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Il parco naturale “Isola di S. Andrea e litorale di Punta Pizzo”

Con legge regionale n.20 del 10 Luglio 2006 si sancisce la nascita del Parco naturale “Isola di S. Andrea e litorale di Punta Pizzo”. Si estende sul tratto litoraneo a sud di Gallipoli fra le località “Li Foggi“, “Punta della Suina” e “Torre del Pizzo“, la famosa torre cinquecentesca di vedetta resa celebre dal video del brano “Non vivo più senza te”,  di Biagio Antonacci, nonchè meta preferita da vacanzieri, autoctoni e appassionati di kite surf che decidono di trascorrere qui le proprie giornate al mare, in un contesto che comprende scogliere e spiagge sabbiose, crocevia di rotte migratorie di uccelli provenienti dal Nord Africa e dall’Europa centro-meridionale.

Una varietà paesaggistica che non si esprime solo in relazione alla consistenza del litorale, ma che comprende quasi 1000 specie vegetali per chilometro quadrato in altrettanti ettari di estensione complessiva, ad un altezza compresa  tra i 2 ed i 68 metri sul livello del mare, distribuiti in 5 tipologie ambientali differenti (aree umide e acquitrinose che comprendono il famoso canale dei Samari, pseudo-steppe e praterie, pinete, macchia mediterranea e gariga, litorale sabbioso e roccioso) e che contribuiscono alla formazione di ben nove siti di interesse comunitario, di cui 5 prioritari.

Torre di punta Pizzo

Un esplosione di biodiversità nelle quali si annovera la presenza di rari esemplari di orchidee (tra cui l’orchidea italica), leguminose arbustive (l’Anthillis hermanniaie, di cui Punta Pizzo rappresenta l’unica stazione della penisola salentina e l’Anagyris fetida), ben 12 chilometri di praterie di posidonia (una pianta importantissima per l’ossigenazione delle acque e la riduzione dell’erosione dei litorali). Un ricco e prezioso “catalogo” arboreo e floreale che non ha nulla da invidiare a la sua controparte faunistica, che vanta la presenza di alcune centinaia di individui di gabbiano corso (una specie vicina alla minaccia di estinzione secondo la lista rossa IUCN e qui ormai da oltre un decennio), fenicotteri ed una coppia di aquile provenienti probabilmente dai balcani e che qui sembra aver trovato una nuova casa.

Una zona sfruttata in passato dall’uomo come cava di carparo, di cui si possono ancora vedere evidenti segni ormai quasi completamente mimetizzati tra la vegetazione, e per la produzione della porpora. Un contesto che, oltre di natura, ha un retrogusto di sacralità, per via del ritrovamento di alcune sepolture medioevali e del leggendario seno di Sant’Agata, che proprio da qui sarebbe stato portato trionfalmente dai gallipolini nelle città vecchia.

Un parco voluto per preservare la biodiversità salentina da speculazioni edilizie e stabilimenti balneari, in un periodo ormai in cui, agli occhi dei più, sembrano l’”unica” via per la costituzione di solide fondamenta per un economia troppo occupata ad inseguire affannosamente l’evoluzione globale del marcato secondo regole e supposizioni avulse dal contesto di riferimento. Un parco che ha trovato il modo di re-inventare l’offerta turistica gallipolina, con aree picnic attrezzate in zone controllate e con percorsi di trekking diurni e notturni, accompagnati dal profumo dell’origano selvatico.

Marco Piccinni


Un commento su “Il parco naturale “Isola di S. Andrea e litorale di Punta Pizzo”

  1. francesco lopez y royo ha detto:

    parco,secondo me, troppo poco valorizzato.

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