Il Parco dei Guerrieri di Vaste (Poggiardo) | Salogentis
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Il Parco dei Guerrieri di Vaste (Poggiardo)

L’insediamento messapico di Vaste sorgeva sulla propaggine della serra di Poggiardo e si sviluppava nella pianura circostante ad una quota media di 100 metri s.l.m. La prima fase di occupazione dell’area è riferibile all’età del Bronzo medio e finale (XIV secolo – XI secolo a.C.), periodo in cui vi è attestata la presenza di un villaggio a capanne.

Consistenti tracce dell’età del Ferro (VIII – VII secolo a.C.) sono state rinvenute nel fondo Sant’Antonio dove si è sviluppato – su un piccolo pianoro sopraelevato (107 metri s.l.m.), che dominava la pianura circostante – un abitato a capanne dalla planimetria circolare1, con resti di focolari e scarichi di ceramica iapigia associata a materiali di importazione greca.

La fase arcaica (VI secolo a.C.) è documentata da resti di abitazioni con fondazioni in pietra e pavimenti in battuto di calcare, da una fornace e da un luogo di culto la cui area è stata utilizzata, in età classica (V secolo a.C.), come necropoli costituita da tombe a sarcofago e da numerosi depositi funerari.

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Tomba nel parco dei Guerrieri

Le testimonianze di massima espansione di Vaste sono riferibili all’età ellenistica (IV- III secolo a.C.), a seguito di un probabile incremento demografico. La città viene dotata di una possente cerchia muraria, lunga 3.350 metri, che delimita un’area urbana di 77 ettari, di cui la maggior parte è rimasta libera da strutture abitative.

Le mura sembrano costruite in due differenti fasi. Nella prima si presentano con una struttura larga all’interno circa 4 metri, realizzata a doppia cortina di pietre massicce non squadrate, con riempimento di pietre, tegole e terra; all’esterno della struttura vi è un rivestimento con muro a blocchi squadrati, ben messi in opera. In una seconda fase – all’inizio del III secolo a.C., in concomitanza con l’avanzata dell’esercito romano – la struttura viene rivestita all’esterno, almeno lungo i lati settentrionale ed orientale, da un muro largo più di tre metri, con grandi blocchi squadrati. Per impedire l’avvicinamento delle macchine da guerra venne eretto un antemurale, che rasentava il percorso delle mura e, in alcuni tratti, si collegava con esse.

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Un tratto di mura

Grazie all’analisi delle fotografie aeree sono state individuate cinque porte di accesso alla città.
All’interno della sua ampia superficie racchiusa dalle mura vi erano aree destinate alle abitazioni, a luoghi di culto, ad edifici artigianali, a necropoli e zone adibite al pascolo e all’attività agricola. L’insediamento ellenistico era attraversato da assi stradali ortogonali, lungo i quali erano allineati edifici e gruppi di tombe monumentali, che si diramavano a raggiera verso Muro, Otranto e Castro. Tra le evidenze architettoniche più rilevanti è da segnalare – nel fondo Sant’Antonio – il rinvenimento di un edificio dalla particolare planimetria ad L, costituito da una serie di ambienti allineati che si affacciano su una vasta corte centrale. Per ciascuno dei vani è stato possibile riconoscere, oltre a funzioni residenziali da riferire alla sfera privata, anche quelle cerimoniali e di culto, pertinenti una struttura aristocratica legata a livelli sociali di rango elevato e a gruppi familiari dominanti.

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Una porta di ingresso al centro messapico

Intorno all’acropoli si sviluppava – inoltre – una fascia di abitazioni, la cui minore qualità architettonica denotava un’appartenenza a gruppi sociali intermedi, legati allo sfruttamento agricolo del territorio, a cui sono da riferire anche dei piccoli nuclei di tombe disposti talvolta a notevole distanza dal centro urbano. A Vaste, inoltre, il quadro sociale comprendeva anche ceti servili, come testimonia il rinvenimento di alcune epigrafi.
In località Melliche, a partire dall’età arcaica, era attivo un complesso cultuale, indicato da cippi troncoconici alla cui base venivano versate libagioni e deposto materiale votivo. Nella stessa area di culto, in età ellenistica, venne impiantata una necropoli, utilizzata da gruppi gentilizi tra loro imparentati, che deposero nelle sepolture oggetti di corredo indice del loro alto status sociale.

Una capanna iapigia di VIII sec. a.C. è stata ricostruita nell’area archeologica di Vaste, sulla base di dati scientifici restituiti dalle campagne di scavo condotte dall’Università di Lecce. La costruzione è stata realizzata con tecniche costruttive tipiche del territorio salentino e materiali naturali: la pietra calcarea per la struttura portante verticale, il legno per la struttura portante orizzontale e specie vegetali proprie delle aree paludose per il manto di copertura.

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Parco dei Guerrieri – ricostruzione capanna japigia

Le tombe più prestigiose, rinvenute nel fondo Melliche, sono quella “dell’Atleta” e “del Cavaliere”, ricostruite attualmente in una sala appositamente allestita del Museo della Civiltà Messapica di Vaste.

Nel 1860 venne scoperta dal Maggiulli, nel fondo Maura, la più grandiosa delle tombe di Vaste: si tratta dell’Ipogeo delle Cariatidi, scavato per accogliere le spoglie di un “principe” locale e della sua famiglia. Il luogo di sepoltura aveva una pianta rettangolare, con gradinata di accesso e vestibolo a cielo aperto, che dava l’accesso a due celle funerarie. Ognuna delle due porte di ingresso era caratterizzata dalla presenza di due figure femminili, identificate come Menadi (figure mitologiche seguaci di Dioniso, che danzavano e cantavano vagando tra i monti, ululando alla luna), che sostenevano un architrave con un fregio di Eroti alla guida di un carro trainato da leoni. Un altro importante luogo di culto, di età ellenistica, è stato rinvenuto nel 1999 in piazza Dante.

Si tratta di una cavità artificiale, con numerosi depositi votivi di vasetti miniaturistici, coppe monoansate e consistenti resti sacrificali rappresentati da ceneri e ossa di animali, in prevalenza cani. L’ipogeo sacro sembra essere dedicato alla dea Persefone, di cui è stata ritrovata una testa in calcare con diadema e velo, ornata di orecchini.
La topografia della città mutò radicalmente nel corso del III secolo a.C., che coincise con un ridimensionamento delle dimensioni dell’abitato e con l’abbandono improvviso di nuclei rurali sparsi. Durante lo scavo dell’edificio ad L di fondo Sant’Antonio fu scoperto, in una fossa nei pressi di una cisterna, un tesoretto composto da 142 monete tarantine, sette di Eraclea ed una di Thurium, conservate in un vasetto di bronzo che fu seppellito in un momento di imminente pericolo, rappresentato dall’avanzata dell’esercito romano, e recuperato dagli archeologi più di 2200 anni dopo.
Sulle vicende insediative di Vaste, diventata città romana dopo la conquista del Salento avvenuta tra il III e il II secolo a.C., ci sono pervenute scarse testimonianze storiche, archeologiche ed epigrafiche che dimostrano – nonostante tutto – una continuità di vita dell’abitato fino all’età tardo antica (inizi VII secolo d.C.).

Per maggiori informazioni fotografiche consultare l’apposita galleria fotografica a questo link.

A cura dell’Associazione Archès

BIBLIOGRAFIA:

CAVALERA M., Antica Messapia. Popoli e luoghi del Salento meridionale nel I millennio a.C., Modugno (Ba) 2010.
D’ANDRIA F., Insediamenti e territorio: l’età storica, in I Messapi: Atti del XXX Convegno di studi sulla Magna Grecia (Taranto-Lecce 4-9 ottobre 1990), pp. 393-478, Taranto 1991.
LARVA L., Messapia. Terra tra due Mari, pp. 259-265, Lecce 2010.
RAUSA S., Basta (Vaste). Antica città salentina tra Messapi, Romani, Bizantini e Normanni (sec. X a.C. – sec. XII d.C.), Lecce 2000.


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