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L’arte della cartapesta

L’antica arte della cartapesta salentina rivive ancora oggi, così come si lavorava un tempo, in una manciata di laboratori, ultimi eredi di quello che una volta poteva essere definito un’immenso “cantiere” : la città di Lecce.

I maggiori modellatori, scultori, sarti e artisti erano coinvolti in questa antica e meravigliosa arte, contribuendo con il loro operato alla realizzazione di alcune componenti di una scultura su commissione dei laboratori della città. La lavorazione della cartapesta non era circoscritta tra le quattro mura di una bottega, bensì coinvolgeva attivamente tutta la comunità artigiana.

Utilizzata fin dal cinquecento per la povertà dei materiali impiegati, la cartapesta ha avuto una rapida diffusione in Italia e all’esterno, tanto che nel XVIII secolo veniva sfruttata per la realizzazione di decorazioni di interni delle chiese. Non era più necessario lavorare legni e marmi per realizzare delle opere durature, si capì che si poteva utilizzare semplicemente  della carta, la quale opportunamente manipolata poteva assumere le forme più fantasiose e rendere, nelle tre dimensioni, quello che su un foglio si  poteva solo realizzare tramite schizzi di valenti artisti.

La chiesa inizialmente ostacolò la lavorazione della cartapesta, dato che per la realizzazione di statue e decorazioni gli artigiani avrebbero potuto tranquillamente utilizzare della carta proveniente da libri e giornali dal contenuto non in linea con i dogmi della dottrina Cattolica. Ironia della sorte, a decretare il successo della cartapesta fu proprio la produzione sacra: statue di santi, madonne e angeli che avrebbero presto oltrepassato la soglia di tutti i principali luoghi di culto.

Lavorazioni in cartapesta – Bottega Gallucci-Ciardo

Quest’attività sembra ancora molto diffusa in tutto il territorio ma, in realtà, la situazione è meno rosea di quanto appare. Le botteghe che ancora lavorano realmente la cartapesta si possono contare sulle dita di una mano. Così ci raccontano Carmelo Gallucci e Stella Ciardo, che ci hanno svelato alcuni segreti di questa antica arte.

Entrare nella bottega Gallucci, figlio d’arte di Cesare Gallucci, a sua volta allievo di Giuseppe Malecore, è stata una sensazione indescrivibile…sentirsi osservati da decine di statue, volti, corpi rigidi, immobili. Sguardi che sembrano quasi voler comunicare con l’osservatore, mani che si protendono in un gesto di pace e molto, molto altro. Decine di sculture, alcune di recente fattura, altre invece hanno già una storia, una “vita”, ed attendono li, anche da anni, tra scaffali e tavoli in attesa di essere riparate, ritinteggiate, lucidate.

La lavorazione della cartapesta deve essere vissuta con vera passione: solo questo può spiegare le interminabili ore di lavoro per la realizzazione della struttura di base di ogni statua, la definizione dei lineamenti, la scelta dei colori affinchè tutto sia perfetto e perchè nulla deve essere lasciato al caso.

Un mese di lavoro per la realizzazione di una piccola statuetta da presepe, la cui anima è costituita da fil di ferro e paglia, avvolta poi in una “calzamaglia” e vestita con veri e proprio abiti in formato miniatura; alcuni mesi in più sono necessari per la realizzazione di statue più grandi, quasi a grandezza naturale.

Carmelo Gallucci e Stella Ciardo ci iniziano alle varie fasi della lavorazione della cartapesta, senza lasciare trasparire l’emozione di chi sta raccontando un magnifico racconto per la prima volta.

La carta proviene dalla costiera amalfitana e una volta ridotta in pezzi molto piccoli può essere utilizzata per assemblare un volto a partire da un calco realizzato in gesso dal quale si ricava un “negativo”. Le componenti anatomiche che richiedono un dettaglio maggiore, come ad esempio volti e mani, possono essere realizzate anche in terracotta, per renderne più fedeli i lineamenti deturpabili dalla propensione della carta alla deformazione.

Il collante utilizzato prende il nome di “ponnula“, un termine dialettale che non ha nessuna corrispondenza nella lingua italiana, e indica un composto realizzato con farina, acqua e solfato di rame.

Una volta realizzata la struttura base, il corpo, si procede alla fase del drappeggio, con la quale si veste la statua con drappi di carta pronti per essere lavorati al fine di renderli il più possibile simili ad un tessuto. Segue la fuocheggiatura che prevede l’utilizzo di ferri arroventati per modellare il drappeggio ed eliminare eventuali impurità e imperfezioni. Si procede ora a consolidare la struttura con la fase dell’ingessatura: consiste nell’applicazione di quattro strati in successione di acqua,gesso e colla. Ora la scultura va raffinata con carta vetro e stuccata prima di procedere alla fase delle tinte sporche con la quale si decide quale impostazione di colore dare all’opera prima di procedere con la tinteggiatura vera e propria.

Il maestro Carmelo Gallucci

Le opere della bottega Gallucci sono state esportate anche all’estero come Cina, Chicago e Australia. Un vanto per l’economia e l’artigianato salentino. Nonostante tutto la “gente si sta abituando al brutto” come afferma Stella Ciardo. I presepi artigianali stanno ormai scomparendo del tutto per lasciare spazio a centinaia di statuette di plastica anonime, prive di anima ed espressione  prodotte in serie da una stampo. Queste botteghe diventano quindi superflue agli occhi del consumo di massa; decine di laboratori artigianali di ogni genere saranno costretti e chiudere per poi essere dimenticati fino a quando, un giorno, qualcuno non avrà la volontà di far rivivere quelle antiche arti e mestieri in un vano tentativo di “resurrezione”. Sarà tutto inutile, poichè come ci tengono a sottolineare Stella ed il maestro Carmelo, la lavorazione della cartapesta può essere appresa solo in un laboratorio, non c’è e non ci potrà essere alcuna scuola.


Marco Piccinni


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