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La cappella di San Nicola nella torre del Celsorizzo

Uno della metà degli insediamenti medioevali scomparsi nella Provincia di Lecce, quello del Celsorizzo ad Acquarica del Capo, di cui oggi restano solo la piccola chiesa della Madonna dei Panetti ed un imponente torre che, alla sua base, ospita un piccolo tesoro: la cappella di San Nicola.

Torre del Celsorizzo

Una serie di date affrescate e incise che si rincorrono tra cartigli, figure, iscrizioni e gesti che richiamano la cultura latina e greca,  che coesistono in perfetta simbiosi sulla pareti annerite di questa cappella. La prima in controfacciata, 1283, segnerebbe l’inizio della costruzione della cappella ad opera del feudatario di Ugento. Un evento commemorato da una frase in latino seguita dalla firma in greco dei due artisti che hanno dato vita e movimento alle pareti del piccolo luogo di culto.

Una seconda data, 1536, segnerebbe invece una possibile riapertura della cappella dopo un probabile periodo di abbandono.  Pochi anni prima della costruzione dell’imponente torre colombaia (sulla quale un’iscrizione recita “Fabrizio Guarino fece costruire questa colombaia per sé e per i suoi amici per diletto di caccia. Anno 1550”) poco distante dal complesso masserizio che ha fagocitato la cappella, e il cui nucleo originario potrebbe verosimilmente risalire alla prima metà del XIV secolo.

Nell’abside San Basilio e San Giovanni Crisostomo reggono dei cartigli in greco contenenti il messaggio “Dio nostro cibo celestiale” e “nessuno è degno per i peccati della carne”, accompagnati da una figura del Pantocreatore che, benedicendo alla greca, regge un cartiglio in latino con su scritto “Io sono la luce del mondo e chi mi seguirà non camminerà nelle tenebre”.

Affreschi nella zona absidale

Il ciclo Cristologico sulla volta della cappella è introdotto da dolci e delicate figure di diaconi e santi, tra cui il titolare dalla cappella, ai piedi delle pareti a più stretto contatto con il fedele,  inducendolo ad alzare lo sguardo verso l’intangibile, essenza non più destinata a camminare sulla terra ma orientata verso ben altre direzioni.

Le figure appaiono sbiadite, a volte se ne possono carpire solo flebili tracce. L’utilizzo sconsiderato del luogo nell’epoca moderna come ovile e un principio di incendio che ha annerito le pareti e cancellato colori e tratti, hanno inciso fortemente sullo stato di conservazione della cappella. L’utilizzo di alcuni ponteggi di sostegno necessari a sorreggerne la volta per impedirne il crollo inseguito all’alloggiamento di pesanti vasche sul piano superiore, ha consentito la perfetta conservazione di  strette fasce di colore, tra le quali emergono figure di apostoli, sacerdoti e soldati.

Un altro piccolo tesoro da tutelare e conservare.

Marco Piccinni

Testo tratto dal servizio per Terre del Salento di Stefano Cortese e Gianluca Tonti



2 commenti su “La cappella di San Nicola nella torre del Celsorizzo

  1. Alessandro Romano ha detto:

    Ragazzi, che piacere “collaborare” a questo bellissimo sito con il servizio che ho girato e montato per Terre del Salento! Abbiamo così tante cose belle in questa terra che bisogna farle girare il più possibile!

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