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La Quercia Vallonea dei cento cavalieri

La Quercia Vallonea di Tricase non è soltanto un monumento alboreo che conta ormai più di settecento anni di età (contrariamente a quanto afferma l’erroneo cartello turistico che assegna all’albero un paio di secoli in più), ma è stato per moltissime decadi il centro dell’attività lavorativa dei tricasini e di alcuni dei paesini limitrofi.

La Quercia Vallonea è una pianta tipica dei paesi balcanici importata nel salento per fini economici centinania di anni fa. Ne vennero piantumate a centinaia che si estendevano bel oltre il territorio tricasino ma, ad oggi, solo pochi esemplari sono pervenuti fino a noi: la Quercia Vallonea che si trova lungo la strada che da Tricase giunge a Tricase Porto, un boschetto di pochi esemplari (i più vecchi non superano i tre secoli) e volgarmente detto la falanida (altra denominazione assegnata alla quercia), alcuni esemplari sparsi qua e là tra le campagne del paese. Un’altro esemplare di Vallonea molto conosciuto si trova a Corigliano d’Otranto, un comune della grecìa salentina, circondato da un piccolo appezzamento di terreno che ormai è divenuto un luogo di incontro per serate all’insegna della musica e della tradizione grika. Ne restano ormai poche unità in tutta Europa, collocate appunto nel Salento e nei paesi Balcanici.

Ha una circonferenza del tronco di 4,25 metri ed una splendida chioma che copre una superficie di circa 700 metri quadrati. Nell’ottobre 2000 in occasione dell’iniziativa nazionale del WWF dal titolo “Festa dei Grandi alberi“, finalizzata a difendere l’immenso e prezioso patrimonio naturale costituito da alberi secolari, i cosiddetti “patriarchi verdi”, il WWF ha scelto come albero-simbolo per la Regione Puglia la Quercia Vallonea di Tricase. E’, inoltre, sulla lista rossa delle specie arboree da proteggere e candidata a diventata patrimonio nazionale dell’UNESCO sin dagli anni ’90.

La quercia ha giocato un ruolo fondamentale per l’economia dei Tricasini. Dalle sue ghiande si ricava infatti il tannino, una sostanza acida impiegata nell’arte della concia delle pelli (detta anche arte del pelacane), quella fase necessaria a ripulire la pelle da eventuali resti di carni animali.

Sulla concia delle pelli la città di Tricase, che si era dapprima dedicata alla coltivazione delle zucche su larga scale, ha fondato un impero. La disponibilità di un antico porto commerciale consentito una rapida commercializzazione delle pelli lavorate anche in territori extra-salentini.

In relazione a questa attività sono stati scritti numerosi libri tra cui, “Dell’arte del Pelacane, e della Vallonea, che si ritrae in Tricase ne Salentini e deigli Marocchini, che quivi stesso si preparano” scritto da Ferdinando Maria Orlandi nel 1794, per celebrare una delle due attività più fiorenti nel basso salento insieme alla coltivazione del tabacco.

Il libro è molto importante in quanto, oltre all’aspetto economico, consente di prendere in considerazione anche l’aspetto sociale e culturale durante il periodo illuministico. Le pelli prodotte grazie alla conciatura concorrevano con i produttori più blasonati d’Europa per qualità e pregio. I monaci lavoravano insieme a contadini, insegnando loro alcune tecniche. Uomini e donne avevano la loro parte. Il lavoro procedeva in simbiosi e armonia.

Sulla Quercia si raccontano anche numerosi aneddoti e leggende tra cui quello che riguarda Federico II: Il sovrano, recatosi in terra d’Otranto durante un periodo poco fortunato per la storia pugliese, in seguito a vari scontri che hanno interessato la città di Barletta e numerosi capricci dinastici tra vari imperi europei, avrebbe trovato riparo insieme a 100 cavalieri sotto la chioma della quercia in occasione di un violento temporale. Da questo aneddoto la quercia è conosciuta anche come “Quercia dei cento cavalieri” . Questa leggenda sarebbe però confutata dal periodo storico in cui visse Federico II, ossia tra la fine del XII secolo e la prima metà del XIII, periodo in cui la quercia vallonea non era probabilmente ancora stata piantata.

Altre leggende ancora più antiche e quindi presumibilmente fasulle, vorrebbero la quercia come centro di divinazione: alcuni oracoli greci, infatti, interrogavano il rumore delle fronde al vento per poter prevedere il futuro.

Marco Piccinni

BILBIOGRAFIA:
-Francesco Accogli, Storia di Tricase – Congedo Editore (1995)
Italia Discovery – La quercia dei cento cavalieri


Un commento su “La Quercia Vallonea dei cento cavalieri

  1. antonio ha detto:

    bravi

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