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Purceddhuzzi o Strufoli, il dolce Natalizio salentino

Buonissimo dolce della tradizione grastronomia salentina del periodo Natalizio, raccoglie armoniosamente un buon campionario di ingredienti caratteristici degli allevamenti e dei campi di un tempo. Il nome Purceddhuzzo (o purciaddhuzzu o porciaddhuzzu) o strufolo è da attribuire in base alla forma che il dolce assumerà tra le mani della massaia.

La storia di questi dolci è molto antica, tanto da confondersi con aneddoti basati sulla situazione socio-ambientale del passato del mezzogiorno ad aneddoti fantastici, dettati probabilmente dalla fantasia popolare. Si dice infatti che in passato i contadini avessero l’abitudine di offrire in dono per Natale, al loro padrone, il porcellino più grasso e sano del proprio allevamento. In questo modo il contadino sperava di ricevere lodi e complimenti per la sapienza ed esperienza dimostrata nella sua attività di allevatore.

Gli allevamenti suini erano molto numerosi, il suolo era molto fertile e l’abbondanza di querce garantiva ai maiali una cospiqua porzione di ghiande, cibo di cui andavano ghiotti. Questo poteva permettere agli allevatori di farli crescere in maniera sana e soprattutto sostanziosa.

Con il tempo questa tradizione si è modificata, trasformando il dono del maialino in un piatto di dolci che ne ricordassero la forma, i purceddhuzzi appunto. L’attenzione del signore si spostava quindi sulle compagne degli allevatori, alle quali riservava il giudizio e la “sentenza” su quale fosse stato il piatto migliore.

La forma si è poi modificata con il tempo (il secondo nome, strufoli, deriva infatti dal gesto di schiacciare e strofinare un dadino di pasta per creare una forma simile a quella del maccherone), formando rosette, dadini, trecce e così via in una ricetta che ha visto varie modifiche fino a definirne una per o gni nucleo famigliare, da custodire gelosamente, quasi a voler rinnovare la sfida tra le massaie di una volta che richiedevano un giudizio al loro signore su quelli che fossero i purceddhuzzi migliori.

Nel nord salento vengono anche chiamati Carteddhate de Natale, in quanto assumono la tipica forma delle chiacchiere di Carnevale, anche se in proporzioni differenti, ma la fase di guarnizione resta comune alle differenti denominazioni. Questa prevede un meticoloso lavoro con miele, canditi, zuccherini, pinoli, confetti, tutto per ottenere il piatto più bello.

La ricetta è molto semplice ma richiede sicuramente grande impegno e tempo. Vediamo nel dettaglio una delle numerose ricette di purceddhuzzi che potrete gustare nel Salento.

Si mescola  e si impasta con della farina dell’olio tiepido, scaldato con una scorza d’arancio. Aggiungere poi all’impasto un pizzico di sale, dello zucchero, succo d’arancia, un goccio di vino e lavorate il tutto fino a quando l’impasto non diventa morbido.

Potrete facilmente intuire che le principali differenze sono proprio nella quantità e nella varianza di questi ingredienti, potreste infatti aggiungere anche del limone grattuggiato oppure potreste eliminare il vino e sostituirlo con dell’anice…insomma il segreto sta proprio nell’impossibilità di definire correttamente una lista di ingredienti e relativi dosaggi.

Una volta ottenuto l’impasto potrete modellarlo come vi pare, creando dei dadini, riducendolo prima in bastoncini e poi tagliarlo a pezzettini, oppure in striscioline, con le quali potrete divertirvi a creare forme strane e divertenti.

Procedete inseguito alla frittura in olio extravergine di oliva o di semi, ben caldo. Una volta fritti e raffreddati scaldate del miele e dello zucchero, in modo da renderlo piuttosto fluido per poterlo poi riversare sui purceddhuzzi. A questo punto mancheranno solo le decorazioni finali, anche queste a vostro gusto e piacimento.

Per coloro che dovessero avere dei problemi vi lasciamo in compagnia di questa video ricetta, nella speranza che possa tornare utile.


Buona preparazione!

Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

Carlo e Francesco AccogliTradizioni popolari a Tricase – Casa editrice Edizioni dell’Iride (2002)


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