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Torre dell’Orso, Melendugno

E di vèr l’Orïente un curvo seno

in guisa d’arco, a cui di corda in vece

sta d’un lungo macigno un dorso avanti,

ove spumoso il mar percuote e frange.

Ne’ suoi corni ha due scogli, anzi due torri,

che con due braccia il mar dentro accogliendo,

lo fa porto e l’asconde; e sovra al porto

lunge dal lito è ‘l tempio.

Sono i versi con cui Virgilio nell’Eneide descrive la traversata del canale d’Otranto nel suo punto più stretto, effettuata da Enea partito dai monti Acrocerauni lungo la rotta più breve già allora conosciuta, che secondo Cosimo Pagliara (in La grotta Poesia di Roca (Melendugno – Lecce). Note preliminari) sarebbe da identificare con l’approdo di Torre dell’Orso e non con Santa Maria di Leuca, Castro o Porto Badisco.

Spiaggia di Torre dell'Orso

Spiaggia di Torre dell’Orso

Insenatura antica il cui nome attuale ricalca per assonanza la valle dell’Orso, in Albania, da cui dista appena 80km quasi in linea retta, e la cui origine si perde nella notte dei tempi in infinite congetture, che vedrebbero protagoniste la foca monaca, strane rocce con il profilo di un orso, i cognomi dei committenti dell’antica torre di vedetta che svetta semi-diruta dalla seconda metà del ‘500 lungo la costa, o Sant’Orsula, dalla cui trasposizione sarebbe poi scaturito l’attuale toponimo.

Oltre all’ambientazione epica e all’intervento umano di bonifica della zona in epoca fascista con la piantumazione dell’attuale pineta, la baia di Torre dell’Orso, sulla quale vigono rigide regole di protezione ambientale, ha ancora tanto da raccontare. Un racconto che si può ascoltare camminando sugli 800 metri di battigia di una sabbia dai riflessi insoliti, molto rilassanti, coccolati da un mare più volte decoratro con la Bandiera Blu, fino a raggiungere i faraglioni più famosi del folclore popolare. Due enormi rocce che sembrano vigilare sulla baia e che ricordano nelle storie, che tutti si tramandano oralmente da generazioni, un’origine mortale, due sorelle. Due giovani donne bellissime attratte dal richiamo del mare a tal punto da donargli la propria vita e muovere a compassione gli dei che decisero di tramutarle in pietra. Divinità che in questo luogo sono di casa e che attraversano tutti i culti nel tempo e nello spazio. Una menorah incisa sulla roccia, simboli affini all’alfabeto germanico impressi sulla scogliera (un invocazione?), iscrizione latine e greche all’interno della grotta di San Cristoforo, antico tempio per naviganti e marinai che chiedevano il benestare dei numi pagani prima e cristiani poi.

Scogliera di Torre dell'Orso

Scogliera di Torre dell’Orso

Numerose grotte che hanno raccolto la storia dei popoli che in prossimità di queste acque hanno consumato la propria esistenza. Da commercianti a marinai, da pescatori a sacerdoti. Una baia da ammirare e rispettare non solo per un bagno rinfrescante durante la calura estiva.

Marco Piccinni


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