Lucugnano, tra storia e leggenda | Salogentis
Home » Leggende del Salento » Lucugnano, tra storia e leggenda

Lucugnano, tra storia e leggenda

Il territorio di Lucugnano (Comune di Tricase) è contrassegnato dalla presenza di due “serre”, orientate in direzione NO-SE, la cui quota massima s.l.m. è di circa 110 metri. Il centro abitato sorge su una vasta piana, intervallata da leggere ondulazioni isolate, compresa tra i due rilievi.

Secondo la tradizione locale, la frequentazione umana del territorio di Lucugnano risale all’età romana, quando in un bosco della periferia del paese esisteva un luogo sacro, dedicato al dio Giano: Locus Jani, da cui sarebbe derivato il toponimo Lucugnano.

Il castello di Lucugnano

Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi della presenza – all’interno dello stesso bosco – di un tempio dedicato a Diana (Locus Dianae), divinità legata al mondo delle selve e alla caccia.

L’unico dato certo è la presenza di un’antichissima area boschiva, che ricopriva gran parte del Salento centro-meridionale, distrutta agli inizi del ‘900 da un violento incendio. Il bosco, denominato “del Belvedere”, era molto ricco di flora e fauna, tra cui lupi, cinghiali, lepri, volpi e numerose specie di uccelli. L’ipotesi dell’esistenza di un culto dedicato a Giano o a Diana, tuttavia, si basa solo su una suggestiva ricostruzione storica, non documentata da dati archeologici, avvalorata dalla presenza di un piccolo bosco, alla periferia sudorientale del paese, denominato “Bosco Martella”, al cui interno insiste la Masseria Mustazza.

Le prime notizie storiche, relative al Casale di Lucugnano, risalgono all’età angioina (XIV secolo). Un documento del 1316 – conservato nell’Archivio di Stato di Napoli – riporta il nome Casali Cuniano, di proprietà della famiglia feudataria De Cuniano. Salvatore Musio ha rinvenuto – nei Registri della Cancelleria Angioina – un documento del 1324, in cui per la prima volta è attestato il toponimo LuCuniani[1]. Probabilmente esso deriva dal verbo Cugnare, ossia tornire, forgiare manufatti in creta. L’articolo dialettale Lu, anteposto al verbo, avrebbe dato origine all’attuale nome[2]. L’etimologia del toponimo Lucugnano, dunque, sarebbe da porre in relazione con la principale attività produttiva esercitata negli ultimi secoli nel paese.

Il paese veniva lambito, a partire dal ‘500, dal passaggio dei pellegrini diretti al Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae. Secondo le ricostruzioni effettuate dagli storici, il percorso – nel territorio di Tricase – attraversava l’antico borgo di Tutino, si dirigeva verso Lucugnano dove, presso la Masseria Mustazza (“Bosco Martella”), deviava a sud per collegarsi all’attuale strada provinciale n. 184, nelle vicinanze della cripta della Madonna del Gonfalone.

Il continuo flusso dei pellegrini richiedeva una fitta rete di luoghi di accoglienza ed assistenza. Tra Lucugnano e Santa Eufemia è documentata la presenza di almeno due edifici di ricovero ed ospitalità (hospitalia)[3], di cui uno è da identificare con la Masseria Mustazza, la cui struttura è  caratterizzata da una disposizione degli ambienti a staffa di cavallo. Sulle pareti dell’edificio sono ancora visibili numerose croci, incise per devozione dai fedeli che si fermavano per alloggiare, ristorarsi o semplicemente per pregare, prima di giungere alla meta finale del viaggio: il Santuario di Santa Maria di Leuca. Sulla facciata si conservano delle pietre semicircolari forate – dette scapole – utilizzate per legare i cavalli durante la sosta.

A breve distanza dalla Masseria Mustazza si trovava un altro luogo di accoglienza, che presenta anch’esso – sulle pareti esterne – segni cruciferi incisi e pietre forate per la sosta dei cavalli[4]. L’edificio è posto al termine di un tratto di strada con tracce di carraie sul banco di roccia, che si sviluppano per una lunghezza di circa 50 metri e sono delimitate da alcuni blocchi squadrati, infissi verticalmente nel terreno. Si tratta – probabilmente – di uno degli ultimi tratti superstiti dell’antico tracciato della via dei Pellegrini.

Resti della struttura ricettiva

Resti della struttura ricettiva – dettaglio

Alcune croci incise sulla struttura


[1] Musio 2007, pp. 45-49.

[2] Sanapo 1992, p. 12.

[3] Martella 2007, p. 41.

[4] L’esistenza della Masseria Mustazza – con il relativo toponimo – si evince da alcuni documenti datati alla metà dell’800. Essa comprendeva orti (cisure), un piccolo bosco e due strutture in pietra a secco a pianta rettangolare (liame).

—————————————————————————————

LUCUGNANO E I SUOI MONUMENTI

Il centro abitato di Lucugnano vanta alcune dimore storiche, una Parrocchiale e diverse cappelle di notevole pregio storico e artistico.

Il castello (meglio noto come Palazzo baronale dei Capece) sorge sulla piazza principale del paese ed è stato costruito nel XVI secolo dalla famiglia Castriota Scanderberg, probabilmente come ampliamento della torre di difesa quadrata, risalente all’età normanna.

L’edificio – composto da ventidue stanze disposte su due piani – ha subìto vari rimaneggiamenti ad opera dei feudatari che si sono succeduti nel corso dei secoli. Il prospetto presenta una linearità e un’armonia che valorizzano l’intero complesso architettonico, grazie agli essenziali elementi decorativi che adornano gli architravi e le cornici e al fregio che corona la parte sommitale della struttura, in stile rinascimentale, composto da una fitta serie di scanalature verticali racchiuse in una cornice di dentelli, il tutto intervallato da cinque capitelli di lesena[1].

Di fronte al castello è stata eretta, nel 1921, la Colonna di Sant’Antonio da Padova, protettore del paese, in origine alta ben 25 metri, restaurata e sistemata – nel 1991 – in un punto più decentrato della piazza.

Sul lato meridionale della piazza si può ammirare l’elegante Palazzo Comi, costruito intorno alla metà del XIX secolo dall’omonima famiglia baronale e appartenuto – fino al 1961 – a Girolamo Comi, uno dei poeti più rappresentativi del panorama letterario salentino del Novecento. L’edificio, dalla facciata semplice e schematica, consta di due livelli: nel pian terreno hanno sede la Biblioteca Provinciale “G. Comi” e un piccolo Museo della Civiltà contadina, mentre nel primo piano sono conservati il patrimonio librario e i manoscritti di Comi.

Il monumento religioso più importante di Lucugnano è la Parrocchiale, dedicata a Maria Santissima Assunta in Cielo. Non si hanno notizie certe sulla sua data di costruzione ma è noto – da fonti di archivio – che subì la prima trasformazione nel 1609 e diversi lavori di restauro tra i primi decenni dell’800 e il 1985. La chiesa si presenta ad unica navata, a forma di croce latina e consta, oltre all’altare maggiore, di sei altari laterali di pregiata fattura artistica.

A Lucugnano, inoltre, è possibile visitare il Santuario della Madonna Addolorata (1764) e le cappelle dedicate alla Santa Croce (XVI secolo), alla Madonna delle Grazie (XVII secolo), a San Francesco Saverio (costruita nel 1719 e di recente restaurata e riaperta al culto), a San Giuseppe  (1783), a San Rocco (1969) e a Santa Cesarea, quest’ultima ubicata lontana dal centro abitato.

Non si può concludere questo breve excursus su Lucugnano senza chiamare in causa il più celebre dei suoi abitanti, ossia l’estroso e irriverente Arciprete Papa Galeazzo (Papa Caliazzu), il “Pulcinella del Salento”. Si tratta di un personaggio ricco di arguzia, autore ed attore di episodi divertenti, leggendari ed anacronistici (li cunti e culacchi). Sulla sua esistenza, tuttavia, si hanno non pochi dubbi: alcuni pensano che sia stato il frutto della creatività e della fantasia popolare, altri sostengono, invece, che sia vissuto nel XVI secolo. Un ritratto, che raffigura l’Arciprete con lo sguardo obliquo intento a fissare qualcosa che si agita alle sue e alle nostre spalle, è conservato al Museo Castromediano di Lecce[2].

LUCUGNANO E LA TERRACOTTA

Lucugnano e l’arte figula sono un binomio inscindibile, che risale alle origini del piccolo borgo salentino.

L’affermazione di questa forma di artigianato è stata favorita dall’abbondanza di banchi di argilla affioranti nella zona e, nello specifico, in località Archi, Fogge, Cignorosso, Panareddhu, Pignadonna e Petrì-Alfarano[3]. Ancora oggi sono attive numerose botteghe artigiane specializzate nella lavorazione della creta.

I sedimenti di argilla di Lucugnano erano noti a Giacomo Arditi e a Cosimo De Giorgi.

Martinis, nel suo studio relativo alla geologia del Salento meridionale, scriveva che nel territorio a sud-ovest del paese vi erano numerosi siti di estrazione dell’argilla utilizzata per la realizzazione di terrecotte. Il sedimento argilloso si trovava a circa 1,5 – 2 metri al di sotto di una crosta sabbioso-calcarenitica. Le cave censite dallo studioso nel 1970 erano già abbandonate e i cunicoli sotterranei ostruiti da un riempimento di origine antropica e naturale[4].

I depositi argillosi di Lucugnano sono riferibili alla c.d. Formazione di Gallipoli, del Pliocene superiore.

I primi documenti di archivio, che registrano l’attività dei figuli a Lucugnano, sono il Catasto Onciario del 1745, che attesta la presenza di nove cretari, e alcuni atti notarili (risalenti alla fine del ‘700 e agli inizi dell’800), che documentano l’esistenza di diverse fornaci attive nel territorio. Si tratta rispettivamente di 15 e 10 camini (forni) situati all’esterno del centro abitato, nelle vicinanze delle stesse cave di argilla. Per quanto riguarda la tipologia produttiva, alla fine del ‘700 è documentata la lavorazione di embrici e di vasellame di scarso pregio artistico, destinati per lo più al mercato agricolo. Non esistono, nelle fonti archivistiche, riferimenti a manufatti maiolicati, che hanno caratterizzato la produzione fittile delle botteghe di Lucugnano in epoche più recenti[5].


[1] Sanapo 1992, pp. 41-45.

[2] Paone 2001, p. 5.

[3] Cavalera, Martella 2010, pp. 59-78.

[4] Martinis 1970, pp. 51-52.

[5] Pansini, Rossi, pp. 367-368.

A cura dell’Associazione Archès  – Tratto da “Progetto Salento” n. 18 (Febbraio – Marzo 2011)

BIBLIOGRAFIA

Accogli F., I cinque castelli della Terra di Tricase, Tricase 2006, pp. 65-74.

Arditi G., Corografia fisica e storica della provincia di Terra d’Otranto, Tomo I, 1878, pp. 305-306.

Cavalera M., Medianum. Ricerche archeologiche nei comuni di Miggiano, Montesano Salentino e Specchia, Tricase 2009.

Cavalera M., Martella R., Cave di estrazione dell’argilla nel territorio di Lucugnano, in Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano, n. 12, Martina Franca 2010, pp. 59-78.

De Giorgi C., Descrizione fisica geologica e idrografica della provincia di Lecce, Lecce 1922, p. 252.

Martella R., Un caso di elefantiasi. Interventi assistenziali in Tricase dal XVII al XIX secolo, in Januae. Ricerche e studi salentini, Tricase 2007, p. 41.

Martinis F., Note illustrative della Carta Geologica d’Italia alla scala 1.100.000, Foglio 223, Capo Santa Maria di Leuca, in Serv.Geo.d’Italia, Ercolano (Na) 1970, pp. 26-29.

Montefusco L.A., Le successioni feudali in Terra d’Otranto. La Provincia di Lecce, Novoli 1994, pp. 239-242.

Musio S., Casali e Feudatari del territorio di Tricase, Tricase 2007, pp. 45-49.

Pansini S., Rossi L., Per una storia della ceramica pugliese: le fonti documentarie dal XVI al XVIII secolo. I. Il Salento, in Faenza, LXXIV, pp. 332-387, 1988.

Paone M., Breviario di Papa Galeazzo, Galatina 2001, p. 5.

Sanapo A., Lucugnano. Microstoria di una comunità del Salento, Galatina 1992, p. 12.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *