“Gli ulivi … sono fantasmi affollati nelle distese di grano” | Salogentis
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“Gli ulivi … sono fantasmi affollati nelle distese di grano”

Gli ulivi
sono fantasmi affollati
nelle distese di grano
oltre i lunghi filari delle viti.
Tanta polvere tanto sole
e la sola insecchita
porta a miraggi di sorgenti
nell’arida terra del Salento
dove le montagne si sognano.
Ennio Bonea

“…tutto ebbe inizio quando a  Zeus, in quel periodo sposo di  Metis,  fu predetto da  Gea e da  Urano  che un giorno Metis avrebbe partorito due figli, il secondo dei quali lo avrebbe detronizzato. Zeus, spaventato da quella profezia e dato che Metis era incinta del loro primo figlio, decise di non correre rischi e la ingoiò.

Il tempo riprese a scorrere sereno per Zeus che si era anche dimenticato della fine che aveva fatto fare alla moglie.
Un giorno, però, iniziò ad essere assalito da violentissime fitte alla testa. Non potendole sopportare chiese ad Efesto di colpirlo in testa con il suo martello. Efesto si rifiutava di eseguire l’ordine in quanto non capiva cosa stesse succedendo ma date le urla e le insistenze di Zeus alla fine lo colpì violentemente in testa. Nel momento stesso in cui il suo martello toccò la testa di Zeus l’Olimpo tremò, i lampi sconquassarono il cielo e dal suo cranio uscì una densa nuvola nella quale si trovava una creatura, vestita con una lucente armatura, che teneva alla sua destra un giavellotto: era nata Atena (o Athena), la dea guerriera che si sarebbe contrapposta ad Ares personificazione della guerra brutale e violenta.

Atena manifestò presto le sue eccezionali doti non solo come guerriera ma anche come donna saggia ed accorta. Infatti, divenne ben presto anche la dea della ragione, della arti, della letteratura, della filosofia, del commercio e dell’industria. Era la personificazione della saggezza e della sapienza in tutti i campi delle scienze conosciute ed alle donne insegnò anche a  tessere, a tingere e a ricamare.
Con il passare del tempo Atena chiese al padre che le fosse consacrata  una regione della terra che la potesse onorare. Già da diverso tempo però Poseidone era in attesa che Zeus gli assegnasse una regione e fu così che tra le due divinità si accese una violenta disputa per avere il dominio sull’Attica.

Zeus, dato che non sapeva che fare, decise allora di proclamare una sfida tra Poseidone ed Atena: chi tra i due avesse fatto alla città il dono più utile, ne avrebbe avuto la supremazia e Cecrope fu posta ad arbitro della contesa.

Quando la sfida iniziò alla presenza di tutti gli dei, Poseidone toccò con il suo tridente la terra e fece saltar fuori una nuova creatura che mai prima di allora si era vista, il cavallo, simbolo della forza bellica e del coraggio, che da quel momento popolò tutte le regioni della terra e divenne un grande aiuto per la vita dell’uomo.;

Atena, dal canto, suo percosse il suolo roccioso con il suo magico giavellotto e in conseguenza di ciò scaturì dal terreno un albero di olivo, simbolo della prosperità che nasce dalla pace.

Cecrope, decise che fosse Atena la vincitrice e da quel giorno la capitale dell’Attica fu chiamata Atene in onore della dea”

Atena e Poseidone - fonte: www.elicriso.it

Il poeta Greco Callimaco, (III sec. A.C.) attribuisce, dunque, all’albero di ulivo,  origini divine, derivate, appunto,  dalla contesa tra Atena e Poseidone. I Greci conservarono come sacra l’area intorno a quella roccia, l’Acropoli intorno a cui nacque Atene, e considerarono sacre agli dei le piante d’olivo, tanto che la Costituzione di Solone puniva con la morte chi ne avesse abbattuta una

Fin dall’ antichità, l’ulivo è stato sempre coltivato con rispetto e amore,  e considerato il simbolo della pace, della vittoria e dell’onore, e il suo olio, simbolo di purificazione.

Ma bisogna far risalire la scoperta della pianta a circa 6.000 anni fa, (Età del Rame).  E’ molto probabile che si sia sviluppata nell’altopiano iranico, dove alcuni popoli selezionavano tra gli arbusti oleastri selvatici una pianta di olivo con frutto carnoso, da cui riuscirono a ricavare l’olio.
I Fenici poi, partendo dalle coste piu orientali, lo esportarono nel bacino del Mediterraneo, facendolo conoscere alla civiltà Minoica e al popolo egiziano.

Nell’antico Egitto, l’uso dell’olio d’olivo era legato soprattutto al culto dei morti: gli Egiziani ornavano le tombe monumentali dei re con corone d’olivo e noccioli d’oliva, ed erano soliti ungere con olio i corpi dei defunti da mummificare. Presso gli egizi è possibile riscontrare per la prima volta un altro uso dell’olio di oliva: i faraoni investivano i luogotenenti prescelti tra il popolo, versando sul loro capo dell’olio d’oliva.<

Dall’Egitto, l’olio  sarebbe arrivato nella zona compresa tra Cirenaica ed Egitto per diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo. Gli abitanti dell’Asia Minore e i Greci (che ne crearono il mito)  si dedicarono alla coltura dell’olivo e lo considerarono, insieme al grano e al vino elemento indispensabile  di quel modello alimentare  che dopo aver contaminato ed essersi imposto nelle usanze degli abitanti delle sponde del grande lago salato, avrebbe preso il nome di dieta mediterranea.

fonte: http://primolio.blogspot.com

Uno dei primi gastronomi della storia, Apicus, nei suoi trattati,  mostra come le ricette di allora fossero molto simili a quelle della nostra attuale. Alla sua diffusione contribuirono, oltre ai Greci e i Fenici che lo esportarono durante le loro colonizzazioni, i Cartaginesi che lo diffusero in Nordafrica, Sicilia, Spagna e infine i Romani, che razionalizzarono la coltivazione e organizzarono avanzati sistemi di ammasso, trasporto e distribuzione dell’olio.

“Pria dì introdursi la piantagione degli Ulivi nella Giapigia, è da supporsi tutto il suo territorio addetto era alla semina de’ cereali, che, oltre alle storiche tradizioni, lo deduciamo alle innumerevoli pasture usate dagli antichi a riporli. Di questo osservansi da per tutto nel Regno, col nome di foggie, e tra l’altro n’ebbe il nome la Città di Foggia.

Ma, con l’avvenuta piantagione degli Ulivi,  la semina del grano si restrinse al necessario bisogno delle popolazioni del Reame, onde l’oliveto, al presente forma, specialmente nel Distretto di Gallipoli, la prima derrata di que’ proprietari, e pure se gli ulivi non sempre offrono il frutto, pe’ malori, che l0 accompagnano, essi ne caldeggiano di continiuo la piantagione”

G.M., VENERI, Cenno Storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto

In Puglia e nel Salento, i Romani, durante la loro dominazione, si impossessarono della coltura e la estesero sfruttando il lavoro degli schiavi. Come i Greci, Anche i Romani eressero la pianta a simbolo dell’’origine della città: sotto di essa la lupa allattava i gemelli Romolo e Remo.

fonte: http://www.arengario.net

Presso i Romani, l’olio fu adoperato come moneta negli scambi commerciali e allo stesso modo accettavano pagamenti di tributi in olio dai popoli conquistati. Risale a questa usanza l’olivo raffigurato  sulle prime monete coniate a Crotone.
Dopo un lungo declino dovuto alla caduta dell’impero romano e alle invasioni barbariche , che avevano bisogno di spazi per il pascolo dei loro greggi,  la coltura dell’olivo sopravvisse nei monasteri; il principale uso attestato in questo periodo è infatti quello liturgico, per la somministrazione dei sacramenti.
Riacquista un ruolo importante nel XII sec., quando torna protagonista dei commerci, contribuendo alla fortuna di diversi stati. Ma con la caduta dell’impero seguirono secoli di abbandono fino a quando grazie ai Bizantini, e in particolare ad opera dei Monaci Basiliani, intorno al IX-X secolo, vaste estensioni furono nuovamente dedicate alla coltura dell’ulivo.
I monaci arrivarono nel Salento quando in Oriente infuriava la lotta iconoclasta per opera di Leone Isaurico, e nelle Terre del Capo di Leuca trovarono asilo.
Si iniziarono a costruire le chiusure o chiuse, i caratteristici oliveti salentini recintati da muri a secco.
Nel Settecento, la coltura dell’olivo e il commercio dell’olio  si erano ormai notevolmente diffuse. L’olio che partiva dal porto di Gallipoli soprattutto, ma anche Brindisi e Otranto,  era per la maggior parte olio lampante, destinato ad illuminare le città di mezza Europa. I  guadagni della vendita, venivano reinvestiti per l’impiantazione di ancor più grandi estensioni di oliveti. La Puglia si trasforma in un immeso oliveto e lancia l’economia delle terre meridionali.
Ai giorni nostri, gli anni ’50 segnano l’espansione nel resto  del mondo della cultura dll’olio, a seguito della scoperta delle sue ineguagliabili qualità nutritive.

Sandra Sammali

BIBLIOGRAFIA
-D. LOTZE, Storia Greca, dalle origini all’età ellenistica, il Mulino, Bologna, 2006
-G.M., VENERI, Cenno Storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto, Napoli, 1860
-M. VAGLIO, L’oro giallo in Terra d’Otranto principe della dieta mediterranea, in “QuiSalento”, ed.15-31 luglio 2010, Guitar edizioni, Lecce

SITOGRAFIA
-www.wikipedia.it
Elicriso.it


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