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Salento da salvare: il ninfeo di Felline di Alliste

Ci sono forse luoghi fiabeschi e scintillanti anche in una terra arsa dal sole, luoghi che in una terra strinta in una perenne lotta con la sua sete d’acqua, che solo a vederli o ad immaginarli ci riportano indietro nel tempo … ci riportano sui banchi di scuola, al liceo, quando, scocciati o meno, leggevamo e pensavamo scenari tipici dell’Arcadia letteraria, o forse di bucolica virgiliana memoria … o, più semplicemente, il pensiero forse vola ai magici boschi, alle sorgenti  ed alle cascate, a quei luoghi abitati da folletti, spiritelli e creature leggendarie, di ancora più infantile e fanciullesco ricordo …

Il Ninfeo di Felline, frazione del Comune di Alliste, centro situato nella parte meridionale della Penisola Salentina è uno di questi. Zampilli d’acqua, fiumiciattoli, grotte, anfratti, buche misteriose … ancora oggi, a distanza forse di millenni, lo scenario si presenta così, nonostante i lavori realizzati dall’uomo per incanalare le acque, complice forse in una atavica paura della malaria, convogliarle in qualche semplice canale di bonifica, e nonostante la presenza di estensioni di campi, coltivati a patate, vigneti ed uliveti.

Forse un santuario, forse un oracolo, forse sede di un tempio “naturale”, magari a servizio del vicino e potente centro messapico di Ugento, questo caratteristico posto, ben meritevole di tutela e valorizzazione, si trova a circa 3 km dalla costa ugentina di Torre San Giovanni, a ridosso dei territori dei comuni di Ugento ed Alliste, a meno di km da Felline, frazione di quest’ultimo.

L’area oggi è coltivata ad ortaggi, ulivi e viti, incastonata da “caseddhri” e muretti a secco, tipici dell’architettura contadina del Salento, ma nel periodo messapico e sino agli anni della bonifica doveva presentarsi come un posto idilliaco, quasi magico … sorgenti d’acqua che affioravano dal terreno, alcune delle quali visibili ancora oggi, estensioni di pioppi, querce, alberi di leccio e macchia mediterranea, popolate da una fauna come la capra selvatica, il cinghiale, il tasso, il lupo …

Ma cosa era un “Ninfeo”???  E perché qualcuno pensa, ipotizza che lì nel corso dei secoli, in epoca messapica, o magari con la conquista romana del Salento, e quindi della vicinissima Ugento messapica e del suo porto, lì potesse, appunto, collocarsi un “Ninfeo”???

Per Ninfeo intendiamo, in epoca storica, un edificio o un luogo consacrato alle Ninfe, che erano delle divinità femminili minori, benigne ai mortali, rappresentate come belle fanciulle e venivano venerate non nei templi ma nelle grotte e in speciali sacrari, detti appunto “ninfei”.

E questo luogo in parte ancora incontaminato, a cavallo tra Alliste ed Ugento, a ridosso delle propaggini di un luogo naturalistico degno d’interesse come la “Serra di Calaturo, sembra possederne tutte le caratteristiche. Abbiamo infatti, a circa 300 metri dalle sorgenti che ancora oggi sgorgano dal terreno, la presenza di una grotta, e di varie altre piccole cavità sotterranee, forse collegate tra di loro.

Felline, grotta del Ninfeo

Felline, grotta del Ninfeo

Nelle epoche remote, doveva sicuramente trattarsi di una zona dove le acque che affioravano e affiorano ancora oggi dal terreno e dalle rocce non riuscivano a trovare uno sbocco naturale, né ad incanalarsi sotto forma di ruscello o fiumiciattolo; di sicuro, allora, se proviamo a catapultarci con l’immaginazione in epoca classica, ai nostri occhi sarebbe balzato uno spettacolo inusuale per il Salento così come lo conosciamo oggi: la presenza di un laghetto, con la presenza di avifauna e specie di uccelli che oggi, in rari momenti dell’anno, possiamo ammirare nella vicina zona umida dei “Bacini di Ugento”, parte integrante del Parco Naturale Regionale “Litorale di Ugento”.

Vennero poi gli anni della paura della malaria, di tutti ciò che veniva visto come “acqua putrida stagnante”, delle bonifiche, della fame di terra, del bisogno dei nostri contadini di assicurare un pezzo di pane alla propria famiglia: il laghetto del Ninfeo venne prosciugato dal Consorzio di Bonifica “Mammalie Rottacapozza Pali”, le sue acque convogliate, mediante canali artificiali, verso il mare … il bosco e tutti i terreni circostanti vennero “smacchiati” e resi coltivabili … oggi non ci rimane che ammirare una sorgente che impetuosa nei mesi primaverili ed autunnali sgorga dalle pareti di un muretto a secco, la grotticella, protetta da qualche arbusto di mirto e di rosmarino, e le ultime acque “sacre alle Ninfe” fatte affluire verso i più imponenti bacini di bonifica …

Dal punto di vista storico – archeologico, l’area presenta alcuni importanti manufatti: siamo vicinissimi all’area del “Terenzano”, altra contrada storica ugentina, già frequentata in epoca protostorica, come riscontrabile da palesi evidenze archeologiche, quali i monumenti megalitici come una specchia (oggi scomparsa) ed un menhir, ancora visibile, ed un’altra enigmatica costruzione litica: il cosiddetto “mistero del Terenzano”, di cui andremo a parlare in un secondo momento. La presenza di ecofatti, quali appunto la grotta che precede e quasi sovrasta quello che un tempo era il boschetto pieno di sorgenti, ci rimanda forse ad una frequentazione dell’area già in epoca preistorica: non dimentichiamoci infatti che siamo quasi vicini all’insediamento paleolitico del “Focone” e al villaggio dell’età del Bronzo di contrada “Pazze”, con magari una continuazione nella fase dei nostri progenitori Messapi, che sappiamo essere particolarmente affezionati ai culti cosiddetti  “ctoni”, cioè legati alla terra ed al mondo sotterraneo, e quindi facili a dedicare luoghi di culto alle più disparate divinità in grotte, sia nelle immediate vicinanze della costa e dei punti d’imbarco, che nell’entroterra.

Tutto il Ninfeo di Felline, viste le dichiarazioni d’intenti di voler far visitare il Salento per tutto l’anno, potrebbe essere area di più ampi percorsi turistici, che andrebbero ad inglobare aree archeologiche, luoghi storici, o posti in cui sono state ambientate diverse leggende del passato sia nel territorio di Ugento che in quello di Alliste: Mammalie, Casciani, Serra dell’Alto, Specchia di Sciuppano, Focone, Terenzano, Specchia Artanisi, Serra delle Fontane…

Di sicuro, luoghi simili, carichi di fattori identitari, di storie e di tradizioni, svoltesi con una certa continuità e vicinanza storica, meriterebbero un ben più ampio programma di recupero, d’interventi di salvaguardia e di risorse per la loro fruizione e per il loro godimento ad un pubblico sempre maggiore di turisti, attratti non solo dal nostro mare, ma anche dalle insolite bellezze che il Salento continua a riservare.

Qualora poi queste misure fossero adottate unitariamente dalle amministrazioni comunali di Alliste e di Ugento sarebbe veramente un segnale forte di collaborazione istituzionale, tanto auspicata e mai realmente praticata se non con pochissimi esempi, e un grande passo in avanti verso la costruzione del grande Salento.

Angelo MINENNA


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