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Castrum Minervae

Riprendiamo il nostro itinerario domenicale lungo i sentieri e le ondulate coste di questa, ancora per poco, affollata penisola salentina. Il sommo poeta latino racconta nell’Eneide l’approdo di Enea in Italia, avvenuto presso quella che era considerata “Castrum Minervae” e che da quell’alto promontorio si ergeva il maestoso tempio consacrato a Minerva,ossia alla dea Atena dei Greci. Di recente proprio su quell’altura rocciosa, sede dell’arcaica acropoli di Castro che domina da sempre quel furioso incontro/scontro tra mare Adriatico e Mediterraneo, sono stati ritrovati gli imponenti resti di un tempio dorico ed una statuetta votiva rappresentante Atena; ciò ha convalidato l’ipotesi che il piccolo centro salentino funse da attracco naturale al virgiliano mito di Enea in fuga da Troia.

Ricsotruzione di Castro (Fonte: relicsquest.blogspot.com/)

Castro è situata nel Salento delle Serre, a metà strada lungo la dorsale adriatica che va da Otranto a Leuca e custodisce nel suo sottosuolo enormi grotte costiere, scenari particolarmente incantati conosciuti con i nomi di grotta Romanelli e Zinzulusa. Questi “mostruosi” squarci carsici testimoniamo,come nel caso della grotta Romanelli, che la primitiva presenza umana è rivelata sia dai numerosi graffiti parietali raffiguranti figure e disegni stilizzati e sia dal rinvenimento di differenti utensili di fattura umana riconducibili all’età paleolitica. Invece per quanto riguarda la grotta più rilevante del Salento, la Zinzulusa, che prende il nome dall’infinita presenza di stalattiti e stalagmiti all’interno della cavità noti dialettalmente come “zinzuli” ossia “stracci appesi”, si sottolinea il recupero di piccoli frammenti ossei di numerose specie animali ed altre tracce di una civiltà primitiva risalente all’età preistorica, paleolitica e neolitica.

Dunque essendo a conoscenza di queste ed altre tracce relative all’evoluzione storica di “Castro” ed emerse nel corso degli ultimi anni grazie anche alla costanza di archeologi e storici, possiamo brevemente ricostruire gli eventi fondamentali che hanno caratterizzato l’antico centro cittadino. Secolari e non propriamente definite sono le origini della città, ma le fonti più attendibili riferiscono che Castro cadde prima sotto l’egemonia dei Messapi e poi sotto quella dei Greci e che da questi ultimi acquisì il nome il “Καστρον” che significa “luogo fortificato”. Nel 123 a.C. divenne una colonia romana con il nome di “Castrum Minervae”. Dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente Castro venne soggiogata dall’Impero bizantino e successivamente, durante il periodo turco, divenne un importante centro di frontiera soprannominato “Al Qatara” ovvero il “Castello”.
La città “fortezza”, quindi Castrum, fu sede Vescovile per volere di Papa Leone II dal 682 fino al 1818, mentre nel 1103 per volere della famiglia degli Altavilla, la città venne elevata al rango di Contea. Attualmente il centro storico è un caratteristico borgo medioevale dominato dall’imponente e resistente presenza del Castello “aragonese” e dalle poderose cinte murarie che circondano interamente “Castro alta”. Il Castello di Castro risale al XIII secolo, ma probabilmente l’impianto primordiale potrebbe risalire ad epoche precedenti a quella di Roma antica; la struttura preesistente venne riutilizzata anche in età bizantina, mentre al dominio angioino risale un documento datato 1282 e conservato nei registri della cancelleria regia di Carlo I d’Angio, dove si commentava la rilevante posizione strategica a difesa dell’intero regno.
Questo raro esempio di fortificazione inespugnabile,dovuta alla naturale posizione “geografica”, venne ripetutamente attaccata dai Turchi sin dal 1460, cosi durante la dominazione aragonese il Conte Giulio Acquaviva, al servizio del sovrano Ferdiando I d’Aragona, decise di rafforzare le difese del castello ed aumentare le truppe  “via terra”. Nel 1480 anno dell’assedio idruntino, Castro fu bersagliata dall’esercito turco, il Castello venne semidistrutto ed i 2.000 uomini delle guarnigioni aragonesi comandate da Conte Acquaviva furono accerchiati e sopraffatti.
Nel corso del Cinquecento il castello fu assaltato nuovamente dagli orientali, ma grazie all’intervento della famiglia dei Gattinara che governava la Contea, venne ricostruito e rafforzato nel 1572 e successivamente fu potenziato dal viceré spagnolo don Pedro de Toledo. Qualche anno più tardi, invece, nel 1575 venne commissionato all’architetto senese Tiburzio Spannocchi di ristrutturare sia il Castello che tutta la cinta muraria, aggiungendo un grande bastione difensivo collocato a sud-est per controllare l’ingresso portuale. Nel corso dei secoli successivi, Castro divenne una città insicura e per questo motivo gli abitanti decisero di trasferirsi nell’entroterra, lasciando alla desolazione e all’incuria dell’implacabile tempo la mitica Castrum. Tutt’oggi al Castello si accede attraverso un piccolo portone collocato unicamente dal lato sud all’interno dell’acropoli fortificata, e si possono ammirare la torre circolare, il bastione lanceolato, la Torre del Cavaliere ossia la più alta ed imponente torre dell’intero sistema difensivo, e alcuni ed affascinanti tratti delle cortine murarie.
Allontanandoci dall’alta acropoli, scendiamo a “Castromarina” ed attraversando quell’antico borgo di vecchi pescatori e laboriosi artigiani, s’alza una sussurrante brezza che dolcemente ci confida il luogo di quella naturale baia dove sono ancorate piccole barche di color di cielo, mentre s’apre di fronte a noi, incastonato tra le rocciose“quinte” una paesaggistica scenografia marina, un arcano e leggendario “elemento” che, da queste parti, è ancora puro ed apparentemente immobile nel tempo.
Giuseppe Arnesano

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