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La Torre Saracena di Salignano

Le torri costiere rappresentano ormai un punto di riferimento per il salentino che si sposta di litorale in litorale per ammirare le meravigliose e differenti coste dello ionio e dell’Adriatico, passando per il capo di Leuca dove convenzione geografica vuole che i due mari si incontrino.

Le torri costiere, insieme ad un complesso di masserie fortificate nel primo entroterra, rappresentavano un vero e proprio cordone di difesa contro le incursioni dei pirati, principalmente saraceni, che compivano le loro scorribande in tutto il mediterraneo, divenendo protagonisti di una serie di aneddoti che narrano di massacri e distruzioni ai danni dei centri salentini. Le torri vennero fatte costruire per conto di Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, per difendere parte dei suoi possedimenti. Si racconta che il sistema di comunicazione tra queste torri, che avveniva tramite scambio si segnali di luce o di fumo, fosse talmente efficiente da poter avvisare l’intero meridione in poco più di 2 ore in caso di attacco nemico.

La fortificazione delle masserie invece nasceva da una necessità da parte di alcuni cittadini di difendere la propria famiglia e la propria attività. Anche queste vennero messe in comunicazione con le torri costiere al fine di diffondere eventuali comunicati anche nei comuni più interni.

La torre Saracena di Salignano si colloca su un fronte secondario, non a diretto contatto con la costa ma ad una distanza tale da poter essere messa in comunicazione con le torri del litorale di Leuca, come la torre dell’omo morto. Venne edificata nel 1550, come recita la data incisa sul portale di ingresso. Alta quindici mentri e larga venti, è dotata di dieci piombatoi e di cinque cannoniere.

Torre saracena - Salignano

Dai piombatoi, o caditoie, il personale addetto faceva cadere all’occorrenza pietre o fluidi vari al fine di ostacolare l’ingresso dei nemici all’interno della torre. Tradizione o leggenda vuole che dalla torre si gettasse olio bollente al fine di recare anche del danno fisico ad eventuali invasori. Questo è vero in parte in quanto l’olio era piuttosto costoso, anche in una terra in cui veniva prodotto in quantità industriale per essere poi esportato in tutto in mondo partendo dal porto di Gallipoli, dove veniva battuto il prezzo alla borsa dell’olio prima di essere messo in commercio. Quando l’olio era disponibile spesso non veniva riscaldato eccessivamente, ma giusto quanta basta per renderlo più fluido e ostacolare i movimenti degli ostili che avrebbero così faticato maggiormente per espugnare la difesa avversaria. Oltre all’olio si poteva gettare anche acqua bollente, pece e addirittura sabbia riscaldata. Quest’ultima,una volta penetrata negli indumenti e nell’armatura del malcapitato, gli avrebbe reso il resto della battaglia particolarmente fastidioso. Per avere un termine di paragone del disagio procurato basta provare a camminare con un pò di sabbia nelle scarpe. L’esperienza non sarà decisamente piacevole.

All’interno della torre, utilizzata oggi per eventi culturali, è possibile accedere al piano superiore tramite una strettissima scala a chiocciola. Da qui è possibile arrivare fin su in cima, da dove ammirare buona parte dell’estremità del capo di Leuca, visuale in parte ostruita dalla costruzione di alti edifici. La forma e la dimensione della scalinata era strategica: poteva passare una sola persona alla volta, la quale sarebbe salita a fatica date le esigue dimensioni degli scalini. Questo espediente avrebbe garantito una maggior difesa da parte del personale di guardia barricato all’interno della torre che avrebbe così fronteggiato un solo uomo alla volta. Lo spazio ridotto non consentiva inoltre al nemico di poter sguainare la spada o manovrarla correttamente. Al soldato che avrebbe atteso gli invasori in cima alla scala sarebbe stato sufficiente spingere giù il primo arrivato per creare un simpatico effetto domino.

Marco Piccinni


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