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Castiglione d’Otranto, nella “Notte Verde” il ritorno alla terra

Un lungo bastone, il ragazzo pesta il grano nel mortaio (stompu) di pietra viva. Una bambina, mani svelte, lavora la làvana (sfoglia) e inventa magicamente orecchiette, sagne torte (lasagne arricciate), cavaioli (minchiareddi). Gesti antichi, solenni, affollati di semantica, inaspettati all’epoca del pixel, la virtualità, la metafisica del nulla che ubriaca di solitudine e alienazione. Vito Moscatello ha visto il mondo scolorare dalla zappa che sprizza scintille sui cuti (pietre affioranti) da sole a sole al benessere con le rimesse degli emigranti e le fabbriche del Tac poi svaporate, abbandonate a se stesse da politici-spam senza visioni, aggrappati ai benefit castali come il polpo allo scoglio della Palascìa. Ha una luce di dolcezza nello sguardo quando spiega la follia della chimica nei campi aridi come deserti, il ritorno del mitico grano saraceno “Cappelli” (il nome di un senatore) che sfamò “fuochi” di 11 figli nel Novecento contadino, l’urgenza di non farsi rubare i semi indigeni ereditati da padri e avi da multinazionali che offrono kit completi e creano sudditanza e dominio economico-culturale. E vorrebbero venderci, dal placido Don alla Terra del Fuoco, gli stessi cibi insipidi le cui piante non danno seme per poter creare dipendenza da lobby planetarie.

A Castiglione d’Otranto, community appassionata e militante, accade qualcosa per cui l’aggettivo “storico” è congruo. Nella “Notte Verde” (Agriculture e Sviluppo Sostenibile) a “impatto zero”, dal tramonto all’alba, 5mila persone (molti turisti) sparse fra Piazza della Libertà, l’intarsio barocco dei vicoli del centro antico e vecchi palazzi baronali che il popolo sottrae ai “don”, riscoprono “radici che ci hanno allattati come seni in passato magri” (Modugno) in un commuovente ”tribute” alla “Pachamama” (madre terra). Il successo della “Notte” nel sorriso di Tiziana Colluto, collega del “Fatto Quotidiano”: con le Associazioni “Arturo Benedetti Michelangeli”, “Auser” (Luigi Giorgiani (educazione ambientale), “Mexapya Production” di Isidoro Colluto, i registi Donato Nuzzo e Fulvio Rifuggio, la coop. “Ulisside” e altre realtà associative firmano un evento di enorme pregnanza allegorica.

“Che te ne pare?”, chiede stanca ma felice, anche per il suo sobrio ufficio-stampa. Intanto la pittrice milanese Beatrice Zapponi, ispirandosi alle sue opere, sparge manciate di colore sul corpo dell’attrice Paola Crisostomo (Piccolo Teatro di Milano fondato da Giorgio Strehler) che recita versi di Baudelaire e Mariangela Gualtieri che evocano la natura e il cortile è invaso dai suoni dei contrabbassi di Angelo Urso e Stefania Fracasso, il pianoforte di Anna Lucia Fracasso e il cajòn di Luca De Filippis che a loro volta ispirano alla danzatrice Sara Tremolizzo sensuali coreografie milleeunanotte. Altre perfomance teatrali intorno: “L’Albero” (Nicola Conversano) e “Estempoteatro” (Valeria Covella). Niente accademiche decodificazioni: da Castiglione l’sms rimbalza su fb, trilla su twitter, affolla “mi piace” e condivisioni in ogni angolo del mondo: “Si torna alla terra”. Se tanta gente in una notte d’estate muove da paesi lontani per impregnarsi del profumo delle balle di paglia sparse qua e là da una sapiente regia, accentuato dalla notte umida, è segno che cerca il suo Aleph. Forse è una svolta epocale: una “rivoluzione culturale” che fa eco al popolo dell’Ecuador: nel 2008 modificò la Costituzione riconoscendo alla Natura “diritti di esistenza e conservazione dei propri cicli” poiché “Madre Terra è un essere vivente”: articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra (Cormac Cullinan, “Wild Law”, Edizioni Piano B).

Non semplice “devozione” a Demetra, dunque, riappropriazione iniziatica, ricomposizione cosciente di un’identità atomizzata dopo il Medioevo del violento (auto)esproprio per omologarsi a modelli distanti, imposti da una globalizzazione che formatta le specificità identitarie clonando gli angoli del pianeta su cliché subalterni. Ma a Castiglione l’Onu campesina “resiste”, citando Borrelli, il “pensiero verde” sparge buoni semi. C’è quel che Devis Bonanni (“Pecoranera”, Marsilio) chiama “il Paese non rappresentato dai media”. Non ci sono inviati, purtroppo: tutti dietro a Ruby, il ghigno di Casini, la retorica di Bersani. Due parole con Alessio Ciacci, assessore all’Ambiente a Capannori (Lucca), Gianvito Negro Valiani (Aprol), Francesco Minonne e Andrea Panico (Parco Otranto-Leuca) e mentre da un cortile sgorga la voce morbida dell’arpa di Eleonora Carbone, scalda il cuore vedere che per una sera la folla ha spento la tv, strumento del dominio e s’aggira lenta e pigra, lo sguardo di scaglie dorate, applaude le corrosive canzoni di Mino De Santis (Tuglie, cd “Caminante”), osserva la denuncia di una minoranza che sporca Geo depositando qua e là la sua cattiva coscienza (“Se questo è un uomo”), i giochi di strada dei bambini con “giocattoli” inventati e mentre praticano il baratto e il riciclo in spregio al dio-consumo che schiavizza sprecando, consumando risorse, inventando bisogni inutili che soddisfa con brand spesso nocivi.

Notte “contaminata”, meltin’ pot ontologico: “Stanlio&Ollio” col suo gustoso kebab, da “Vardaceli” cenano “nomi” della cultura mondiale, un ragazzo nero dà una mano negli stand e mentre l’aria s’impregna dei suoni latini di Antonio Ramos e dà i brividi la bellissima “Te recuerdo Amanda”, cover di Victor Jara (Cile) di Cicco Zabini (cantautore), ingoiati dalla macchina del tempo impariamo a intrecciare panari e cannizzi, trattare la cartapesta, ricamo e tombolo, il còfanu (bucato) dell’altro secolo quando i panni profumavano come i nostri corpi. Se modernità & globalizzazione, icone aggressive e disvalori bombardati, ci rubano l’anima, si ripensa in chiave dialettica le interfacce di una cultura, una civiltà rimosse in fretta: un’umanità retta da una socialità nuda, forte, fatta di miti e riti, la vita senza orpelli e semantica posticcia, il rispetto, l’oralità strumento di trasmissione di un patrimonio di valori, epos, e lo scorrere sensuale del tempo, la centralità del vecchio a cui si riconosce sapienza e saggezza ansioso di donare. Un mondo ch’era generoso nel poco, perché “Anche la Regina ebbe bisogno della vicina”, senza solitudine: la gioia e il dolore di uno erano di tutti e la bellezza non aveva prezzo.

L’orologio della piazza fermato alle 22.50 da un incantesimo alla Tafuri regala la metafora: fermiamoci a ripensare la nostra vita. Così la generazione 2.0 mette via il trolley (o la valigia di cartone eredità dei padri) e traccia un solco di portata storica (anche in termini pedagogici). Ha studiato, laurea, master e dottorato di ricerca nel c.v. E scrive un messaggio forte: spread, spending review, precarietà, liberismo hard, ristrutturazione capitalista? C’è una risposta: la terra. Se la ami e la rispetti ti cambia la vita, dà reddito, ti sintonizza col suo cuore antico sempre nuovo, gli altri intorno a te, gli Universi noti e da scoprire. Dopo il delirio del “Trio pizzica” (Salvatore Cantore), gli “Ultimi arrivati” (Mery Fiore e Andrea Moscatello), gli “Ulivi monumentali” (Antonio Benincasa) e le cose dei furesi (contadini) dell’Associazione Knidè, per non essere travolti dalla “Fanfara Riciclata” (vecchi bidoni) ripariamo nel cortile di Palazzo Bacile dove Stefano Aretano (foto di Antonio Cavallo) dà gli ultimi ritocchi al “Forno dei popoli”: è emerso in Ungheria, cuoceva il pane 5000 anni fa. Metteremo il nostro a cuocere, lo vedremo indorare, lo divideremo come fanno da sempre i poveri, ci sazieremo del suo calore e profumo. In una notte abbiamo capito più cose che in 1000 libri e tutta Wikipedia. Imparato quel che conta sapere davvero perché viene dal passato più vivo più vero del mondo, dell’uomo. Grazie, Castiglione! Ti porteremo sempre nel cuore: voi siete l’alba del mondo, la gioia dell’esserci, la speranza della Terra e tutti noi…

Forno dei popoli – Foto di Antonio Cavallo

Francesco Greco


Un commento su “Castiglione d’Otranto, nella “Notte Verde” il ritorno alla terra

  1. Ezio Sanapo ha detto:

    Mi è dispiaciuto non aver potuto partecipare alla
    “notte verde” di Castiglione ma sono contento
    della presenza di Francesco Greco che ha descritto
    quella manifestazione con un bellissimo articolo
    dando merito e stimolo a quanti l’hanno
    organizzata.
    Il suo è un grande contributo per la buona
    riuscita della prossima.

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