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Grotta Porcinara, Leuca

Le acque già ricche di leggende dove la tradizione vuole che si sposino lo Ionio e l’Adriatico, tormentate dalle insidie della sirena Leucasia e custodite da un nugolo di divinità sembrano oggi in fermento. Numerose navi approdano lungo la costa. Gli equipaggi si preparano a scendere a terra e a percorrere una scalinata scavata nella scogliera, contornata da nicchie, per rendere omaggio a colui che ha consentito loro di rivedere ancora la terra dopo una lunga navigazione. Rendono grazie a Zis. Siamo su punta Ristola, nell’antica Messapia.

Su quella scogliera, per lo più sommersa, originatasi dalla pietrificazione del corpo della giovane e bellissima Aristula, il cui amore per Melisso fu ostacolato fino al tragico epilogo dalla gelosia di un’avvenente creatura mistica, sorgeva un santuario costiero, un vero e proprio punto di riferimento e luogo di primissimo piano nel contesto delle manifestazioni cultuali messapiche e dei loro rapporti con il mondo ellenico. Due realtà probabilmente imparentate, separate da una lingua di mare ma in continua connessione fin da tempi remoti. Da Corcira (Corfù) partiva una delle rotte più longeve, già utilizzata dai Micenei, con tappe che congiungevano il capo Iapigio ai territori siciliani e della Magna Grecia. Da qui si dipartivano le comunicazioni terrestri, ricordate e menzionate da Strabone e Plinio, con l’antica città di Vereto.

Zis, dio maschile che domina le folgori, associato a Batas, saettante, era l’oggetto della venerazione di quanti si recavano in questo luogo per necessità; per sciogliere un voto; per pregare; per chiedere grazia per una viaggio in mare che si annunciava irto e insidioso; per ringraziare chi aveva permesso al proprio equipaggio di giungere a destinazione sano e salvo; per chiedere che si intercedesse contro le inclemenze di venti e tempeste; dominare le forze atmosferiche. Nei secoli verrà conosciuto e venerato con nomi e accezioni differenti fino ad una progressiva romanizzazione nella quale potrebbe perdersi l’accezione originale del dio messapico: Batas, Batis, Zis, Iupiter Batius, Kyrius bateios, Iuppiter Vatius.

Le ansie, le preoccupazioni, le preghiere, i grazie e le lodi dei mortali succubi, vittime e oggetti nelle mani delle divinità di pantheon di diverse estrazioni e credo, si riversano su ceramiche votive e incisioni sulle pareti di una grotta, la Porcinara, all’interno della quale sono state rinvenute 30 tabelle con iscrizioni in greco e latino. Tempio di seconda generazione, la grotta Porcinara, scavata artificialmente, raccoglie in età arcaica il testimone da un impianto votivo precedente, più antico, il cui primo utilizzo si fa risalire al VIII secolo a.C. e che ha conservato gelosamente resti di sacrifici e pratiche cultuali. Un vero e proprio altare, un eschara, a ridosso della linea di costa e delimitato perimetralmente da una foderatura di blocchi regolari in cui si nota il reimpiego di un cippo (dalla funzione di anathema o simulacro cultuale). Dopo due secoli di utilizzo l’altare viene sigillato e l’area di culto migrata nella vicina grotta, realizzata ex-novo o ampliata per la nuova destinazione d’uso. Cambia la forma ma non la sostanza. Di fronte la grotta, che rivestirà fino al II secolo d.C. un ruolo importantissimo nel culto delle genti messapiche sulla strada della romanizzazione, viene realizzato un secondo altare con le medesime funzioni di quello precendente. Cambiano le divinità, la lingua, le generazioni ma le offerte e i sacrifici permangono.

Litorale visto dalla grotta Porcinara

Litorale visto dalla grotta Porcinara

Nel frattempo, non molto lontano, un predicatore fornisce gli spunti necessari per la definizione di una nuova religione, diversa dalle altre e che sembra dilagare senza freno nonostante ostacoli politici e idolatrici. L’occidente stà per avviarsi verso una nuova era, quella del Cristinaesimo, e Punta Ristola e il suo tempio nella Porcinara sono destinati ad essere dimenticati…o forse no?

Marco Piccinni

Bibliografia

Rita Auriemma – Salentum a salo. Porti, approdi, merci e scambi luingo la costa adriatica del Salento – Congedo Editore 2004

Marco Cavalera,a cura di – Antica Messapia. Popoli e luoghi del Salento meridionale nel I millennio a.C. – Scirocco Editore – Ugento


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