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La storia dei SS. Martiri di Vaste: Alfio, Filadelfo e Cirino

Le notizie sulla vita e sul martirio dei tre fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino sono tutte contenute in un documento, che gli studiosi delle vite dei Santi fanno risalire al secondo decennio della seconda metà del secolo X: si tratta di una lunga e minuziosa narrazione scritta da un monaco, certamente basiliano, di nome proprio Basilio, e con verosimiglianza a Lentini in provincia di Siracusa, come si evince dalla precisa indicazione dei luoghi, delle tradizioni e dei costumi della comunità là esistente.

Il manoscritto, che si compone di più parti, alla fine della terza parte si chiude con questo periodo, ovviamente in greco:

“Con l’aiuto di Dio venne a fine il libro dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino, scritto per mano del monaco Basilio”.
Il prezioso scritto si conserva nella Biblioteca Vaticana, segnato col numero 1591, proveniente dal monastero di Grottaferrata, nei pressi di Roma. Secondo il manoscritto citato i Santi di Vaste hanno subito il martirio nella persecuzione di Valeriano e precisamente nel 253.

I fratelli Martiri di vaste

I fratelli Martiri di vaste (Fonte: Wikipedia)

I fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino nascono da Vitale e Benedetta, genitori cristiani, nel III secolo d.C., nella cittadina di Vaste (frazione di Poggiardo); il padre Vitale apparteneva a famiglia patrizia e la madre, Benedetta, affrontò direttamente e spontaneamente l’autorità imperiale per manifestare la propria fede e sottoporsi al martirio.

Nel 250 l’imperatore Decio emanò un editto con cui si esigeva che ogni persona sospettata di cristianesimo dovesse offrire incenso ad una qualsiasi divinità romana, compreso l’imperatore. Il rifiuto di adorare l’imperatore sarebbe stato in sostanza il rifiuto di sottomettersi all’impero e i recalcitranti sarebbero stati condannati a morte.

I Santi Martiri in processione (Fonte: www.poggiardo.com)

I Santi Martiri in processione (Fonte: www.poggiardo.com)

Ed in questo contesto storico alla fine del 251, mentre era a capo dell’impero Treboniano Gallo, succeduto a Decio, un plotone di soldati romani si presentarono a Vaste in Puglia nella casa patrizia di Vitale e Benedetta da Locuste, con l’ordine di tradurre in catene i loro 3 giovani figli, rei di avere elusa la legge con la continua testimonianza di quella fede che avevano assimilato in famiglia. Vennero prima interrogati da Nigellione, delegato dell’imperatore per l’Italia meridionale, il quale, impotente a fiaccarne le loro convinzioni, li fece trasferire a Roma, insieme con Onesimo, loro maestro, Erasmo, loro cugino, ed altri quattordici, convinto che, lontani dall’influenza del loro precettore Onesimo, sarebbero stati più cedevoli ai voleri delle autorità imperiali.
Qui giunti e rinchiusi nel carcere Memertino ai piedi del Campidoglio, subiscono un altro processo ad opera del prefetto Licinio, conclusosi con un nulla di fatto. Ma, se da un canto non si vuole infierire sui tre giovani fratelli, espressione di una delle piu’ ragguardevoli famiglie dell’impero, dall’altro si pretende la loro sottomissione.

Vengono trasferiti a Pozzuoli, ove neanche Diomede riesce a piegarli e successivamente in Sicilia, ove dettava legge Tertullo, giovane patrizio romano, che destinato come preside dell’isola, aveva acquistato fama di funzionario integerrimo ed autoritario. Sbarcati a Messina il 25 agosto del 252, i 3 fratelli subiscono un primo processo a Taormina, poi durante il loro doloroso e lungo pellegrinaggio, passano  da Catania (dove vengono rinchiusi in una prigione, che ancora oggi è indicata con la scritta “Sanctorum Martyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer”, in una cripta sotto la chiesa dei Minoritelli) e da Trecastagni, alle falde dell’Etna e infine vengono condotti a Lentini, sede di una delle dimore preferite da Tertullo, che per spezzarne la resistenza li volle a se vicini il 3 settembre 252, giorno del loro arrivo, affidandoli al suo vicario Alessandro, con il compito di sostituirlo nell’opera di persuasione durante i giorni in cui sarebbe stato fuori città.

Tertullo, arresosi di fronte allo loro inflessibile costanza nella fede in Cristo, emanò la sua inappellabile sentenza, seguita dall’immediata esecuzione: dopo averli fatto girare ammanettati e frustati per le vie di Lentini, esposti allo scherno della plebe inferocita ed urlante, ad Alfio venne strappata la lingua, Filadelfo fu bruciato su una graticola, Cirino fu immerso in una caldaia di olio bollente. Era il 10 maggio del 253 ed Alfio aveva 22 anni e 7 mesi, Filadelfo 21, Cirino 19 e 8 mesi. Su ordine di Tertullo i loro corpi, martirizzati e privi di vita, furono legati con funi e trascinati in una foresta, chiamata “strobilio” per la gran quantita’ di pini esistenti.

Le spoglie vennero buttate in un pozzo secco, vicino alla casa di Tecla, che, ormai convertita alla religione di Cristo sull’esempio dei 3 fratelli di Vaste, nella notte tra il 10 e 11 maggio, accompagnata dalla cugina Giustina e da 11 servi cristiani tra cui 5 donne, estrasse i corpi e, trasportatili in una campagna vicina, diede loro degna sepoltura, sfruttando una piccola grotta che e’ quella esistente ancora nella chiesa di Sant’Alfio e sulla quale successivamente nel 261, placatesi le persecuzioni, venne eretto un grande tempio ed essi dedicato. Ancora oggi il 9, 10 e 11 maggio di ogni anno si ricorda il martirio con una solenne festa che coinvolge l’intera popolazione di Lentini. Nello stesso periodo anche Vaste festeggia i propri Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino.

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Sabato 25 aprile 2009, nel salone parrocchiale di Vaste, si è svolto il convegno sui SS. Martiri di Vaste, organizzato dall’Associazione Accoglienza Devoti SS. Martiri e la Parrocchia Maria SS. delle Grazie.

Il titolo era: “Civium Patroni: incontro di spiritualità e fraternità in onore dei SS. Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino”. L’evento è stato patrocinato dall’Amministrazione Comunale di Poggiardo,

L’incontro era dedicato alla figura dei SS. Martiri di Vaste Alfio, Filadelfo e Cirino, nati a Vaste e martirizzati in Sicilia. Da questa Regione, molto legata alla devozione dei 3 fratelli vastesi, sono arrivati diversi relatori del convegno, accompagnati da una folta delegazione di fedeli provenienti dalle diverse città siciliane dove si venerano i Santi Alfio, Filadelfo e Cirino. Il Comune di Poggiardo, insieme a Lentini, Sant’Alfio, Trecastagni, Forza D’Agrò e ai rappresentanti della Confederazione delle Confraternite e delle Associazioni religiose dei SS. Martiri hanno sottoscritto, nel 2008, un protocollo di gemellaggio che suggella un legame già forte e profondo tra le comunità devote ai tre fratelli Santi.

Nel mese di agosto 1991, Franco del Vecchio, docente di Scenografia presso l’ Accademia di Belle Arti di Lecce, ha ultimato il film sui SS. Martiri di Vaste ” Alfio Cirino e Filadelfo” firmandone la regia cinematografica e televisiva.

Sandra Sammali

SITOGRAFIA:

www.poggiardo.com

www.ilgallo.org


Un commento su “La storia dei SS. Martiri di Vaste: Alfio, Filadelfo e Cirino

  1. Antonino ha detto:

    Sono un devoto dei santi martiri, e abito a Sant’Alfio a vara. Già da piccolo sono sempre stato legato a questi tre santi martiri, e devo dire che per me rappresentano un amore indiscusso, una guida e un sostegno costante.Spingo la vara da quando avevo 14 anni, e faccio il viaggio nell’ononima Trecastagni annualmente.Mi accorgo di essere sempre sotto il loro sguardo, ricevendo sempre il loro aiuto, il loro conforto, e la loro compagnia divina.Sicuramente è un qualcosa di profondo, di indescrivibile, e so che quando cè una svelata nel mio paese, a Trecastagni, o in qual si voglia paese di venerazione, il mio brivido è sempre identico!!!! il cuore sale alle stelle dalla gioia e dalla commozione dell’incontro. Si percepiscono sentimenti rari, ricordi di una vita, emozioni che ritornano attraverso il ricordo di un miracolo ottenuto per l’intercessione dei tre santi fratelli, di una domanda ascoltata, di una risposta ricevuta, e di un segnale quindi certo.Non possiamo fare altro che ringraziare questi 3 santi martiri, poichè sono sempre con noi.Quello che ci unisce con le altre comunità è senz’altro un dono stupendo; è indubbiamente una fede unica, una devozione indelebile che cresce constantemente anno dopo anno.Voglio salutare tutti i devoti e tutti i paesi in cui si venerano i tre santi, e voglio ancora pronunciare insieme a voi un grido pieno di gioia, un acclamazione col cuore piena d’amore: W…..W S.ALFIO
    un abbraccio fraterno; Antonino

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