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La magica notte di San Giovanni nei culti e tradizioni del Salento

Le erbe si caricano di magici e incredibili poteri, possono guarire le malattie, prevedere il futuro; la Terra si carica di energia; l’acqua e il fuoco si rincorrono in un processo di rigenerazione e purificazione: è la notte del 24 Giugno, la notte delle streghe, e l’uomo è pronto ad accogliere la potenza della natura per farla propria.

Le popolazioni celtiche ed indoeuropee attendevano con ansia il giorno che scandisce naturalmente il momento in cui il sole comincia ad abbassarsi all’orizzonte contribuendo, con le settimane successive, ad una progressiva e graduale riduzione dell’illuminazione a scapito di un equivalente aumento delle ore di oscurità. Questo fenomeno fisico, così straordinariamente semplice sulla base delle conoscenze della fisica e dell’astronomia che possediamo oggigiorno, rappresentava un tempo un momento magico, da celebrare con la dovuta solennità. Ad un manciata di giorni dal solstizio d’estate la natura era pronta a cedere parte della sua vera essenza, della sua magia per donarla all’uomo, che per una sola notte poteva usufruire di un potere che normalmente non gli sarebbe appartenuto.

Andrea Mantegna, San Giovanni Battista (Fonte: Wikipedia)

Una tradizione così fortemente radicata nel folclore popolare di mezza Europa, con origini spiccatamente pagane, non poteva non destare la preoccupazione della Chiesa, la quale ha optato per inoculare uno spirito decisamente più Cristiano in una fitta maglia intrisa di strane energie e oscure tradizioni, affiancando alla celebrazione arcaica la figura di un santo, San Giovanni Battista, una delle personalità più influenti dell’universo Cristiano.

Nonostante l’impegno profuso la Chiesa non è riuscita a debellare il culto pagano, e quelli che prima rappresentavano un insieme di rituali volti all’esaltazione delle natura, ora sono assimilati come tributi al santo, che si ripetono con le stesse modalità in tutto i centri e comuni in cui vi è una cappella, una cripta, un alcova dedicata a San Giovanni.

L’alba del giorno di San Giovanni era di solito attesa con estrema trepidazione, spesso alla chiara luce di un falò.  Questi, come le focare, avevano il preciso compito di allontanare gli spiriti maligni,  illuminare le tenebre ed infondere energie positive in coloro che praticavano danze e canti propiziatori intorno alle lingue di fuoco che, quasi con fare ipnotico, levitavano verso il cielo.

Le fiamme dei falò non servivano solo per ammazzare il tempo in attesa che il sole sorgesse, ma rappresentavano anche un ottimo rimedio per sbarazzarsi di tutte le erbe magiche che eventuali maghi, streghe e fattucchere possedevano, avanzate dalla raccolta dell’anno precedente. Bisognava infatti riempire la propria dispensa, raccogliendone di nuove durante la notte, momento in cui si sarebbero caricate di un potere senza eguali.

Il potere alle piante veniva trasmesso dalla rugiada, ragion per cui bisognava attendere che questa si depositasse sulle foglioline prima di poterle raccogliere.Anche i comunissimi oggetti di uso quotidiano potevano acquisire straordinarie doti se solo fossero stati esposti alla rugiada della notte. Ovviamente anche il corpo umano poteva trarre beneficio, per questo motivo ci si rotolava nell’erba umida in modo da poter rinvigorire il corpo.

Il Salento ha visto svilupparsi e diffondersi numerosi culti e tradizioni di estrazione pagana legate a quest festività, in particolar modo a Lecce, la notte del 24 Giugno, le giovanni fanciulle promesse in matrimonio sbattevano in un bicchiere un tuorlo d’uovo per poi riporlo sul davanzale della propria abitazione. La mattina successiva le ragazze si sarebbero cimentate nella lettura dell’uovo rappreso e, a seconda delle forme che questo avrebbe assunto, avrebbero potuto prevedere la loro vita futura e rassicurasi sull’importante passo che stavano per compiere o, più semplicemente, per mettersi il cuore in pace e rassegnarsi fin da subito ad una vita che non sarebbe stata conforme ai propri desideri.

Oltre alla pratica dell’ovomanzia, esistevano ovviamente anche altri metodi per predirre il futuro. Uno di questi prevedeva l’utilizzo di tre semplici fave. Una fava andava sbucciata completamente ed una solo alla sommità. Le tre fave andavano avvolte in un panno, o in un pezzo di carta, e poi riposte sotto il proprio guanciale per tutta la notte. All’indomani mattina, tolte  da sotto il guanciale, le si doveva mescolare e prenderne una a caso senza guardare. Se la fava selezionata fosse stata quella completamente sbucciata, allora il soggetto avrebbe avuto una vita di stenti e miseria, la fava integra, invece, avrebbe garantito ricchezza ed agi. Ovviamente la fava pelata solo in parte non avrebbe indotto eccessivi cambiamenti.

Un’altro segno di buon auspicio era rappresentato dalla fioritura di un fiore di cardo selvatico, passato prima sul fuoco e poi immerso in acqua per tutta la notte.

A Giuggianello invece, il più piccolo comune per popolazione della provincia di Lecce, ci si da appuntamento sul monte di San Giovanni, dove si trova l’omonima cripta bizantina dedicata al Santo battista. Questa cripta sarebbe stata testimone di un presunto miracolo: il Santo avrebbe guarito la figlia di un pastore da una tremenda malattia; questo per ringraziarlo contribuì al recupero del luogo di culto predisponendo la celebrazione di una messa annuale in occasione del giorno a lui dedicato. Dopo la celebrazione religiosa il pastore si preoccupò inoltre di offrire vino e formaggio a coloro che partecipavano alle funzioni. In memoria di questa antica tradizione la cripta di Giuggianello rivive questa tradizione che è andata con il tempo ad arricchirsi con una sagra che si tiene nei tre giorni precedono il 24 Giugno.

Giuggianello – Cripta di San Giovanni

Della notte delle streghe e dei riti propiziatori e di divinazione oggi non rimane che un vago ricordo, quasi un’immagine onirica, sbiadita e incerta, confusa dalla sovrapposizione di tradizioni e culti di origini e stili differenti che hanno trovato terreno fertile anche in una terra che oggi sembra così isolata, ma che un tempo rappresentava uno delle principali terre di transito di numerosi popoli ognuno dei quali ha lasciato un importante, anche se labile, traccia del proprio passaggio.

Marco Piccinni

Bibliografia:

Mario Cazzato, Guida delle Lecce Fantastica – Congedo Editore (2006)

Comune di Giuggianello


Un commento su “La magica notte di San Giovanni nei culti e tradizioni del Salento

  1. francesco lopez y royo ha detto:

    la notte di San Giovanni si raccolgono le noci che saranno messe in infusione col’alcol per avere poi il Nocino.

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