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Giuseppe Corrado

Un tributo e un ricordo all’artista Giuseppe Corrado da parte dei suoi amici, da chi lo conosceva bene oltre la sua manifestazione artistica ed ha fatto parte del suo mondo più intimo. Di seguito i ricordi di Francesco Accogli, Alfredo De Giuseppe e Francesco Greco.

In ricordo di Giuseppe Corrado – Pittore e Scultore

Michelangelo e Dalì gli ispiratori delle sue opere

di Francesco Accogli

Giuseppe Corrado a Tricase nel 1992.

Giuseppe Corrado a Tricase nel 1992.

Il 12 marzo 2016 si è spento, prematuramente, Giuseppe Corrado, noto ed apprezzato pittore e scultore di Montesano Salentino, in provincia di Lecce, a pochissimi chilometri dal Capo di Santa Maria di Leuca. Viveva e lavorava nella Casa-Museo – Via della Libertà, 14, a  Montesano Salentino, e nell’attraversare questa strada, statale 275, non è difficile notare il muro di cinta della casa ricolmo di sculture di media e grande dimensione.

Nato il 1 gennaio 1960, Giuseppe Corrado aveva da poco compiuto 56 anni. Aveva frequentato con regolarità il Liceo Artistico nella barocca città di Lecce e successivamente aveva conseguito anche il Diploma ISEF. Dopo pochi anni di insegnamento aveva preferito rinunciarvi per dedicarsi totalmente all’arte dello scolpire, del dipingere, del disegnare e modellare. Questa rinuncia – come ebbe modo di comunicarmi nel 1990 – era dovuta ad una ‘scelta di vita’, perché sin da giovanissimo riusciva a dare a qualsiasi oggetto inanimato ed inerte una forma ed a intravedere, al tempo stesso, un’intrinseca vitalità nella materia più dura, massiccia e compatta. L’inclinazione per il disegno era ritenuta una forma di “divertimento”, “ripiego”, “fissaggio di temi” e “gestazione della scultura”. Per oltre dieci anni Egli aveva scolpito, disegnato, modellato e dipinto senza farsi conoscere, perché non aveva raggiunto quel minimo di perfezione che lo caratterizzasse, perché non voleva proporre un prodotto generico e comune.

Ho avuto la fortuna di conoscere Giuseppe Corrado in occasione della sua prima personale, in senso assoluto, di pittura e scultura presso la sala mostre della Biblioteca Comunale di Tricase che tenne nel giugno del 1989. Nonostante avesse già prodotto una numerosa mole di opere scultorie e pittoriche, l’artista di Montesano, appena trentenne, aveva già attraversato diverse fasi di ricerca e di accurato e meditato studio degli scultori classici greci come Policleto (attivo tra il 460 e il 420 a. C.), Mirone di Eleutère (attivo tra il 480 e il 440 a.C.), Fidia (scultore e architetto ateniese, attivo dal 470 a. C.) ed il più grande dei nostri, Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 – Roma, 1564) scultore, pittore,  ma anche architetto e poeta, protagonista del Rinascimento italiano ed uno dei maggiori artisti di sempre.

Giuseppe Corrado era una persona umile, creativa, dotata di innate capacità artistiche, sapeva bene disegnare, modellare e scolpire. Ci siamo frequentati con assiduità per un decennio circa, tra la fine del 1980 e buona parte degli anni 1990, poi la nostra amicizia si è affievolita per i diversi impegni umani e professionali, anche se ci tenevamo in contatto e saltuariamente ci incontravamo per scambiarci notizie ed informazioni sui nostri impegni di carattere culturale e artistico.

Nella mia mente, adesso che Giuseppe Corrado non c’è più, si sovrappongono diversi ricordi del nostro sodalizio culturale ed artistico; ma su tutti, ve ne sono alcuni che primeggiano e che  il tempo non potrà mai cancellare.
Il primo di essi è riferito ad un grande pannello, tuttora presente nella grande sala di lettura della Biblioteca Comunale di Tricase, dipinto da Giuseppe Corrado nel 1989 e raffigurante il busto dei tre profeti della Pace: don Tonino Bello (1935-1993, Vescovo), padre David Maria Turoldo (1916-1992, dell’Ordine dei Servi di Maria, religioso e poeta ),  e don Ernesto Balducci (1922-1992, sacerdote, scrittore, promotore di molte iniziative di pace e solidarietà). Il grande dipinto ad olio fu fortemente voluto da don Eugenio Licchetta, parrodo di Caprarica del Capo, borgo di Tricase, per l’affetto e l’amicizia che questi tre profeti avevano con Tricase ed il Salento. Don Eugenio, avendo saputo della bravura di Giuseppe Corrado,  mi chiese di presentarglielo e gli commissionò il dipinto.  Appena l’opera fu terminata, don Eugenio decise di donarla alla Biblioteca della città di Tricase. Di seguito è riprodotta una copia, ma per quanti fossero interessati, possono benissimo vederla dal vivo visitando la Biblioteca Comunale, via A. Micetti, 2.

I tre profeti

I tre profeti

Il secondo ricordo, indimenticabile, è riferito al settembre del 1991. Lo scultore e pittore Giuseppe Corrado fu l’unico artista salentino ad essere presente, con alcune delle sue sculture, all’atteso ed importante itinerario turistico-culturale “Sulle vie del Barocco” organizzato, per il secondo anno consecutivo, nel mese di settembre del 1991, dall’allora Ente Provinciale per il Turismo di Lecce. Questa lodevole iniziativa culturale, per la verità, si svolse in due momenti distinti: il II Festival Internazionale di Musica Barocca, tenuto in palazzi, ville, chiese di Lecce  ed in alcuni castelli e cattedrali dei Comuni di Gallipoli, Nardò, Tricase, Galatina e Copertino ed un rilevante convegno di studi dal titolo: “Vescovi e  Città in età barocca in Italia ed in Europa”. Nei giorni del convegno, ospitato nello splendido palazzo dei Celestini, sede della Provincia di Lecce, Giuseppe Corrado espose alcune delle sue opere scultoree in marmo, pietra e legno.  L’occasione fu positiva ed utile per farsi conoscere ad un vasto pubblico e per avere uno scambio di opinioni, un confronto diretto con i diversi studiosi italiani e stranieri presenti che ne lodarono la bravura e si complimentarono con lusinghieri ed unanimi apprezzamenti. Ricordo che Giuseppe Corrado era felicissimo ed entusiasta, perché aveva avuto la possibilità di dialogare e confrontarsi con artisti già affermati e conosciuti.

Il terzo avvenimento che ci ha visti insieme è relativo alla preparazione, organizzazione e presentazione di una sua mostra di pittura e di scultura, tenuta dal 2 al 18 maggio 1992, presso il chiostro San Giovanni nella città di Teramo in Abruzzo. Grazie all’impegno di mio cognato, Lucio Di Lodovico, residente in quella storica città sin dalla nascita,  organizzammo l’esposizione delle opere di Giuseppe Corrado, con il patrocinio del Comune di Teramo  – Assessorato alla Cultura – ed il contributo della TERCAS, che sponsorizzò l’iniziativa culturale. A me toccò il compito, difficilissimo ed inquietante, di presentare l’artista, la sera del 2 maggio 1992, al numeroso pubblico presente, comprese le autorità politiche, militari, religiose, bancarie, ecc., che era accorso per ammirare le opere scultoree (n.21  realizzate negli anni dal 1988 al 1992) e pittoriche (n.9  compiute negli anni dal 1987 al 1991).

Riporto solo una piccolissima parte della presentazione che pronunziai al folto pubblico con comprensibile timore ed agitazione per non sentirmi all’altezza del compito che l’Amico Giuseppe  mi aveva affidato e che avevo imprudentemente, ma piacevolmente accettato: “(…) In questi lavori, in marmo, pietra e legno e nelle pitture, piccolissima parte dell’intera produzione scultorea e pittorica di Giuseppe Corrado, si nota tranquillamente il riferimento agli scultori classici e al Rinascimento italiano. Basti volgere lo sguardo, ad esempio, con un po’ di attenzione all’opera dal titolo Cavallo e Cavaliere per distinguere subito la preparazione tecnica, la conoscenza e la sicurezza del nobile mestiere, l’eleganza della forma ed il giusto equilibrio, la stabilità, la dinamica, l’energia scultorea, accompagnate dalla freschezza delle linee e delle forme e dal gusto del completo e del massiccio reso snello e leggiadro. In quest’opera non è difficile notare come l’Artista pugliese ha ben inteso la grande lezione del Rinascimento italiano ed in particolare quella di Michelangelo Buonarroti. Osservando, infatti, con più attenzione la Riproduzione del Tondo Doni è evidente immediatamente l’accostamento a Michelangelo; costante questa che troviamo presente nelle diverse opere scultoree e pittoriche e che per Corrado è un punto di riferimento completo e totale, una base indispensabile dalla quale partire perché, come è noto, l’Artista aretino era un perfezionista, un essenzialista e, per dirla in breve, scolpiva con il cervello prima che con lo scalpello”.

Ed ancora precisai: “Ma Giuseppe Corrado, oltre che scultore, è anche pittore. Nelle sue opere pittoriche, insieme alla presenza costante di Michelangelo, si avverte il tocco magico del grande Maestro Salvatore Dalì che rappresenta l’estro, la fantasia, l’immaginario ed il surreale. Tematiche surreali infatti esprimono sia le sculture  Nota musicale, Preghiera, Meditazione, Figura in tensione che le pitture Ultima cena, Abbraccio nel vento, Abbraccio universale e Esercito di forme in lotta. Tutte le opere dell’Artista salentino sono intrise di classicità, anche quando rompono i confini del tempo e dello spazio tradizionali, hanno altresì forti richiami religiosi, anche se la dimensione religiosa diventa ebbrezza di perdersi nella infinità dello spazio o nel fluire delle cose e sono presentate con piacevole espressione cromatico-figurativa. Indicative in questo senso ed immediatamente percepibili sono le due opere pittoriche dal titolo: Processione nello spazio e Smarriti nello spazio”.

Terminai il mio dire, ricordando come “…questo meraviglioso incontro di classicismo rinascimentale, di tematiche metafisiche, surreali ed informali, era, anche se in forma latente, un messaggio d’amore ed un inno alla vita spesso rappresentati con immagini di donne e di simboli, di figure surreali ed informali”.
Anche questa performance artistica e culturale si rivelò positiva e ricca di soddisfazioni, ugualmente dal punto di vista economico per le opere che Giuseppe Corrado vendette nel corso dell’esposizione  a Teramo, nobile ed antica città dell’Abruzzo.

Oltre queste brevissime notizie, avrei molto altro da riferire sul pittore e scultore Giuseppe Corrado, ma ci saranno sicuramente altre occasioni per parlare dell’Artista di Montesano Salentino. Voglio solo ricordare un aforisma che, spesso, anche in modo scherzoso, ripetevamo: “Uno scultore può essere anche pittore, ma non sempre un pittore riesce ad essere uno scultore”, a significare che il suo impegno, la sua costante ricerca, il suo contributo umano ed artistico era prettamente in senso scultoreo.
Ciao Giuseppe e grazie di tutto.

 

Giuseppe mi ha chiamato dagli scogli di Tricase Porto…

di Alfredo De Giuseppe

Giuseppe Corrado, lo scultore di Montesano, non è più fra noi.

L’ho conosciuto agli inizi degli anni ’90, con il nostro correre tempestoso, a costruire e disfare cose, materie, idee. Abbiamo viaggiato insieme, abbiamo parlato di futuro, abbiamo pensato che la nostra vita fosse l’unica possibile. Avevamo quattro figli a testa, sapevamo che non potevamo lasciare tutto in sospeso, che niente era facile.
Quando, qualche anno fa, la malattia lo colpì, mi telefonò con il suo solito tono guascone: “Ahoo, lo sai che c’ho un tumore? Ma non ti preoccupare, io sono più forte, lo sai”.

Negli ultimi mesi ci sentivamo poco perché né io né lui amavamo parlare di malattie. L’ultima telefonata è stata struggente: mi ha chiamato che era sugli scogli di Tricase Porto. Da solo. Mi ha detto che era nervoso, con tutti, e non ne capiva il motivo. Stava ricordando le estati di venti anni prima con la sua barca, con i ragazzi piccoli che si tuffavano, con noi che ridevamo con i ricci in mano.

Mi ha detto questo, poi ha pianto e non l’ho più sentito. L’ho visto composto nella sua casa, ancora con la sua bella barba, ancora giovane. Un abbraccio alla sua bella famiglia.

 

Giuseppe Corrado, ora è con Canova e Michelangelo

di Francesco Greco

Più grande come artista o come uomo? Un bel dilemma, un nodo gordiano che nemmeno Alessandro Magno spezzerebbe. Si può dire che in ogni casa del Salento c’è una sua opera: un dipinto, una scultura enorme, un caminetto in pietra leccese, ecc..
Se n’è andato all’improvviso, in una notte di quasi primavera, nello nuovo studio sulla SS 275: quello vecchio, annesso alla casa, è vicino al semaforo di Montesano Salentino (circa 15 km. prima di S. Maria Leuca), col cortile colmo di statue gigantesche. E se un giorno si decidesse una ricognizione della sua opera, non ci sarebbe spazio sufficiente a ospitarla.

Giuseppe Corrado, ritiro del premio a Parigi

Giuseppe Corrado, ritiro del premio a Parigi

Proprio sere fa, nel salotto di un amico medico, mentre guardavamo le partite, l’occhio è caduto su un quadro: “Ti piace? Me l’ha regalato Giuseppe – ha detto l’endocrinologo – come omaggio per i due camini che mi ha realizzato”. Caminetti che sono delle vere e proprie opere d’arte.

Giuseppe era fatto così: modesto, istintivo, generoso, imprevedibile. Come la brutta malattia che l’ha sorpreso, spegnendo il suo sorriso dolce – dopo un anno e mezzo di cure – a soli 56 anni (era nato l’1 gennaio 1960).
Eravamo amici, ci sentivamo, anche via mail, ogni tanto. “Come stai?”, chiedevo. “Mi difendo alla grande…”, era sempre la sua risposta. Mi parlava delle mostre “passate e future” e mi sfidava: “Sono curioso di leggere quello che scriverai…”.

Quando il 16 giugno 2012 lo premiarono a Parigi (l’Hotel Intercontinental, lussuosissimo, a due passi dal Louvre) scrissi qualcosa (“la sua estetica rimanda alla bellezza classica, tra Fidia e Constantin Brancusi”) e ogni volta che ci si vedeva mi ringraziava. Ragazzo d’altri tempi.

Sacrificio e silenzio

Sacrificio e silenzio

Di quell’evento mi aveva dato una gallery di foto. Era felicissimo. Aveva realizzato molte fontane (bellissima quella di piazza Sant’Antonio, a Borgagne, vicino Otranto: tre rane, la leggenda vuole che accarezzare loro il didietro porta fortuna, ma a lui non è successo) e in ville private.

Si era sposato giovanissimo e siccome carmina non dant panem nemmeno nella pittura e scultura, specie al Sud, riversò il suo genio anche in opere come camini e fontane: tutte hanno l’afflato dell’artista. Era orgoglioso del Cristo ricavato da un tronco d’ulivo regalato a Giovanni Paolo II, cui aveva fatto un ritratto) e di altre donate ad alcuni ospedali (fra cui il “Vito Fazzi” di Lecce).

Aveva frequentato l’Isef di Foggia e poi insegnato Educazione Fisica qualche anno. Nonostante la famiglia, e la cultura (format “Quo Vado”), lasciò il posto fisso spinto dal desiderio di dedicarsi solo all’arte: non erano conciliabili. Studiò l’arte greca e poi i grandi del Rinascimento.

Dall’89 cominciò a proporsi, in Italia (Firenze, Teramo, Ferrara, Padova, Piacenza, nel 2014 alla prestigiosa Galleria Margutta di Roma) e all’estero (Germania, Svizzera, Sudafrica, Hong Kong, ecc.): unanime il plauso di critica e pubblico, entusiasti. A Parigi, l’Associazione “Arts-Sciences-Lettres” (oltre 4000 iscritti) lo premiò come “migliore scultore italiano vivente”, con la Laurea Honoris Causa in Arte e la medaglia d’argento. Un premio meritato per chi da una vita doma il marmo e la pietra leccese, il gesso e il legno, il bronzo, l’acciaio e la pietra viva.

Ciao Giuseppe! La crudeltà della vita virale e superficiale che ci siamo dati, purtroppo non lascia il tempo di approfondire le vere amicizie. Ci annusiamo e basta. Abbiamo sempre da fare, spesso stupidaggini. Di questo mi dolgo, ma sono convinto che prima o poi ci ritroveremo nell’Eden dove, “caro agli dèi”, sei andato a stare giovane giovane e dove, da formica laboriosa come quelle di Fiore, se è vero che ognuno continua a fare quel che sa fare, incapace di fermarti, fra Canova e Michelangelo, starai già lavorando di martello e scalpello a una delle tue monumentali opere. Dando forma e bellezza a un tronco d’ulivo di quelli ricavati dalla rimonda: questa è la stagione.

 


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