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“Gli Italiani di Crimea” al festival della Storia di Gorizia

L’Odissea degli Italiani di Crimea fa tappa all’VIII Festival Internazionale della Storia-Profeti a  Gorizia dal 17 al 20 maggio. E’ giunta dalla città di Kerch, l’antica Panticapeo, fondata in posizione strategica da coloni greci sull’istmo fra il Mar Nero e il Mare d’Azov, con un viaggio burrascoso Giulia Giacchetti Boiko, Presidente dell’Associazione CERKIO,acronimo di Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea – Italiani di Origine.

Il viaggio per raggiungere Roma e poi Gorizia è stato molto complicato per via dei tempi lunghi e per le difficoltà di ottenere i documenti, il passaporto e il visto di ingresso in Italia, ma molto significativo perché Giulia Giacchetti per la prima volta ha potuto mettere piede in Italia, dopo che i nonni emigranti da Trani, in provincia di Bari, erano emigrati in Crimea. La madre era stata deportata insieme a tutta la comunità italiana, per ordine di Stalin, il 29 gennaio 1942 in Kazakistan e in Siberia, solo perché considerati ancora stranieri e accusati di connivenza con il nemico, l’esercito tedesco e quello italiano che avevano occupato la penisola di Crimea, poi respinti dall’Armata Rossa. Questi fatti accadevano dopo più di 100 anni dai primi movimenti di emigrazione che avevano portato agli inizi dell’800, per lo più dalle sponde pugliesi di Bari, Trani, Bisceglie e Molfetta, pescatori e contadini in Crimea, tolta dagli zar ai turchi e bisognosa di ripopolazione. Comprensibilmente molto emozionata Giulia Giacchetti espone le condizioni difficili della comunità italiana di Crimea, ridotta ormai a circa 300 componenti, una pallida idea di quella di un tempo ben inserita nel corpo sociale di Kerch, che era giunta a contare più di 5000 abitanti e che aveva costruito una chiesa cattolica, ancora utilizzata, e una scuola e contava professionisti e impresari nelle attività della navigazione e nella industria conserviera. Il quadro tracciato dal giornalista Stefano Mensurati, vicedirettore Radio Rai 1, fornisce tutti i particolari di questa tragedia tuttora viva nel sangue e nella memoria dei sopravvissuti alla deportazione e dei loro discendenti. Accanto a lui il prof. Giulio Vignoli, docente di diritto internazionale alla Università di Genova, ha il merito di aver scoperto questa comunità circa 30 anni fa e di aver denunciato il disinteresse mostrato dalle nostre istituzioni nei loro confronti, un disinteresse che nonostante le numerose attività di studiosi e di Associazioni, fra cui l’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, che ha organizzato un convegno, una cerimonia per ricordare i 70 anni dalla deportazione e l’invio di una delegazione a Kerch il 29 gennaio di quest’anno, e l’Associazione Uomo libero di Trento, continua tuttora. Giulia ricorda che ai deportati è stato portato via tutto, tutto è stato confiscato, persino la terra del cimitero acquistata per seppellire i propri defunti.  Ma a differenza degli altri popoli deportati (tedeschi, armeni, bulgari, greci e tatari), la cui deportazione è stata ufficialmente riconosciuta, ai nostri non sono state riconosciute le sofferenze subite, un vero e proprio genocidio. Giustizia e dignità per i nostri morti! – implora Giulia. Chissà se questo grido di dolore non giunga alle orecchie, finora sorde, delle Autorità Ucraine e di quelle Italiane che viene innalzato da una terra, quella friulana, che ha subito i torti della storia, per lenire i quali porterà un segno di conforto quest’anno – con un atto di coraggio da molto tempo atteso – il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Quell’atto di coraggio lo attendiamo anche per agli Italiani di Crimea – incalza il prof. Giulio Vignoli. Gli Italiani di Crimea – Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio, a cura di Giulio Vignoli, edizioni settimo sigillo, Roma, 2012. Info: CERKIO (Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea – Italiani di origine) e-mail cerkio.kerch@gmail.com, cerkio@rambler.ru, www.cerkio.livejournal.com, www.facebook.com/aicerkio.

Italiani di Crimea a Gorizia

PAOLO RAUSA


2 commenti su ““Gli Italiani di Crimea” al festival della Storia di Gorizia

  1. silvano morghen ha detto:

    gli italiani sono un grande popolo meno lo sono i suoi rappresentanti

    • Paolo Rausa ha detto:

      Gli Italiani sono un grande popolo e hanno necessità di esprimere solidarietà nei confronti dei più sfortunati, che hanno lasciato la patria per tentare la fortuna ma hanno trovato deportazione e morte, come gli Italiani di Crimea. Non chiedono nulla se non dignità per i nostri morti, ricoscimento dello status di deportati e l’ottenimento della cittadinanza italiana tolta dai sovietici.

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