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Salento emigrazione: un museo, il portale, la festa

LECCE – Emigrazione anno zero. Dalla valigia di cartone con dentro il bottiglione d’olio e la conserva di peperone amaro dei padri, al trolley griffato con la laurea, talvolta un master e il tablet dei figli. L’emigrazione cambia pelle: nuovi codici semantici irrompono, altre password impregnano il fenomeno nel III millennio. Sullo sfondo, immutata, una classe politica perduta in labirinti di parole vuote, che ci passano oltre (Elias Canetti), e di melma in “questo secolo pieno di parassiti senza dignità” (Battiato).

Incombe però l’oblio, la frattura fra le generazioni. Un patrimonio di valori e di testimonianze, di memoria e di storie rischia di andare perduto. La trasmissione è difficile oggi che padri e figli sono distanti e l’affabulazione è arida, dettata dai media che non per caso la desertificano: presupposto per darci vivere in un presente dilatato e dominarci imponendoci una gamma di disvalori.

Tornati al paese d’origine (ma in Svizzera restano ben 45mila salentini), gli emigranti di prima e seconda generazione si sono assunto il compito storico di testimoniare la loro esperienza di emigrazione nel mondo (dall’Argentina al Canada, dal Belgio alla Francia, dalla Svizzera agli Usa) e di consegnarla, in tutta la sua potente forza dialettica, alla memoria popolare affinché sia un fertile humus per le coscienze in formazione.

il treno Lecce – Berna

Nasce anche da qui la fitta “rete” di associazioni nella Provincia di Lecce (da Casarano a Gagliano, da Tuglie, dove c’è un museo dell’emigrazione, oltre che un museo della radio unico in Italia, a Matino, da Specchia a Nardò, alla costituenda associazione di Alessano e Montesardo) che periodicamente fa il punto delle iniziative in cantiere sul territorio e ne abbozza di nuove per sensibilizzare la comunità del Salento sulle varie interfacce (economica, culturale, sociale, ecc.) di un fenomeno complesso modulato, fra l’altro, sulla memoria e sui riflessi economici dell’emigrazione.

Approfittando del cambio dell’assessore provinciale (da Marcella Rucco il testimone è passato a Nunzia Brandi), alla presenza del responsabile provinciale Carmelo Caramia, il mondo dell’emigrazione ha fatto il punto ad Alessano (Palazzo Legari), riflettendo sul passato e sul da farsi a breve e lungo termine: commemorazione della giornata del lavoro e del sacrificio italiano nel mondo (8 agosto, in coincidenza con il rogo di Marcinelle, in Belgio, nel 1956: come decise una delibera del governo italiano nel 2001), il rilancio del portale web, il museo in progress (con le bellissime foto di Franco Gelli, artista morto nel 2002), la festa provinciale (Lecce e Casarano, dove c’è il museo del minatore fondato dal compianto Lucio Parrotto, le opzioni), ecc.

Per il neo-assessore “l’emigrazione è un tema che dobbiamo tenere vivo, con incontri e iniziative, non troppo distanti fra di loro, anche quando le Province non esisteranno più”. E’ stato un confronto appassionato, come sempre: il linguaggio dell’emigrante è da sempre scarno quanto efficace. L’associazione di Nardò (Cavallo) ha candidato un convento della sua città a sede del museo: in alternativa Lecce con l’ex convitto Palmieri.

Giuseppe Fedele (Tuglie) ha rammentato che fra gli anni ‘50 e i ‘90, nei centri del Salento la percentuale di emigranti oscillava dal 25, al 30, in alcuni casi il 40%: “Il Museo – ha aggiunto – servirà a recuperare la memoria di 40 anni di emigrazione nel mondo”. Vincenzo Marzano (Matino) ha informato che nella sua città si fa anche la festa del migrante (istituita anni fa dalla Chiesa) la seconda domenica dopo l’Epifania, mentre Franco Ruberti (Gagliano del Capo) ha detto che da 15 anni la festa d’agosto inizia alle 6 del mattino con una santa messa. Del rilancio del sito web www.salentininelmondo.com ha parlato infine il responsabile Alberto Piccinni, presidente dell’associazione “Tregiriditè”: potrebbe illustrare la storia e l’attività delle associazioni e promuovere il made in Salento dell’enogastronomia, anche se ci sono ostacoli normativi al riguardo (ma si potrebbe aprire a Camera di commercio e Gal). “Gli emigranti salentini all’estero – ha concluso il prof. Antonio Negro – sono tutti ambasciatori dei prodotti della nostra terra”.

Francesco Greco


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