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Il museo di Borgo Terra nel palazzo dei Protonobilissimo a Muro Leccese

La storia di Muro Leccese la possiamo leggere ancora nelle pietre, dalle mura di cinta dell’antica città messapica ai menhir che costellano il territorio, dal bellissimo ciclo di affreshi nella piccola chiesa di Santa Marina al castello dei principi Protonobilissimo.

Un ricco patrimonio storico culturale che ripercorre e riassume le fasi principali delle storia salentina: il regno dei prodi messapi, la conquista romana, la battaglia contro gli ostrogoti, la dominazione bizantina e quella normanna. Un iter che ha condotto questo piccolo borgo nei possedimenti degli Orsini del Balzo che la elevarono a principato, per poi cederla alla famiglia Faccepecora, successivamente “rinominata” Protonobilissimo.

Il piccolo Borgo subì una trasformazione, non dissimile da quanto avvenne nel resto del Salento tra il XIV ed il XV secolo, quando la distribuzione dei villaggi divenne più rarefatta. La popolazione si addensò in centri tra loro più distanti e spesso protetti, fortificati, al fine di far fronte a diversi pericoli tra i quali le numerose incursioni saracene. Un vero e proprio incubo che divenne quasi un pane quotidiano dalla morte di Giorgio Castriota Skanderbeg per affievolirsi dopo la battaglia di Lepanto nel 1571, quando gli ottomani subirono un violenta sconfitta da parte dell’armata Cristiana. Le strutture “militari” divengono quindi più signorili e si arricchiscono di elementi decorativi e gentilizi. Aumentano gli spazi, le sale e la privacy per i componenti della famiglia feudataria che vivrà questi ambienti come la propria dimora e non più come una roccaforte.

Tutti i segni della storia della città sono però ancora visibili in quello che ne è diventato il suo simbolo, il palazzo principesco che oggi ospita le sale del Museo di Borgo Terra. Realizzato in tre fasi distinte tra il XV e il XIX secolo, il palazzo riflette le differenti esigenze della comunità e dei signori di muro, da quelle difensive a quelle meramente abitative. Dai sotterranei ai pianti signorili possiamo ancora ammirare queste fasi evolutive del palazzo nonostante la struttura originaria abbia subito numerosi interventi nei secoli.

Entrando dall’ingresso principale è possibile vedere una parte dell’antico fossato, in disuso dalla fine del XVI secolo, riportato alla luce inseguito ad alcuni lavori di scavo. Da qui è possibile accedere a tutti i principali ambienti del palazzo: le stalle seicentesche che ospitano il nucleo del museo;  il primo piano, più antico, arricchito da figure fantastiche o antropomorfe, arpie e minotauri;  la scalinata monumentale che conduce al piano nobile;  gli scantinati dove è presente un pozzo, in comunicazione con il piano superiore in corrispondenza delle cucine, alcune vasche olearie, una latrina, botole per accedere a cisterne scavate nel banco di roccia e le prigioni.

Queste ultime meritano particolare attenzione. Sono ricoperte da numerosi graffiti che ritraggono figure animali e umane, una galea, varie rappresentazioni del  Golgota e simboli Cristiani. Anche un raccapricciante ominide stilizzato, che ha tutta l’aria di essere un prete, che se ne va in giro con una croce e una  testa in mano. Giorni durissimi e monotoni quelli della prigionia, segnati da altrettante tacche sulle pareti. Segni che spesso possono essere ricondotti ad un nome, come “Fra Domenico Specchia della Ci(ttà) di Corigliano”, Paolo Lodovico e Antonio Maruccio. In un angolo si conserva una latrina incassata nel muro, mentre l’acqua per i prigionieri era fornita da una canaletta presso la piccola finestra che apriva sul fossato.

Nelle vetrine del museo di Muro possiamo leggere una sintesi di quelle che sono state le fasi storiche delle città, nonché dell’evoluzione dell’artigianato e dei rapporti commerciali con altri paesi, tra cui la “nemica” Turchia. Tra i resti riportati alla luce da differenti fasi di scavo è possibile ammirare infatti delle ceramiche prodotte a Iznik, oltre che altri numerosi resti di differente tipologia e provenienza, inquadrabili tra il medioevo e l’età moderna, dai quali è stato possibile desumere molteplici informazioni sull’utilizzo di stoviglie e sugli usi alimentari da parte dei nobili di Muro.

Un altro testimone della presenza turca nel museo di Borgo Terra è un elmo con visibili segni di un combattimento, risalente intorno al 1500 e realizzato nella fonderia situata accanto alla chiesa bizantina di S.Irene a Top Kapi, come indicato dall’apposito marchio nel lato anteriore destro.  L’elmo, realizzato in ferro, conserva una decorazione dorata con caratteri cufici ed una intarsiata in argento. Elmi simili, appartenuti alle più importanti personalità politiche e militari sono oggi conservati nei più importanti musei del mondo: al Louvre di Parigi, nell’armeria della Torre di Londra e all’Hermitage di San Pietroburgo.

Del tutto differente è invece il bagaglio di informazioni pervenuto insieme ad un tesoretto, ritrovato nel 1970 dopo che è rimasto per secoli al sicuro nel suo nascondiglio in una casa di via Brongo, e contenente ciondoli e monete tra cui Tornesi (emessi per la prima volta a Tour, in Francia), Gigliati e Pierreali. La presenza di monete non autoctone, nonostante non avessero potere di circolazione del regno, è un indicatore del valore attribuito dalla popolazione locale a monete di pregio e fattura superiore e quindi con un potere di acquisto potenzialmente maggiore di quelle del luogo.

Il museo di Muro offre quindi un modo diverso per rivivere la storia, toccando con mano i segreti e i ricordi di guerrieri, monaci, contadini i cui corpi sono ormai polvere ma le tracce del loro passaggio sono ancora lì, ben custodite e non aspettano altro di essere osservate e ascoltate. Non vedono l’ora di raccontare la loro storia.

Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

Muro Leccese, alla scoperta di una città medioevale, una città, la sua gente, le sue radici – Paul Arthur e Brunella Bruno


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