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Torre Lupo

Per raggiungerla basta seguire una vecchia strada che dal centro storico di Marittima di Diso si addentra all’interno della contrada rupestre, tra torri colombaie e antichi muretti a secco, per poi terminare su una meravigliosa altura. Li, Torre Lupo, è ancora in piedi.

A 105 metri sul livello del mare Torre Lupo osserva buona parte della costone adriatico dell’estrema propaggine della penisola japigia. Sembra cercare ancora con lo sguardo due delle sue vecchie sorelle, Torre Diso e Torre Porto di Ripa, rispettivamente situate nel comune di Castro e Andrano, con le quali ha avuto nell’infanzia una bellissima intesa grazie alla quale è stato possibile porre in allarme le popolazioni sulla costa di un imminente pericolo proveniente dal mare. Queste due torri oggi non ci sono più, ma in passato altro non erano che due delle pedine di una schacchiera che arrivò a contare più di 80 pezzi, pronti a giocare una partita iniziata tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 quando Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero, decide di dotare il sud di un cordone di difesa per proteggere i propri territori dalla continua minaccia turca che, con i tragici eventi che condussero al triste eccidio di Otranto, nel 1480,  ha fatto nuovamente udire la propria voce a tutto l’occidente dopo anni di tentativi conclusisi con un nulla di fatto.

Torre Lupo

E difatti di tentativi ve ne furono davvero tanti, soffocati da una strepitosa politica militare di Giorgio Castriota Skandeberg, l’atleta di Cristo e il difensore della fede come lo definì Papa Callisto III, che nei vari accorgimenti adottati in difesa della sua Albania ha garantito per anni la sicurezza di tutto il mediterraneo. La sua morte (avvenuta il 17 Gennaio del 1468) e l’incapacità del figlio, rifugiatosi poi nel Salento, di sostenere quell’equilibrio così a lungo sognato da Giorgio, fu  interpretato come un via libera da parte dell’esercito Ottomano. Questi riversò tutta la rabbia accumulata da numerose sconfitte sul regno albanese prima e sul mediterraneo poi, con Otranto a capofila.

Il nome della Torre, Capo Lupo o semplicemente Lupo, deriva da quello del caporale che qui risiedeva, anche se la presenza di numerosi e magnifici muri para-lupi, ancora instancabilmente in piedi dopo secoli dalla loro erezione, farebbe presupporre che la presenza di questo animale fosse un tempo particolarmente intensa in questi boschi.

Dal promontorio di Capo Lupo. Sullo sfondo la serra del Belvedere

Si trova attualmente in un fondo di proprietà privata, inserito all’interno del parco Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e bosco di Tricase, su un altura che domina l’insenatura dell’Acquaviva di Diso. Ha subito un restauro nel 1986, che le ha consentito di rimanere ancora in piedi anche se non è stato possibile salvare la volta e parte della superficie cilindrica rigogliosa, tra l’altro, di piante di cappero i cui fiori ne ravvivano l’aspetto con vivaci colori durante l’estate.

La storia delle nostre torri è fatta di nomi importanti, personaggi illustri le cui gesta sembrano essere ancora vive e nitide nel ricordo del Salento. Ma sono tutte stanche e vecchie. Ad una ad una ci stanno abbandonando.

Marco Piccinni


Un commento su “Torre Lupo

  1. giampiero ha detto:

    allora è giunto il tempo di farle rivivere!!!

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