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Le Pittule (o pettule)

Le pittule, o pettule, sono un tipico piatto della tradizione salentina, molto famose e ricercate dai tusisti nel periodo Natalizio che si avventurano in questa terra dove si fondono le tradizioni dei vari popoli che si sono succeduti nel tempo. Il nome deriverebbe, secondo alcuni, da una somiglianza al seno delle donne

Costituiscono un piatto estremamente semplice da realizzare, in quanto composte principalmente da una pastella di acqua e farina, fritte in abbondante olio di oliva dalla grande mastria della massaia che, con grande rapidità dei movimenti, come vedrete nella video ricetta in fondo all’articolo, crea delle piccole palline con la mano o con l’aiuto di un cucchiaio.

Si possono preparare in vari modi a seconda dei gusti: con il finocchio, con il cavolfiore, con il baccalà, con la cicoria o alla pizzaiola. Quelle più semplici sono quelle senza nessun condimento aggiuntivo, o magari condite con il miele per realizzare un dolce gustoso e genuino da proporre anche per la prima colazione.

Non c’è da stupirsi se sia un piatto così ampiamente diffuso e saldo nella tradizione gastronomica salentina: fa parte dell’insieme delle ricette della povertà contadina, con le quali è stato possibile sfamare bambini e lavoratori anche nei periodi di maggior disagio e dissesto economico dell’Italia del sud. Oggi sono invece il piatto dei ricchi, pagate anche profutamente in sagre e ristoranti da tutti coloro che non riescono a resistere al suo tenero fumare e al suo splendido profumo.

Nonostante fosse un piatto povero, la tradizione vuole che anche gli animali potessero godere di questa pietanza almeno una volta all’anno, proprio nel giorno di Natale. Di solito si sminuzzavano le pittule che erano rimaste dai giorni precedenti, o dalla notte delle vigilia, oppure se non ne erano avanzate se ne facevano appositamente delle altre. Maiali, galline, galli…tutti gli animali del contadino ne avrebbero beneficiato. Si racconta infatti che il giorno di Natale gli animali siano in grado di parlare con gli angeli. Se gli animali fossero stati contenti e soddisfatti dei propri padroni, che consentivano loro di festeggiare la Natività con delle pietanze gustose , gli angeli avrebbero potuto rivolgere particolari attenzioni nei confronti dei premurosi contadini che si prendevano tanta cura delle proprie bestie.

Sono in molti i paesi che organizzano delle sagre a tema in cui la pittula è l’indiscussa protagonista, e molti sono stati i poeti che nel passato hanno dedicato delle piccole odi a questo batuffolo di pastella fritta, come ad esempio Franco Lupo che così le descrive:

Le pittule, cce suntu, me sai tire?

Nnu picca te farina a mmienzu ll’egghiu,

ma lu Natale nu sse pò sentire,

se mancunu le pittule: lu megghiu.

Le pittule, la sira te Natale,

le frisce mama e ieu me le rreggettu;

su belle, caute, nu mme fannu male,

puru se quarchetuna bruscia a ‘mpiettu.

Le pittule, a Natale, su’ dde casa

pe’ lli signuri e pe’ lli pezzentusi;

le iti tutte ‘ntaula ‘ntru la spasa;

le mangianu li ecchi e lli carusi.

La uei, nna pittulicchia, mamminieddu?

autru nu ttegnu, santu frusculieddu.


Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

Carlo e Francesco AccogliTradizioni popolari a Tricase – Casa editrice Edizioni dell’Iride (2002)


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