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La “tajeddha”, la pizza o pitta di patate

Tra le coltivazioni più diffuse del Capo di Leuca le patate occupano sicuramente uno dei primi posti in classifica e, proprio per questo motivo, sono molti i piatti che le hanno come ingredienti principali. Uno dei più noti è la Tajeddha, consumato come primo piatto come se fosse una frittata, tagliata in pezzi e servita sia calda che fredda, a seconda dei gusti.

Spesso, specie fino a qualche anno fa, costituiva l’unico elemento dell’intero pasto ed era considerata una pietanza “sostanziosa” e dalla preparazione relativamente rapida. Infatti durante alcuni conflitti, come la seconda guerra modiale, la guerra d’Africa e quella di Spagna bisognava procurare l’ammasso del grano ordinato dal governo per fronteggiare il periodo bellico.

A tajeddha è comu ‘u pane” solevano dire le madri e le mogli mettendone un pezo nella sazozzia del familiare che si apprestava, di buon mattino, a recarsi nei campi perl a giornata di lavoro.

La compatteza e la “sostanziosità” della Tajeddha erano infatti sovente accostate alla qualità del pane, alimento principale, nutrimento per antonomasia e quindi compagno indispensabile per chi doveva lavorare di braccia.

Si tratta di un timballo di patate, arricchito con pepe, formaggio grattuggiato, olive nere, capperi, uova, al quale si sono aggiunti con il tempo diversi ingredienti come pomodori, basilico, cipolla, formaggio in pezzi, mortadella, prosciutto e quanto di più suggerito dalla fantasia del cuoco.

Con il tempo ha anche assunto diversi nomi e forme, come pizza di patate o pitta, a seconda delle zone. Oggi è diventata molto richiesta anche in trattorie e ristoranti e non a caso sono molte le sagre estive che propongono questo piatto, attirando moltssima gente, tra salentini e turisti.

La modalità di preparazione illustrata nel video che segue è quella originale, così come la preparavano le nostre nonne. Potete notare la semplicità e la povertà degli ingredienti utilizzati, segno della situazione economica in cui vigeva il salento una settantina di anni fa.

Buona degistazione!


BIBLIOGRAFIA:

Carlo e Francesco Accogli, Tradizioni popolari a Tricase, Edizioni dell’Iride (2002)


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