conscio di sé, dopo le sofferenze terrene”.

Ingiusto sarebbe anche non ricordare Antonio De Donno per il suo impegno nel campo cinematografico; egli fu regista teatrale e cinematografico, commediografo, soggettista, sceneggiatore, scenografo, costumista, ecc.

Mi piace concludere questo breve, ma sincero ricordo in memoria di Antonio De Donno con alcune frasi di Giovanna Pagani Paolino riferite all’opera “La Luce e la Grazia”, dramma sacro, in 4 atti, dove l’artista salentino ripropone, in una interpretazione personale, il Martirio di Santa Lucia, Vergine siracusana. La Pagani Paolino, fra l’altro, scrive:

” Il De Donno riesce a trattare il dramma sacro con eccellente disposizione spirituale, per cogliere con anima lirica  i  profondi problemi che s’agitano nell’anima umana, di cui sa magistralmente interpretarne gli occulti segreti sia nelle debolezze e meschinità, che nella sua generosità. Fine cesellatore dei caratteri, evidenzia in ogni personaggio le ultime reazioni in determinate circostanze, sì da darci una sintetica visione della stupenda flora psichica (…)

(…) Definiamo questo dramma, la proiezione dell’uomo al di là del contingente, nel respiro dell’illimite, dove lo spirito riscattando la sua origine di luce, acquista coscienza della sua libertà”.

L’artista Antonio De Donno rimane sicuramente uno dei tanti intellettuali che ha lavorato con modestia, con tenacia e con amore ed ha onorato, con il  suo invidiabile silenzio e la sua ricercata tranquillità, la Terra salentina.


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