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  • Lucugnano, tra storia e leggenda

    Pubblicato da: Associazione Archès | 27 dic 2010 | pubblicato in: Leggende, Tricase | 754 visite |

    Il territorio di Lucugnano (Comune di Tricase) è contrassegnato dalla presenza di due “serre”, orientate in direzione NO-SE, la cui quota massima s.l.m. è di circa 110 metri. Il centro abitato sorge su una vasta piana, intervallata da leggere ondulazioni isolate, compresa tra i due rilievi.

    Secondo la tradizione locale, la frequentazione umana del territorio di Lucugnano risale all’età romana, quando in un bosco della periferia del paese esisteva un luogo sacro, dedicato al dio Giano: Locus Jani, da cui sarebbe derivato il toponimo Lucugnano.

    Il castello di Lucugnano

    Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi della presenza – all’interno dello stesso bosco – di un tempio dedicato a Diana (Locus Dianae), divinità legata al mondo delle selve e alla caccia.

    L’unico dato certo è la presenza di un’antichissima area boschiva, che ricopriva gran parte del Salento centro-meridionale, distrutta agli inizi del ‘900 da un violento incendio. Il bosco, denominato “del Belvedere”, era molto ricco di flora e fauna, tra cui lupi, cinghiali, lepri, volpi e numerose specie di uccelli. L’ipotesi dell’esistenza di un culto dedicato a Giano o a Diana, tuttavia, si basa solo su una suggestiva ricostruzione storica, non documentata da dati archeologici, avvalorata dalla presenza di un piccolo bosco, alla periferia sudorientale del paese, denominato “Bosco Martella”, al cui interno insiste la Masseria Mustazza.

    Le prime notizie storiche, relative al Casale di Lucugnano, risalgono all’età angioina (XIV secolo). Un documento del 1316 – conservato nell’Archivio di Stato di Napoli – riporta il nome Casali Cuniano, di proprietà della famiglia feudataria De Cuniano. Salvatore Musio ha rinvenuto – nei Registri della Cancelleria Angioina – un documento del 1324, in cui per la prima volta è attestato il toponimo LuCuniani[1]. Probabilmente esso deriva dal verbo Cugnare, ossia tornire, forgiare manufatti in creta. L’articolo dialettale Lu, anteposto al verbo, avrebbe dato origine all’attuale nome[2]. L’etimologia del toponimo Lucugnano, dunque, sarebbe da porre in relazione con la principale attività produttiva esercitata negli ultimi secoli nel paese.

    Il paese veniva lambito, a partire dal ‘500, dal passaggio dei pellegrini diretti al Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. Secondo le ricostruzioni effettuate dagli storici, il percorso – nel territorio di Tricase – attraversava l’antico borgo di Tutino, si dirigeva verso Lucugnano dove, presso la Masseria Mustazza (“Bosco Martella”), deviava a sud per collegarsi all’attuale strada provinciale n. 184, nelle vicinanze della cripta della Madonna del Gonfalone.

    Il continuo flusso dei pellegrini richiedeva una fitta rete di luoghi di accoglienza ed assistenza. Tra Lucugnano e Santa Eufemia è documentata la presenza di almeno due edifici di ricovero ed ospitalità (hospitalia)[3], di cui uno è da identificare con la Masseria Mustazza, la cui struttura è  caratterizzata da una disposizione degli ambienti a staffa di cavallo. Sulle pareti dell’edificio sono ancora visibili numerose croci, incise per devozione dai fedeli che si fermavano per alloggiare, ristorarsi o semplicemente per pregare, prima di giungere alla meta finale del viaggio: il Santuario di Santa Maria di Leuca. Sulla facciata si conservano delle pietre semicircolari forate – dette scapole – utilizzate per legare i cavalli durante la sosta.

    A breve distanza dalla Masseria Mustazza si trovava un altro luogo di accoglienza, che presenta anch’esso – sulle pareti esterne – segni cruciferi incisi e pietre forate per la sosta dei cavalli[4]. L’edificio è posto al termine di un tratto di strada con tracce di carraie sul banco di roccia, che si sviluppano per una lunghezza di circa 50 metri e sono delimitate da alcuni blocchi squadrati, infissi verticalmente nel terreno. Si tratta – probabilmente – di uno degli ultimi tratti superstiti dell’antico tracciato della via dei Pellegrini.

    Resti della struttura ricettiva

    Resti della struttura ricettiva - dettaglio

    Alcune croci incise sulla struttura


    [1] Musio 2007, pp. 45-49.

    [2] Sanapo 1992, p. 12.

    [3] Martella 2007, p. 41.

    [4] L’esistenza della Masseria Mustazza – con il relativo toponimo – si evince da alcuni documenti datati alla metà dell’800. Essa comprendeva orti (cisure), un piccolo bosco e due strutture in pietra a secco a pianta rettangolare (liame).

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