Grotta di Sant’Ermete, Matino | Salogentis
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Grotta di Sant’Ermete, Matino

Fra Matino e Casarano, poco lungi della Specchia di S. Ermete, noteremo una nicchia scavata nel calcare compatto, nella quale è dipinta S.a Palmeta, a giudicarlo dai pochi segni che lasciano indovinare la faccia e la veste quadrellata di verde e di rosso.

Con queste poche righe Cosimo de Giorgi passa in rassegna la grotta di Sant’Ermete, nella periferia sud dell’abitato di Matino. Da quello che si evince dalle sue poche parole le decorazioni parietali dovevano occupare un’ampia superficie, di cui oggi restano solo poche tracce di intonaco sulla volta, ma non si vedono all’interno interventi che abbiano portato la grotta ad essere un vero e proprio edificio religioso in rupe. Si può quindi supporre che l’invaso abbia assolto il ruolo di una piccola cappella votiva in un contesto rupestre piuttosto insolito, che conserva alcune notevoli caratteristiche geomorfologiche nonostante ricada in una zona sottoposta ad intensa attività edilizia: si apre alla base di un ammasso di rocce calcaree (ascrivibili alla formazione dei calcari di Melissano, del Cretaceo) disposte quasi a semicerchio con piccole falesie e stacchi da crollo, dopo un breve salto di quota dal pianoro superiore del prolungamento della serra di Sant’Eleuterio.

La grotta attualmente si presenta come un piccolo riparo naturale di roccia alla base di questa sorta di anfiteatro naturale. Le dimensioni originarie dovevano essere ben più ampie, notevolmente ridimensionate a causa di diversi crolli che nel corso dei secoli ne hanno profondamente alterato la morfologia.

Grotta di Sant'Ermete

Grotta di Sant’Ermete

Il primo interesse archeologico nei confronti della grotta di Sant’Ermete risale al 1965, quando alcuni ritrovamenti da parte di Francesco Piccinno di manufatti in pietra e di alcuni resti ossei di animali sparsi nei pianori antistanti e sottostanti la grotticella hanno agito da attrattore per un’indagine archeologica eseguita 15 anni più tardi da Giuliano Cremonesi.

La campagna di scavo si è articolata in due saggi: nel primo, sotto il terreno agricolo, è stato identificato uno strato compatto di argilla rossastra ricchissima di schegge di origine animale, con alcune ossa e pochi manufatti del musteriano (periodo durante il quale si utilizzavano principalmente strumenti in selce e solitamente associato all’Homo Neanderthalensis); nel secondo, nei pressi dell’ingresso della grotta, un primo strato di 50-60 cm di terreno rossastro, ricco di fauna fossile e manufatti del medesimo periodo insieme a strumenti in selce più recenti, seguito da uno strato di terreno sabbioso, piuttosto compatto, concrezionato con resti animali fossili e scarsi manufatti in pietra.

Per la realizzazione degli strumenti litici sono stati utilizzati calcari locali, probabilmente per sopperire alla mancanza di selce di ottima qualità. Questi manufatti collocherebbero sul medesimo gradino temporale la grotta di Sant’Ermete insieme a Grotta Montani, a Salve, e Grotta Cattie, a Maglie, anche se non è da escludere che ciascuna di queste realtà possa rappresentare un momento particolare, differente, nell’ambito della medesima fase storico/culturale.

I ritrovamenti effettuati consentono di popolare idealmente la vallata di Sant’Ermete con ippopotami di grosse dimensioni, cervi, buoi, cavalli e rinoceronti (ritrovamenti simili sono stati rinvenuti anche durante gli scavi che hanno interessato grotta del Cavallo a Nardò), in un periodo che si collocherebbe indicativamente durante la glaciazione di Wurm, mentre la natura e la tipologia dei reperti litici ritrovati consentirebbe di stabilire una sorta di continuità frequentativa del luogo: grattatoi del paleolitico superiore, alcuni dei quali di tipo romanelliano, lame di falcetto del Neolitico e il frammento di un pugnale (probabilmente) dell’età dei metalli.

Gli scavi condotti da cremonesi hanno inoltre dimostrato, anche se sulla base di testimonianze ritenute molto esigue, che nella grotta la frequentazione antropica è avvenuta anche in età classica e medievale.

Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

Antonio Piccinno, Sant’Ermete (Matino) in La passione dell’origine. Giuliano cremonesi e la ricerca preistorica nel Salento, a cura di Elettra Ingravallo – Conte editore 1997

Paesaggio di Pietra, gli insediamenti rupestri delle serre salentine. Stefano Calò –  Arbor Sapientiae Editore (2015)

La Provincia di Lecce. Bozzetti, Cosimo de Giorgi – Congedo Editore (1975)


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