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Xylella, tutta colpa del Grande Vecchio

Ricordate il Grande Vecchio della politica italiana chiamato in causa ogni qual volta succedevano e succedono cose inspiegabili? E’ come l’araba fenice: tutti sanno che c’è ma nessuno sa chi è!

Ebbene, in un articolo avevo affermato che le decisioni della Procura di Lecce, sulla pressante questione degli ulivi colpiti da Xylella, erano dovute a crescenti preoccupazioni legate, secondo me, a problemi di ordine pubblico e di
sicurezza.

E che, altrimenti, il taglio di 4.000 alberi non avrebbe potuto destare così tanta attenzione da parte della Procura, o turbare a tal punto il sonno di qualsivoglia giudice, sempre a mio modesto avviso.
Quanto emerso in questi giorni sulla stampa conferma ancora di più tale convincimento.
Offese, ingiurie, minacce, ritorsioni, accuse di mafiosità (si tenga presente che mafiosi sono sempre gli altri, quelli che non scrivono e non pensano come noi), denunce, sono emerse prepotentemente sulla scena.

xylella

Xylella, fonte efsa.europa.eu

Se tutto questo fosse continuato nel mentre qualche giovane scalmanato si andava ad appollaiare sull’albero destinato all’abbattimento con le motoseghe, un qualche rischio di incidenti seri si sarebbe potuto mettere in conto, specie sulla base dell’emotività dovuta all’oggetto del contendere: teniamo presente che l’ulivo è un albero ritenuto sacro, cosa che la Xylella non sa.

Le manifestazioni spontanee e improvvise, come quella di Torchiarolo, senza preventiva comunicazione al Questore, in base ad una legge fascista del 1931 (art. 18 del Tulps, che per anni, e forse in alcuni posti ancora oggi, è stato usato al contrario per quanto riguarda l’ultimo comma, senza che nessun giudice muovesse un dito!), aggiungevano  ulteriori preoccupazioni, al punto tale che la Procura si è sentita in dovere di intervenire.

In un fatto del genere, naturalmente, gli appigli normativi non mancavano e non mancano (se penso agli impianti fotovoltaici ed eolici disseminati nelle campagne con una legge regionale anticostituzionale …!), e soprattutto non mancavano i contrasti tra ricercatori e scienziati.

Ciò anche in considerazione del fatto che, in tutto questo caos, disordine, marasma, era evidente che vi potessero essere facili infiltrazioni di elementi malavitosi nell’affaire Xylella, così come sembra certa, almeno stando alle notizie di stampa, la presenza della mafia nel commercio dell’olio.

Oggi, dopo l’intervento della Procura, la pace sociale regna sovrana e la battaglia si sposta dai campi e dalle piazze nelle aule dei tribunali e nelle stanze dei bottoni, regionali, nazionali ed europee.

Il Tar del Lazio ha rimpallato la decisione ( almeno le polemiche verranno rinfocolate lontano da noi) verso la Corte di giustizia europea la quale dovrà decidere, tra l’altro, anche se risponde al vero il fatto che l’Unione Europea sia stata tratta in errore da informazioni sbagliate provenienti dall’Italia per gli interventi di contrasto alla Xylella.

La Corte europea deciderà in base alle carte in suo possesso e potrebbe far rimbalzare nuovamente la palla nel campo italiano per chiedere di stanare i responsabili delle errate comunicazioni alla Unione Europea.

In questo modo avremo un sacco di vantaggi: si allungano i tempi, si allontana la procedura di infrazione, si tira un respiro di sollievo e si va, lentamente, con la calma necessaria, verso la strada per scagionare Silletti e gli altri indagati – semplici esecutori di un macchinoso e diabolico piano di abbattimento ideato dal Grande Vecchio, manovratore della burocrazia italiana e persino europea – iscritti nel registro per impedire il rombo malefico delle motoseghe.

Nel frattempo gli scienziati tornano a scuola, convocati nelle aule della regione Puglia dal dirigente Emiliano. E la Xylella? La Xylella, nel frattempo, riprenderà il suo viaggio trasportata dalla sputacchina, che a sua volta … ecc, ecc. Il Grande Vecchio della politica italiana ha colpito ancora!

Antonio Negro


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