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La tomba dell’atleta di Ugento

Il 14 Maggio 2015 nella periferia di Ugento in direzione Gemini, durante alcuni lavori di scavo per conto dell’Acquedotto Pugliese, è stata rinvenuta una tomba messapica del IV sec. a.C. contenente i resti di un’intera famiglia oltre ad un corredo funerario molto pregiato che lascerebbe trasparire le nobili origini degli inumati.

Una tomba già danneggiata in passato e parzialmente trafugata, probabilmente in occasione di altri lavori di scavo e manutenzione di impianti del sottosuolo, che ha comunque conservato gelosamente per più di 2000 anni alcuni oggetti in bronzo, come ad esempio due fibule ed uno strigile, uno strumento utilizzato dagli atleti per pulire la pelle da sudore e polveri. Ed ecco che l’immagine dell’ “atleta” entra con tutta l’energia e la forza alla quale è solitamente associata in una storia già di per sé entusiasmante. Una figura che nell’antichità aveva quasi gli stessi privilegi delle famiglie nobili e lauti compensi se si contraddistingueva con profitto in gare e competizioni. Osannati dal pubblico ed esaltati nella relativa perfezione corporea che non nasconde le proprie nudità su raffigurazioni vascolari, statue e poemi, gli atleti celebravano le mete raggiungibili dall’abilità umana con dovuta dedizione, allenamenti e rituali. Ed è proprio qui, a pochi metri da quest’ultimo sensazionale ritrovamento, che per secoli ha riposato uno dei nostri atleti messapici. La sua tomba venne riaperta dopo lungo tempo il 13 Luglio del 1970.

Si tratta di una tomba a semicamera dalla pareti interne affrescate, principalmente a fasce, e con un corredo dal profumo ellenico, definita, non a caso, come una sontuosa testimonianza del costume funerario messapico. Secondo Lo Porto la sapoltura è stata realizzata da “maestranze educate alla pratica architettonica greca, in un periodo ormai di intensa penetrazione culturale ellenica nel mondo indigeno del Salento”. Sulle pareti interne della tomba, fortemente levigate, si conserva ancora lo strato preparatorio di intonaco a calce bianca sul quale emergono tracce di colore e motivi, tra i quali una successione regolare di bende dalle estremità arrotondate dalle quali pendono verso il basso nastri ondulati.

L’età della sepoltura si aggira tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C. e, oltre al nostro probabile atleta 30enne, sono stati rinvenuti i resti di un secondo maschio in piena adolescenza, 15 anni appena.

Il corredo rinvenuto della tomba è straordinario e si può ammirare in tutto il suo splendore, insieme alla struttura muraria della tomba, all’interno del Nuovo Museo archeologico di Ugento che ne ha fatto la sua mascotte. Convivono elementi di fattura messapica, bronzi di importazione peloponnesiaca, corinzia e attica. Due strigili in bronzo, un alabastron (un recipiente utilizzato per la conservazione di profumi ed olii per il corpo e per i massaggi) e due aryballoi (piccolissimi recipienti, spesso portati ai polsi degli atleti, contenenti olii profumati da utilizzare durante gli allenamenti) sono invece i reperti che hanno definito la destinazione d’uso della sepoltura come quella di un atleta estinto, in quanto oggetti fortemente associati ad un’attività agonistica.

Tomba dell'Atleta

Tomba dell’Atleta (fonte: pagina facebook del Nuovo Museo Archeologico di Ugento)

Una gloria ed un entusiasmo che si ripropongo come i corsi e ricorsi del Vico, anche se per motivi differenti: da una meritata vittoria e celebrazione sportiva di tempi di cui non possediamo memoria, alla riesumazione di importanti testimonianze del passato che ci aiutano sempre più a capire chi siamo e da dove veniamo.

Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

-Articolo di Marco Centanni, Messapi, tomba di famiglia sul Nuovo Quotidiano di Puglia del 14 Maggio 2015.

Marco Cavalera (a cura di), Antica Messapia. Popoli e luoghi del Salento meridionale nel I millennio a.C. – Scirocco Editore (2010)


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