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  • Note storiche intorno a Tricase Porto

    Pubblicato da: Francesco Accogli | 6 ott 2010 | pubblicato in: Approfondimenti, Tricase | 697 visite |

    a cura di Francesco Accogli

    Anche per l’annuale edizione dei festeggiamenti civili e religiosi in onore a San Nicola (Patara nella Licia intorno al 270 – Mira, 6 Dicembre tra il 345 e il 352),protettore di Tricase Porto, che si svolgeranno il 12 e 13 agosto, abbiamo cercato piccoliframmenti di storia cittadina, piacevoli noterelle di vita paesana che ci informano sumomenti ed avvenimenti del nostro passato storico. Queste simpatiche noterelle sono semplici curiosità di microstoria locale che, molto spesso, gli storici non prendono in considerazione, ma che per un piccolo borgo, come nel caso specifico la comunità di Tricase Porto, assumono un’importanza non secondaria contribuendo, ci auguriamo,alla conoscenza delle proprie “radici” e al piacere di saperne di più del nostro recentepassato.Non ho voluto commentare gli articoli pubblicati per lasciare ai lettori la facoltàdi farlo da soli. Li ho solo sistemati in modo storico-cronologico per dare un ordine epermettere una lettura più gradevole. Ho voluto offrire, operando questa scelta, scrittileggeri e divertenti senza appesantirli con note e richiami bibliografici.Iniziamo con la prima nota pubblicata nel periodico “Corriere Meridionale”, edito aLecce. Esso reca la data del 14 Gennaio 1892:

    IL CANNONE DEL PORTO
    Tricase – Chi è di quanti hanno avuto la felice idea di venire qualche anno a fare i bagni qui, che non sia andato la sera, verso il tramonto, a fare una passeggiata al Cannone, come si diceva, cioè a dire su quella punta di terra che si spinge nel mare, e che offre quel panoramatanto incantevole? Su questo minuscolo pezzo di paradiso si vedevano gli amici e le amiche quasi ogni sera, e seduti tutti per terra o su quel vecchio cannone roso dalla ruggine, si scherzava, si faceva la solita malignazione, e poi si accendevano dei falò o si facevan volare dei palloni. Insomma la passeggiata al cannone era, direi quasi, di rito, come è di rito l’andare al Corso a Roma, o a Toledo, a Napoli.Oggi, per chi viene alla nostra Marina, il vecchio compagno, testimone dei nostri ritrovi,non è più immobile, anzi inchiodato al suo posto. Esso era come un amico, un vecchio amico che si andava a visitare ogni sera: quest’anno non lo vedremo più. Il Governo, ossequente ai suoi precetti della Compagnia della Lesina, ha mandato fin qui un Tenente di vascello, ha speso un occhio di fronte per trasportarlo fino a Gallipoli, per poi fondere tutta la ruggine che quel povero vecchio, avanzo glorioso di una nave inglese, aveva acquistato in tanti anni di guardia alla nocca del nostro porto.Chi verrà però alla nostra spiaggia ridente, continuerà ad andare a quel posto, che si chiamerà sempre del Cannone, e chi sa quante volte quel povero cannone sarà ricordato e rimpianto.
    La seconda nota pubblicata è presente ne “Il Collegio di Tricase”, primo periodicosorto in Tricase dal 22 Novembre 1896 al 3 Novembre 1898. La nota è firmata con unopseudonimo (Ibis) ed è datata 29 Novembre 1896:

    Tricase Porto

    AEREMOTO E MAREMOTO
    Fin da mercoledì a vespro si scatenò nel nostro territorio un fortissimo vento che aveva tutti i caratteri di un uragano ed i suoi effetti sono stati disastrosi, giacché ha atterrato muri ed alberi secolari che chissà per quanti anni avevano resistito alle vicissitudini triste dell’atmosfera.Anche il mare si è infuriato a segno che molti vecchi marinai hanno dovuto confessare che in tutto il tempo della loro vita non avevano vista una simile burrasca. Ed era veramente spettacoloso vedere i flutti giungere all’altezza delle casine della nostra ridente spiaggia che in quei giorni aveva acquistato un aspetto tetro e lugubre. Parecchie carrozze ed altri veicoli ed una compagnia pedestre di Signori e giovani Tricasini, sfidando il tempo cattivo e la pioggia che veniva giù a catinelle, si recarono alla marina per vedere la tempesta, ma se ne tornarono conturbati e poco soddisfatti della pazza uscita per avere inteso il racconto delle scene strazianti avvenute nella notte, quando il temporale infuriava, dai poveri marinai baresi.Quattro barche facenti parte una compagnia di paranze che avea frequentato per parecchi giorni la nostra marina, al cominciare della tempesta, si erano ricoverate nel nostro sedicente porto. I poveri marinai nella notte del mercoledì furono costretti di tirare a terra le barche a furia di incessante lavoro sotto la sferza di una pioggia dirotta, credendo così di metterle in salvo; ma i flutti le raggiungevano e le urtavano tra loro rompendo gomene e sarti e facendo franare qualche scoglio vicino che precipitava sulla coperta rendendo sempre più disperato lo stato dei poveri marinai. Essi, intrepidi ed imperterriti lottarono con le onde tutta la notte,ma, verso la mattina, vedendo sempre più crescere il mare, messi in salvo i pochi danari che avevano, i giacigli e quanto potevano portar seco, lasciarono in balia del mare le barche per potersi almeno salvare la vita. Solo uno disse di voler morire con la sua paranza ed afferratosi ad un albero seguitò a stare lì coperto continuamente dall’acqua.La casina del Sig. Diodato Panese, tradizionalmente ospitale, si è aperta anche ora per accogliere i poveri marinai che gli serbano eterna gratitudine giacché in molte di queste ricorrenze si è mostrato caritatevole ed umano. Ora che scriviamo il vento è quasi del tutto cessato, il mare pare più calmo e si spera che presto tornerà la bonaccia.Una barca del Sig. Giovanni Santo, che con quattro marinai era andata prima della tempestaa pescare, non è più potuta tornare in porto: ci auguriamo che abbia potuto approdare altrove;perché se per sventura fosse restata in mare, avrebbe subito una brutta sorte.E tutto questo perché? Lasciamo al lettore supporre la risposta. E’ questa una domanda cui non si può rispondere senza dare sfogo all’animo esasperato ed è meglio farne a meno. Si è creduto preferire l’inutile spesa di 74,060 lire per una via che conduca al porto, mentre ve ne  era un’altra praticabile invece che impiegare tale moneta a migliorare il porto. Così sia.Ibis

    Le note che seguono sono state pubblicate tutte nel periodico “La Provincia di Lecce”. Laprima è dell’11 Luglio 1897, la seconda del 20 Luglio 1902, la terza del 29 0ttobre 1905, la quartadel 4 Novembre 1906, la quinta dell’11 Novembre 1906 e la sesta del 26 Novembre 1916.


    SERVIZIO POSTALE
    Tricase – Col 1. Luglio è cominciato il servizio di distribuzione postale alle marine Porto eSerra eseguito dal portalettere Pasquale d’Ostuni.
    IL TELEFONO A TRICASE
    In seguito a vive insistenze di alcuni proprietari l’egregio giovane Umberto Minerva è venuto nella determinazione d’impiantare un servizio telefonico fra Tricase e la vicina ridentemarina con apparecchi perfettissimi della cala L.M. Ericsson e C. di Stoccolma. E’ inutile enumerare i grandi vantaggi che i proprietari delle casine avranno da tale impianto, perché il Minerva curerà di tenere alla stazione centrale di Tricase persona addetta a sbrigare le commissioni che gli abbonati desiderassero nel paese. Così pure gli abbonati potranno senza alcuna spesa, per mezzo del telefono, ricevere e trasmettere i telegrammi all’ufficio di Tricase.Le condizioni di abbonamento sono le seguenti:1. Pagamento di L.100 per spese d’impianto da pagarsi L.50 nel momento della accettazione del contratto e L.50 immediatamente dopo eseguito l’impianto;2. L.18 annue pagabili a rate mensili di L.1,50;3. Obbligo di conservare l’abbonamento almeno per tre anni.L’ottima iniziativa non potrà non incontrare il plauso generale.

    NUOVO UFFICIO POSTALE
    Tricase – Dal 1° del prossimo novembre sarà aperto al servizio pubblico un ufficio postaleal porto.

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