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Ciciri e Tria

Ciciri e Tria. Un piatto secondo alcuni antichissimo, dagli ingredienti semplici a portata di mano anche dei ceti meno abbienti in quanto prodotti da piccoli appezzamenti di terreno di proprietà o come normale retribuzione della percentuale del raccolto in un rapporto padrone-colone.

Ciciri e Tria

Ciciri e Tria

Olio, ceci, farina, semola. Tutto quello che occorre per un pasto altamente energetico e ricco di proteine. I legumi rappresentavano spesso una valida alternativa alla carne, molto costosa, che ci si poteva permettere raramente a tavola. Anche la pasta era una “rarità”. La si faceva in casa, è vero, ma si preferiva destinare la farina alla preparazione del pane, anche questo rigorosamente tra le mura domestiche al sopraggiungere del proprio turno di cottura all’interno di uno dei tanti forni di paese, o delle friselle. La farina in eccesso la si vendeva per far fronte ad alcune spese non sostenibili con le dirette risorse della terra.

La pasta era la prima e spesso anche l’unica pietanza del pranzo della domenica. Un unico grande piatto a centro tavola dal quale tutti i  commensali attingevano con le mani o con rustiche posate (per i più fortunati). I più piccini dovevano sbrigarsi a mangiare per non rischiare di rimanere a corto di calorie per affrontare le dure giornate di lavoro a seguito degli adulti di casa.

Facciamo un salto in una cucina salentina di una 50ina di anni fa. E’ domenica e oggi in questa casa non si lavora. Ci invitiamo a pranzo. L’odore di olio caldo proveniente dai fornelli è un chiaro indizio che rivela che la donna di casa stà per friggere la tria, ossia le tagliatelle precedentemente preparate con una mistura di farina e semola in rapporto 1:2, amalgamate da acqua tiepida, leggermente salata, impastata con pazienza per alcuni minuti fino a raggiungere la consistenza ideale per essere lavorata. Bastava poco meno di un’ora di riposo sotto un panno asciutto a rendere l’impasto pronto per essere plasmato dalle abili mani della nostra massaia che ha estratto con rapidità strisce lunghe e sottili su un fondo di farina.

Anche i ceci, in quantità in egual misura alla pasta, sono quasi pronti. Ammollo tutta la notte per poi finire in pentola con il sale e gli aromi disponibili in casa. La cipolla e l’alloro non mancavano mai. Cuociono da 3 ore ormai e hanno raggiunto la consistenza giusta.

Ed ecco che una parte della pasta finisce nell’olio bollente per essere aggredita in uno strepitio di bollicine che risveglia i sensi e l’appetito anche da lontano. La salivazione comincia a dare i primi segni di attività tra le fauci di grandi e piccini ed ecco un altro tonfo della pasta nell’olio.

Scolati i ceci, l’acqua viene riutilizzata per cuocere la pasta. Pochi minuti ancora e il pranzo sarà servito.

Tutti a tavola! E’ pronto! Stù piattu face resuscitare puru li morti!” urla la padrona di casa mentre porta con se un piatto fumante di tagliatelle e ceci cosparse in superficie di tria fritta, color ambra. La Ciciri e tria è pronta.

Marco Piccinni


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