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SUD SALENTO. Quando la salute era un’eccellenza (e un diritto)

GAGLIANO DEL CAPO (Le) – Ci fu un tempo lontano in cui Gagliano era affollato come una metropoli. Da tutte la province pugliesi le ragazze andavano a partorire al “Daniele-Romasi”, ospedale pubblico del territorio realizzato negli anni Settanta con i suoli donati dalle due casate (i Daniele e i Romasi, Enrico Daniele e la baronessa Emilia Romasi) e formattato dalle riforme sanitarie di Fitto e Vendola da presidenti della Regione. In nome di scellerati e assassini patti di stabilità e titoli V interpretati unilateralmente, contro gli interessi delle popolazioni scippate di una loro conquista, scandalo consentito dalla classe politica aborigena, di destra, centro e sinistra. La stessa che poi fa il decreto miliardario per MPS.

Ospedale di Gagliano del Capo (Fonte leccenews24.it)

Ospedale di Gagliano del Capo (Fonte leccenews24.it)

Nascevano circa mille bambini all’anno. Il primario di Ostetricia e Ginecologia, Nicola Pellegrino, con la dottoressa Boni e il dottore Bello, sono ricordati con affetto e riconoscenza da migliaia di mamme. Ma famoso era anche per la professionalità il reparto di Ortopedia diretto dal prof. Salvatore Innocenti, e quello di Cardiologia. La loro perizia e passione è ormai nell’immaginario collettivo di migliaia di salentini, e oltre.

Eccellenze dell’altro secolo, quando la sanità funzionava. Oggi l’hanno cancellata promettendo la medicina del territorio: così il Sud Salento non ha più né le eccellenze né la medicina popolare: non ha più niente. La sanità pubblica, che funziona male, spinge verso le strutture private e verso i costosi viaggi della speranza per curarsi al Nord (il “turismo” sanitario è in crescita).

Cancellata quella che era diventata una “cultura”, quella dei piccoli ospedali, riferimento dei poveri, così condannati a morte e a spendere i risparmi (se ci sono). I “parametri” e gli ospedali “azienda” hanno spazzato via tutto e la gente è diventata ansiosa: teme per la propria salute e dei suoi cari. Il “sogno” è finito.
In quegli anni non era ancora arrivato Obama, che con l’0bamacare aveva esteso il diritto di curarsi a oltre 20 milioni di americani poveri. Diritto ora messo in discussione da Donald J. Trump appena arrivato alla Casa Bianca.

Mentre le Regioni spendono l’80% del loro bilancio per la sanità e una siringa costa 20 centesimi a Trento e 1 euro a Messina, il diritto alla salute è stato cancellato ed è tornato un privilegio, come era fino a qualche decennio fa quando bastava una malattia per mettere in strada una famiglia, che doveva vendere la casa (se l’aveva) per curarsi. Con la politica convitato di pietra, prona agli interessi delle lobby, dei cui desiderata è stata fedele esecutrice. Poi ci si chiede come nasce il successo dell’antipolitica.

Ma siccome il vuoto non esiste, spazzate via queste eccellenze, il territorio è stato abbandonato ad altri interessi non meno elitari: quelli della criminalità che seppellisce rifiuti tossici a Burgesi e in altre discariche di cui forse ancora si ignora la collocazione. E la politica non vede, non sente, non parla.
Anche così aumentano le brutte patologie e i morti.

Ma l’ospedale di Gagliano, a due passi dal “mare spunnatu” (profondissimo) di Santa Maria di Leuca è, a ben guardare, una metafora di tutto il Sud, ormai abbandonato, desertificato dalle energie migliori. Senza più eccellenze, il Sud cos’è se non una grande discarica o, se si preferisce, una grande “casa di riposo”?

Francesco Greco


Un commento su “SUD SALENTO. Quando la salute era un’eccellenza (e un diritto)

  1. Antonio ha detto:

    E’ proprio vero, avevamo delle eccellenze sanitarie e non ce ne rendevamo neppure conto a quei tempi, come tutte le cose si apprezzano quando vengono a mancare. Ora, in quell’angolo paradisiaco d’Italia, quale è stato il nostro “Capu” non resta più niente di eccellente, è stata portata via la sanità, il lavoro e la speranza, ma ci sono rimasti i rifiuti delle discariche interrate che avvelenano i nostri terreni. Di chi è la colpa? Non servono dei geni per dare una risposta, tutto questo fa parte dello scollamento sempre più evidente tra la classe politico/dirigenziale ed il popolo, finchè i primi guadagneranno uno sproposito per fare niente e ai secondi tocca sgobbare una vita per tirare avanti la “barca Italia” e sperare in quattro miseri soldi di pensione, beh allora non cambierà mai niente. La politica attuale mi ricorda tanto il periodo del feudalesimo e, più di recente, quello dei casati nobiliari tanto presenti nei nostri territori, quando il Barone o la Baronessa di turno tenevano in pugno le comunità con la promessa di un lavoro duro e malpagato. Ad oggi nulla è cambiato, al nobile si è sostituito il politico che in cambio di un tozzo di pane tiene in scacco intere comunità terrorizzate dal poter perdere anche quel poco che il benefattore/politico gli ha molto spesso solo promesso e guai a lamentarsi perché si rischia anche una bella querela con tutti gli annessi e connessi. Questo è il nostro caro e amato Salento di cui tanto andiamo fieri, abbiamo abbandonato l’agricoltura per rinchiuderci in una fabbrichetta maleodorante per essere sfruttati, abbiamo accettato passivamente che ci scippassero le eccellenze sanitarie, siamo rimasti inermi davanti alle discariche che hanno avvelenato il nostro territorio, subiamo tutto ciò che ci viene proposto dal padroncino di turno ma siamo fieri del nostro Salento cosi com’è. Viva l’Italia.

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