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La storia di Otranto

Otranto sorge al termine di una valle resa fertile dalle acque del fiume Idro che ha dato anche il nome alla città.

Otranto, Hydros per i Greci e Hydruntum per i Romani, ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Qui l’insediamento umano è stato favorito dal clima sempre mite, dalla ricchezza del territorio e dalla posizione geografica che proietta verso oriente e pone al centro di rotte commerciali che nel mondo antico hanno rivestito grande importanza. Ed infatti la città ha tessuto per millenni stretti rapporti con le civiltà d’oltreadriatico, greci e cretesi in particolare. Ed Otranto pare che sia nata proprio come colonia cretese anche se mancano notizie certe al riguardo.

Con la civiltà Messapica assume un ruolo di primissimo piano. La dodecapoli Messapica, gruppo di circa dodici città ubicate per lo più nell’entroterra salentino, utilizzava il porto di Otranto per i commerci con l’Illiria. Quello Messapico era un popolo molto orgoglioso, di origini anch’esso incerte, organizzato pressappoco sul modello greco, ovvero in città stato autonome che però seppero unirsi e lottare contro le aggressioni esterne. Famoso al riguardo è il caso della lotta contro Taras, la colonia fondata dagli spartani oggi nota come Taranto, che tentò l’espansione verso sud incontrando la tenace resistenza di questo popolo che alla fine seppe aver la meglio.
La lotta che Roma intraprese per sottomettere questa parte di Puglia fu aspra e tra alterne vicende durò quasi due secoli, ma alla fine l‘opera di “romanizzazione” produsse i suoi effetti anche su queste popolazioni.
In quest’epoca il porto di Otranto viene spesso favorito a quello di Brindisi quale punto di partenza verso i possedimenti dell’Impero in Oriente. Diventa presto Municipio Romano e sarà autorizzata a battere moneta. Con la deposizione di Romolo Augustolo e la fine dell’Impero anche il Salento ed Otranto subiranno le invasioni dei barbari.
Il Salento, che rientrerà presto nelle mire di Costantinopoli, diverrà sede di una lunga e cruenta guerra tra Greci e Goti. Saranno proprio i Bizantini, seppur tra alterni periodi, ad avere il dominio di queste terre per lungo tempo ed a segnare la cultura delle popolazioni. In particolare sarà nel corso della seconda dominazione Bizantina, avvenuta intorno all’anno mille, che il Salento ed Otranto in particolare rifioriranno nei commerci, nella cultura, nelle lettere, nell’arte. Fondamentale risulterà il ruolo del Monastero di San Nicola di Casole.
Si trattava di una struttura religiosa gestita da monaci Basiliani, quindi di rito greco, che gestirono la più grande biblioteca d’Europa dell’epoca fatta di numerosi testi classici. Era anche presente uno scriptorium per la loro copiatura.
Qui la cultura era posta a disposizione di chiunque, ed era addirittura offerto vitto ed alloggio in modo gratuito. Qualcuno ha paragonato Casole ad una moderna Università, la prima mai creata nel mondo occidentale.
Inoltre intorno a Casole crebbe una scuola letteraria che si rifaceva al Nettario e che poemava in greco. Anche in questo caso antesignani di quello che sarebbe accaduto a Palermo con la prima scuola letteraria Siciliana.
Casole ebbe un ruolo di primissimo piano nel corso dello scisma d’Oriente, ancora una volta testimoniando il ruolo di congiunzione tra Oriente ed Europa cristiana assunto dalla città di Otranto. Il Papa affidò al Nettario di Casole importanti compiti di ambasciata con la Corte di Bisanzio.
E’ di questo periodo l’edificazione della imponente Cattedrale Normanna dell’Annunziata, la più grande chiesa di Puglia, che tra il 1163 ed il 1165 sarà arricchita dal lavoro delle maestranze dirette dal monaco Pantaleone, proveniente proprio dal Monastero di Casole, che incellarono il monumentale mosaico intitolato l’Albero della Vita.
Ancor oggi il mosaico rappresenta un interessante e intricato argomento di discussione tra gli studiosi, per la presenza di numerosi simboli che si presentano di difficile interpretazione con le conoscenze odierne. Ciò testimonia ulteriormente l’estrema ricchezza culturale della Otranto dell’epoca in cui in un tempo coesisteva l’oriente e l’occidente, cattolicesimo ed ortodossia, cristianesimo ed islamismo, Europa del Nord e Mediterraneo.
Lo spostamento delle rotte commerciali dall’Adriatico al Tirreno, la scoperta dell’America e soprattutto la caduta di Bisanzio con la contemporanea ascesa del temibile Impero Ottomano contribuirono in maniera sostanziale al declino economico e culturale della città.
A ciò si aggiunse nel 1480 uno degli eventi più tragici della storia millenaria di Otranto.
I turchi, che nelle loro mire mai celate vi era la volontà di arrivare con i cavalli fino al Tempio della Cristianità, Roma, dopo aver inflitto pesanti sconfitte a Venezia puntarono le prue di 150 imbarcazioni, con a bordo oltre 18.000 uomini, verso il Salento, con il progetto di sbarcare e di prendere Brindisi.
Venti contrari però costrinsero gli ottomani a cambiare obiettivo e ad attraccare più a sud, proprio nei pressi della città di Otranto. Dopo un assedio durato due settimane, riuscirono ad aprirsi un varco tra le mura, e dopo un primo attacco respinto dagli otrantini, dilagarono nel centro cittadino.
Si renderanno protagonisti di massacri irripetibili, arrivando a mozzare la testa del Vescovo Pendinelli, intento a celebrare messa insieme a molti cittadini che inermi aveva cercato rifugio nella Cattedrale e conforto in Dio.
Achmet Pascià, il condottiero alla testa dell’esercito Turco, non pago delle crudeltà fin qui commesse, fece portare 800 sopravvissuti maschi ed adulti, su un colle poco fuori della città chiedendo loro di rinnegare la fede cristiana a favore di quella del Profeta, pena la morte.
Tutti gli ottocento rifiutarono e tutti pagheranno con la vita questa scelta. Nel 1980 nel quinto anniversario dell’evento Papa Giovanni Paolo II si recò a Otranto per rendere omaggio ai martiri.
Con la morte del sultano turco Maometto II che si ebbe da li a poco e con la contemporanea lotta di successione che si scatenò tra i figli, venne meno la spinta espansiva. Fu così che l’esercito Cristiano organizzato sotto le pressioni di un preoccupato Pontefice, nel settembre del 1481 fece ingresso in città quasi senza colpo ferire.
Nei decenni successivi, gli Aragonesi, potenziarono il sistema difensivo in questa parte del Regno, dotando molte città di possenti mura (vedi Castro o la stessa Lecce), e la costa fu fornita da decine di torri di avvistamento posta una in successione dell’altra. Sempre per l’insicurezza del tempo nacquero molte masserie fortificate esempi molto interessanti di architettura contadina.
La storia di Otranto per quanto ricca e variegata, pare fermarsi con gli avvenimenti del 1480.
Oggi scoprire Otranto significa riscoprire la capacità di meraviglia in ognuno di noi. Otranto è un Europa che non è più Europa ma non è ancora Oriente. Otranto è le due cose allo stesso momento. Un connubio unico e ricchissimo che trapela fin nelle semplici pietre del centro storico o della mura di campagna.
Scoprire Otranto significa abbandonare i ritmi e le frenesie metropolitane ed adagiarsi ad un tempo che passa in maniera antica e nuova.

Articolo gentilmente concesso da Otranto Point


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