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Il museo Sigismondo Castromediano

Raccontare le origini di un popolo è sempre un’impresa ardua: la mancanza delle fonti, la difficoltà nel rinvenire e studiare i reperti, l’impossibilità, spesso, di ricostruire gli anelli mancanti e ricomporre una cronologia di senso compiuto compatibile con tutti gli indizi a disposizione.

Al museo Sigismondo Castromediano di Lecce si può, in parte, assistere alla “ricostruzione” della cronistoria salentina a partire dall’alba della nostra civiltà, rappresentata da uno delle decine di anelli di quella catena che secondo la teoria evoluzionistica darwiniana ci legherebbe ai primati. L’Uluzziano, l’ominide che ha mosso i suoi primi passi nell’omonima baia di Porto Selvaggio, quello che per primo sembra aver creato dei propri strumenti, differenti da quelli utilizzati dai Neanderthal, si è rivelato invece essere l’uomo del genere Sapiens più antico di cui si abbia notizia. A lui apparterebbero dei denti, molari di un bambino datati a 45.000 anni fa, balzati agli onori della gloria di tutte le riviste specializzate del mondo.

Dall’Uluzziano ci spostiamo verso l’età del del rame, del bronzo e del ferro “passeggiando”  tra pannelli, reperti, diorami e calchi nelle principali località salentine particolarmente interessate dall’ evoluzione antropologica. Si attraversano località Cattie (Maglie), la grotta delle Trinità (Ruffano), torre Sabea (Gallipoli) e le grotte di Santa Maria di Leuca.

Si giunge poi ai Messapi e alla loro cultura e civiltà. Chi erano, da dove venivano, quali culti praticavano. Il più emblematico tra questi si consumava all’interno della grotta Porcinara, antico tempio dedicato al dio Bathas, con offerte di preghiere e tributi alla divinità da parte di naviganti che arrivano da un lungo viaggio o che si preparavano ad affrontarne uno.

Decine di teche dove figure rosse si inseguono tra le cercamiche: le Menadi che percuotono la mano su un tamburello, ancestrale archetipo dell’esorciscmo coreutico musicale che vedrà protagoniste le sfortunate donne salentine vittime del morso della taranta; i satiri con con in mano il tirso che rincorrono le ninfe; eroi greci che affrontano le loro avventure e scrivono le proprie leggende; tante divinità che sfoggiano i propri punti di forza e debolezze, entrambe in relazione al genere umano da loro stessi creato e “istruito”.

Ingresso al museo Sigismondo Castromediano

Decine di epigrafi , epitaffi e iscrizioni di vario genere che collegano a noi gli anelli così lontani di quella catena che sembra non avere un inizio e forse non avrà mai una fine. Dall’età messapica a quella romana per terminare al medioevo. Storie di conflitti e alleanze, di artisti e figuli, di uomini e donne.

Il primo nucleo dell’attuale museo risale al 10 dicembre 1868, con delibera del consiglio provinciale di terra d’otranto. Faceva parte delle collezioni private di Sigismondo Castromediano arricchite successivamente con acquisti, donazioni, beni e opere d’arte recuperate dalla soppressione di conventi del Salento ma anche di altre città pugliesi. Ospitato inizialmente presso alcuni locali  dell’ex convento dei celestini prima di spostarsi nell’attuale sede di via Gallipoli, rappresenta  il primo istituto museale della Puglia. Il duca Castromediano, grande patriota e fedele al neonato stato itailano che nel suo museo ricevette Re Umberto I, in visita a Lecce, il 23 Agosto 1889, compilò l’inventario generale di tutti i reperti con accurate descrizioni, dividendoli ed espondoli per classi di appartenenza secondo i principi del collezionismo ottocentesco. Queste collezioni vennero in parte smembrate e ridefinite nel 1925 con la realizzazione di un nuovo inventario che manifestava preferenze verso beni e reperti provenienti dai principali sito archeologici salentini come Rudiae, la patria del fondatore della letteratura latina Quinto Ennio,  Rocavecchia, Cavallino e Vaste, tutti importanti simboli dell’antica civiltà messapica.

Un piccolo viaggio nella cronistoria salentina con percorsi circolari, risalendo rampe a spirale attraversando gli eoni del tempo con la consapevolezza di poter abbracciare quella storia di cui, anche inconsapevolmente, ne abbiamo fatto parte.

Marco Piccinni


2 commenti su “Il museo Sigismondo Castromediano

  1. luigi paolo pati ha detto:

    Mi piace ricordare che del lucleo originale del Museo Sigismondo Castromediano, faceva parte la collezione dei reperti ” raccolti dal Giudice De Simone nell’esplorazione tentata in Arnesano nell’ottobre 1872″, come riferiscono Nicolucci, Jatta e De Giorgi, provenienti dall’area archeologica del Villaggio Neolitico di Riesci.

  2. FRANCESCO LOPEZ Y ROYO ha detto:

    LA RECENSIONE CHE FATE E’ ACCATTIVANTE INDUCE IL LETTORE AD ANDARE A VEDERE QUESTO MUSEO, SCONOSCIUTO AI PIU’ DEL SALENTO, CERTO FORSE NON OFFRE LE MERAVIGLIE DI QUELLI NAZIONALI, VEDI TARANTO, DOVE AFFLUISCONO LE COSE DI MAGGIOR PREGIO; PUR TUTTAVIA è IMPORTANTE PER LA VASTA COLLEZIONE DI VASI, DI QUADRERIA, DI MONETE “ANCHE SE AL MOMENTO NON VISIBILE” ECC.
    BISOGNEREBBE RIORDINARLO UN PO’ DARE PIU’ RESPIRO A CERTE COSE E POSSIBILMENTE QUALCUNO A CUI FAR RIFERIMENTO PER NOTIZIE O ALTRO, VISTO CHE I GUARDIANI HANNO SEMPRE ALTRO DA FARE MEN CHE SEGUIRE E DARE NOTIZIE.

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