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La vera storia di Babbo Natale

Caro Babbo Natale,

mi chiamo Luca ho 5 anni e faccio la prima elementare. Sono un bimbo abbastanza tranquillo, generoso e affettuoso con tutti però a volte sono poco ubbidiente. Ma quest’anno sono stato molto bravo e quasi mai monello e lo dice anche la mamma! Solo che a scuola non sono bravissimo. Ti prometto che da ora in poi cercherò di fare il bravo soprattutto con i miei genitori e anche con mia sorella e di impegnarmi molto di più a scuola.  L’anno scorso sei venuto  a trovarmi ma non lo ricordo molto bene e spero che ritornerai anche quest’anno, so che tu vai sempre  da tutti i bambini a portare i regali!  Io  ti volevo chiedere se quest’ anno mi porti un cagnolino per Natale non importa di che razza è, a me basta averne uno, che magari viene da un canile, per coccolarlo, perché ho sempre desiderato un bel cagnolino!A h! e qualcosa anche per la mia sorellina. Ti voglio bene.

A presto. Scrivimi.

Luca


Poi, passano gli anni..si raggiunge l’età adulta e una spiacevole realtà ci viene svelata:” Babbo Natale non esiste!”

“Oh Oh Oh…! Perdindirindina…Chi va in giro dicendo che Babbo Natale non esiste?…sarà qualche bambino un po’ cresciutello a cui non ho mai portato doni perché monello..per tutti i balocchi del mondo, Babbo Natale esiste eccome!

Il mio vero nome non è esattamente  Babbo Natale…ma adoro essere chiamato con  questo appellativo pieno dell’affetto che sempre mi donate.  Mi riempie di gioia essere il Babbo di tutti voi bambini,di quelli più piccoli e di quelli un po’ più cresciutelli, che non hanno mai smesso e mai smetteranno di credere in me.

Sono nato nel lontano 270 a Patara di Licia, in Turchia. I miei genitori mi chiamarono Nicola;  purtroppo, li persi prematuramente  a causa della peste, e da loro ereditai un ricco patrimonio che utilizzai per aiutare i bisognosi.

Iniziò tutto così..nel mio paese, abitava un pover’uomo impossibilitato a sposare le sue tre giovani e belle figlie perché era caduto in miseria. Io avevo tanto ma ero solo, e tutto quell’avere per me soltanto era così  inutile! Allora, una notte,  decisi di riempire un sacco di monete, e uscii di casa. Presi un piccolo sentiero che mi condusse all’umile dimora del pover uomo. Arrivato, mi nascosi sotto la finestra, che era aperta, e lanciai il sacco. Il mattino dopo, passeggiando per quel sentiero, passai dalla  piccola casetta. Più mi avvicinavo,e  più sentivo il suono distinto di un  pianto, il pianto del pover uomo e delle sue tre figlie; un pianto di gioia, e gioia fu mia nel sentirli! Che al calar del sole riempii un altro sacco e ritornai a lanciarlo dalla stessa finestra: anche la seconda figlia poteva ora maritarsi, ma ne restava ancora una…La terza notte, di nuovo, riempii un sacco di monete,e ripresi il sentiero.. ma..arrivato lì, vidi che la finestra era chiusa..!  Deciso a mantenere comunque fede al mio proposito,  mi arrampicai sui tetti e gettai il sacchetto di monete attraverso il camino, dov’erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie… Fu un’idea geniale, passando per i tetti, nessuno mi avrebbe mai visto! E iniziai a regalare il cibo alle famiglie più povere calandolo  attraverso i camini o per le loro finestre. Non seppero mai chi si celasse dietro quella mano benevola..e divenni,  nella fantasia popolare, il “portatore di doni”.

Babbo Natale esiste, miei cari bambini e miei cari lettori…io continuo a vivere con voi, dentro di voi, ogni qualvolta vi prodighiate per la felicità di qualcuno.

Continuate a scrivere…il Natale è sempre vicino!Oh Oh Oh!  Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder  Blitzen…via! si parteeee! oooooohhhhhh!

« Non solo fanno la slitta volare

e in ciel galoppano senza cadere

Ogni renna ha il suo compito speciale

per saper dove i doni portare

Comet  chiede a ciascuna stella

Dov’è questa casa o dov’è quella.

Donder guarda di qui e di là

Per sapere se la neve verrà.

Vixen segue del vento la scia

Schivando le nubi che sbarran la via.

Dasher controlla il tempo scrupoloso

Ogni secondo che fugge è prezioso.

Dancer  tiene il passo cadenzato

Per far che ogni ritardo sia recuperato.

Blitzen deve scalpitare

Per dare il segnale di ripartire.

Prancer è poi la renna postino

Porta le lettere d’ogni bambino.

Cupid, quello dal cuore d’oro

Sorveglia ogni dono come un tesoro.

Quando vedete le renne volare

Babbo Natale sta per arrivare. »

Eh già, il portatore di doni è dunque realmente esistito… e tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano dallo stesso personaggio storico, conosciuto come San Nicola di Myra, San Nicola Magno o San Niccolò .

Dopo il periodo di vita trascorso nella sua città natale, Patara, Nicola si trasferì a Myra, lì venne ordinato sacerdote e, dopo la morte del vescovo metropolita, venne acclamato dal popolo come nuovo vescovo. Nel 305, durante le persecuzioni anticristiane per mano di Diocleziano, fu imprigionato ed esiliato. Solo nel 313 fu liberato, per intercessione dell’imperatore Costantino, e riprese la sua attività apostolica.

Grande era la devozione del suo popolo, che alla sua morte, il 6 dicembre tra il 345 e il 352, le spoglie furono conservate nella cattedrale di Myra, fin quando  nel 1807, una spedizione barese di 62 marinai, tra i quali i sacerdoti Lupo e Grimoldo, partita con tre navi di proprietà degli armatori Dottula, raggiunse Myra e si impadronì delle spoglie di Nicola che giunsero a Bari il 9 maggio.

Arrivati su terra ferma, si racconta che i buoi che trainavano il carico con le reliquie, si fermarono in un punto esatto, davanti la chiesa dei benedettini oggi chiesa di San Michele Arcangelo. Due anni dopo fu edificata una nuova chiesa in onore al santo consacrata da Papa Urbano II. Le reliquie furono depositate sotto l’altare della cripta. Da allora San Nicola divenne patrono di Bari e le date del 6 dicembre (giorno della morte del santo) e 9 maggio (giorno dell’arrivo delle reliquie) furono dichiarate festive per la città. Con la traslazione delle sue spoglie, il culto del santo si diffuse, oltre che in Asia Minore, anche in Occidente.

“Arrivato in Occidente attraverso le chiese italo-greche, il culto di san Nicola vi si diffuse rapidamente       dovunque, specie in Italia, dove non mancarono davvero chiese intitolate al suo nome.(…)

Patrono universale, a cui nel volgere di oltre sedici secoli buona parte dell’umanità ha fatto ricorso fiduciosa e ricorre tuttora non indarno in qualunque circostanza e per qualsiasi bisogno, san Nicola è invocato a patrono dai marinai e dagli artigiani, dai viaggiatori e dai prigionieri, dai servi e dagli oppressi, da quanti in una parola lavorano e soffrono; soccorritore di tutti, il grande taumaturgo di Mira è invocato altresì nelle tempeste marinare e nei naufragi, nelle malattie, nelle pestilenze e nelle carestie, a lui si rivolgono gli innocenti contro le ingiustizie patite, e le vittime dei furti contro i ladri; protettore ideale della famiglia e della tranquillità domestica, san Nicola è inoltre l’alto patrono dell’infanzia e l’insuperabile protettore di tutte le donne nubili cristiane per il noto atto di munificenza delle tre limosine d’oro.

Ancor oggi dalle ossa del grande taumaturgo di Bari trasuda un liquido limpido e puro, detto «manna di san Nicola », a cui si attribuiscono poteri miracolosi e che cominciò a stillare subito dopo il suo glorioso trapasso, trovandosi di ciò menzione presso tutti gli antichi scrittori e panegiristi, da san Metodio a san Teodoro Studita, a Niceforo e persino nella seconda Novella dell’imperatore Emmanuele Comneno “.

–  Bibliotheca Sanctorum, vol. IX pp.935-938 –

I motivi che determinarono la devozione del popolo Salvese al Santo, non sono chiari. E’ probabile che sia dovuta a qualche pestilenza o carestia e che la liberazione da questo morbo fece guadagnare al Vescovo di Myra la riconoscenza dei salvesi.

“Di questo Santo dice il P. Beatillo, che alcuni Baresi ne involarono il corpo dal suo deposito, e lo condussero in patria, e svegliata la generale divozione, i Salvesi anche l’accolsero, e ne fecero sculpire la testa, e le mani da rinomato autore. [..] Esso, taumaturgo, protettore della fanciullezza, e gioventù, vien simboleggiato dalle tre palle di oro, ricordando così la dotazione fatta e tre donzelle leggiadre”

– VENERI F., Cenno storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto, Napoli, 1860, p. 59 –

Il culto risalirebbe alla seconda metà del Cinquecento, infatti, nel 1567, sono stati registrati  i primi battesimi nella chiesa che il parroco Francesco Valentini chiamava di  “Santu Niculò”.

E ancora il Tasselli afferma:

“Corigliano, Maglie, Specchia e Salve sono stati sempre al Patrocinio di San Nicolò Arcivescovo di Mira, che per questo il Pubblico di Salve nell’anno 1591 essendo suo Arciprete D. Gio: Valentino edificò la Chiesa Parrocchiale di quella Terra, ch’ oggi si vede”.

– TASSELLI L., Antichità di Leuca, Lecce, Ed. Eredi di Pietro Micheli, 1693, p.134 –

“In passato, l’usanza del Culto di San Nicola voleva che ogni famiglia del paese ospitasse per una settimana una statua raffigurante il Santo. La famiglia che la teneva andava in giro per il paese la domenica a chiedere offerte per i poveri che venivano consegnate al Parroco; dopodiché la statuetta era presa in consegna da un’altra famiglia che l’avrebbe a sua volta tenuta con sé una settimana. Tale usanza è andata persa a causa di un divieto posto da un maresciallo dei carabinieri che considerò illegale la raccolta delle offerte.

Al forte legame esistente una volta con la campagna e i suoi frutti che rappresentavano, e rappresentano tuttora per molti, l’unico mezzo di sostentamento, era dovuto il pellegrinaggio a «Santu Nicola a’ ppenitenza» (San Nicola in penitenza). Quando, in primavera, la siccità metteva in pericolo il raccolto del grano, si ricorreva all’intercessione del santo Patrono.

Vestito in abiti da prete, completamente in nero, in luogo dell’usuale abbigliamento, san Nicola veniva esposto sull’altare della chiesa madre e qualche volta in una cappella poco fuori Salve, in un luogo denominato «le fogge» (le fosse).

La devozione dei salvesi e i poteri taumaturgici del Santo facevano sì che nel giro di pochi giorni la pioggia tornasse a irrorare 1’assetata campagna.

L’indigenza e l’instabilità economica esistente negli anni passati in un’economia quasi esclusivamente agricola portava anche a quell’iniziativa che veniva chiamata «lu ranu de Santu Nicola» (il grano di San Nicola). Si trattava delle offerte in grano che la Parrocchia raccoglieva e distribuiva poi ai più bisognosi. Oltre alle offerte in grano, estrema importanza aveva anche l’olio che serviva oltre che per i poveri, anche nell’ambito dell’organizzazione della festa al santo Partono. Dalle testimonianze di alcuni anziani del paese si rileva che in passato la «festa de Santu Nicola» si svolgeva in due ricorrenze. Il 6 dicembre, quella religiosa legata alla morte del Santo; in maggio, invece, (precisamente la quarta settimana del mese) quella popolare, più gioiosa. In questa seconda data che in genere cadeva intomo al 25, 26 o 27 maggio si teneva anche una fiera con grossa partecipazione di animali da allevamento, alla quale convenivano molti acquirenti provenienti da diversi paesi vicini, la cui esposizione avveniva nel suddetto luogo chiamato «le fogge».

L’organizzazione della festa era iniziativa di un gruppo di quattro o cinque persone (li priori), a volte comprendenti anche il Parroco, che formavano il comitato e che si incaricavano di ricevere dai compaesani le offerte in denaro ed in olio.

Elemento quest’ultimo di grande importanza, poiché nei due giorni in cui si svolgeva la vecchia festa si vedevano le illuminazioni allestite sulla piazza principale e sull’uscio di casa costituite da lampade di carta ripiene d’olio.

Non mancavano, naturalmente, la banda musicale, le bancarelle, i fuochi d’artifìcio e due alberi della cuccagna, ai quali erano appesi salumi e formaggi, coi quali si cimentavano alcuni salvesi. Era una festa molto sentita.

Ad una di esse (si parla dei primi anni del novecento) è legata una leggenda secondo la quale un operaio addetto all’allestimento dei pali dell’illuminazione si lasciò sfuggire una bestemmia verso san Nicola.

Di lì a poco il cielo si oscurò ed un vento fortissimo spazzò via tutto l’allestimento tanto che la festa dovette essere rimandata.

Ma il pover’uomo si inginocchiò e percuotendosi il petto e il capo chiese perdono al Santo. La festa si rifece regolarmente il giorno dopo. Se in quell’occasione si pensò alle ire di san Nicola, nel secondo dopoguerra si è creduto necessario spostare la festa agli ultimi giorni di luglio, per non incorrere negli inconvenienti del «maltempo». E’ rimasta l’usanza della fiera in maggio.

Possiamo, dunque, parlare ora di tre ricorrenze legate al Patrono di Salve. Il 6 dicembre, la festa religiosa, «la fera de santu Nicola» in maggio e la festa vera e propria a fine luglio. Di essa, di quella (o di quelle) degli ultimi quindici anni, non c’è molto da dire.

L’abbagliante illuminazione elettrica ha sostituito quella ad olio, naturalmente. Non si usa più scalare gli alberi della cuccagna ed il Comune, con le sue delibere, è entrato a far parte del Comitato organizzativo.

Grazie ad esso, infatti, ci si può permettere di invitare il cantante o il complesso musicale che allieterà la serata dei giovani. Per gli anziani c’è sempre la banda di musica sinfonica. E sono proprio loro, i cantanti, i musicisti, ai quali va la spesa maggiore, il termine di confronto con le feste degli anni precedenti.Per loro si potrà dire se «quest’anno la festa è riuscita» o meno”.

Il culto di San Nicola si diffuse fin nei paesi nordici e, quando i pionieri olandesi arrivarono in America, portarono con se i propri usi e costumi e le proprie tradizioni, come quella di Sinter Klass, il Santo che portava i doni. In America, il suo nome divenne “Sancta Klaus” e infine “Santa Claus”. Gli scrittori e gli artisti trasformarono il vescovo col suo manto e la mitra in una figura con la barba bianca, il manto e il cappuccio. Il cavallo bianco di San Nicola si trasformò in un gregge di renne, forse con riferimento ai paesaggi nordici da cui proveniva il culto di Santa Claus e la sua patria divenne la Lapponia, in mezzo alle nevi del Polo Nord.

Sandra Sammali

BIBLIOGRAFIA

Bibliotheca Sanctorum, vol. IX, pp 924-929

CIOFFARI G., San Nicola di Bari, San Paolo Edizioni, 1997

COLAIANNI A., Aspetti storici del culto di San Nicola in Salve, in Annu novu Salve Vecchiu, n.4, 1990.

VENERI F., Cenno storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto, Napoli, 1860, p.59

VINCENTI P., SALVE, Incontri, tempi e luoghi. Cenno storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto, Tricase, Edizioni dell’Iride, Aprile 2009, pp. 58-60


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