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La cripta di San Solomo, Uggiano La Chiesa

Lasciando Uggiano, batteremo la via vicinale, detta dei Pomari, che conduceva all’antico e diruto Casale di S. Emiliano ed al Porto Badisco. Si traversa uno dei più fertili territori dell’Idruntino. Alla distanza di circa due chilometri da Uggiano ci arresteremo per osservare i ruderi della Chiesa cripta di S. Elena, che riproduce in piccole proporzioni quelle di S. Marco e di San Leonardo presso Massafra. Nessuno degli scrittori nostri l’ha accennata, non che descritta; e pure è assai importante come reliquia del culto greco in Terra d’Otranto.

La grotta è preceduta da una cappella edificata qualche secolo fa, e già rovinata e smantellata; qui nulla di notevole. Dal fondo di questa si penetra nella cripta scavata nel sabbione tufaceo, come le precedenti. È larga 7 metri e lunga 5.50. Otto pilastri, dei quali quattro isolati e disposti in quadrato sostengono la volta pianeggiante. Si hanno in tal modo tre navi. In fondo a quella mediana si vede un’absida e dinanzi a questa l’antica mensa dell’altare, di forma rettangolare, e distaccata dall’absida or riferita. In fondo alle due laterali, in luogo di absidi, si vedono due piccole nicchie scavate nel tufo. Un muricciolo trasversale divide la chiesa dal Sacrarium; e questo comunica con le navi laterali per mezzo di due angusti passaggi, e con uno più largo nello spazio compreso fra l’absida e l’altare. Nei due spazi laterali vi erano gli amboni […]; e questi, chiusi al popolo, comunicavano direttamente con l’absida formando in tal modo il sacrario indipendente dal resto della cripta.

Le pareti erano tutte coperte di intonaco e dipinte a fresco con santi greci; il vandalismo dei pecoraj, dei cacciatori e dei curiosi ha oggi tutto distrutto. Fu a stento se potei individuare i due dipinti a canto dell’absida. Quello, a destra rappresentava la Vergine col Putto; l’altro, a sinistra, S. Solomo. Sui freschi dei pilastri invece non potei raccapezzar nulla. Lo stile delle pitture è quello delle cripte di Terra d’Otranto fra il XII e il XIV secolo. La smania dei tesori ha fatto scavare il pavimento e le pareti della cripta, come in quella dei Santi Stefani presso Vaste, distruggendo in tal modo quel poco ch’era restato e che scomparirà fra non guari se non vi si bada in tempo.

Così il De Giorgi, nei suoi Bozzetti di viaggio, descrive la cripta di San Solomo in località Pomari di Uggiano. Santo sconosciuto sia alla chiesa romana che a quella ortodossa, l’intitolazione a San Solomo è accertata fin dal 1608, dalla relazione di una visita pastorale del Mons. Morra. Il De Giorgi però l’attribuisce erroneamente come dedicata a Sant’Elena, probabilmente per lo stesso qui pro quo che ha tratto in inganno molti altri studiosi, e che ha visto alterare l’aggettivo “Eleusa”, appellativo della Vergine in uno degli affreschi superstiti riferito alle tenere manifestazioni d’affetto che Maria non nasconde al figlio che tiene in braccio, nella “nuova” titolare dell’invaso artificiale. Nella stessa contrada ricadono anche noti fenomeni carsici e rupestri, particolare quello sulle falde dei Monti Ferrari, dove è stato identificato un vero e proprio insediamento a carattere civile.

Cripta di San Solomo, interno

Cripta di San Solomo, interno

Il tipo di planimetria la ricollega direttamente al rito bizantino ed ad una comunità rurale nella quale si può rintracciare una committenza che, dato il carattere senza’altro pubblico della cavità e la sua complessa impostazione architettonica può essere anche dovuta a ricchi proprietari terrieri che fecero realizzare la chiesa-cripta per i loro coloni. Fu successivamente abbandonata e usata come deposito agricolo e stalla, utilizzazione questa che ha notevolmente contribuito al degrado dell’ambiente e delle pitture di cui ancora oggi se ne possono vedere i deleteri effetti nonostante un lacunoso intervento di recupero dell’invaso. Diverse le alterazioni dell’ambiente perpetrate nel tempo, come ad esempio la realizzazione di un secondo ingresso ricavato sfondando l’abside centrale, inondando così di luce le tre navate incorniciate da quattro pilastri quadrangolari.

Pavimento in terra battuta; soffitto pianeggiante di altezza media intorno ai 2 metri; tracce di gradino sedile intorno ai pilastri e nelle nicchie laterali (al termine delle relative absidi) con funzioni di diakonicon e pròthesis; iconostasi quasi completamente integra, nei cui archi si conservano tracce di alcune decorazioni geometriche ormai quasi del tutto scomparse e i resti di un arcangelo; alcune nicchie a pianta quadrangolare lungo le pareti. L’antica mensa dell’altare di forma rettangolare e distaccata dall’abside centrale, è stata distrutta e non ve ne è più traccia. Al resto della struttura non è stata destinata una sorte migliore dato che pilastri e mura sono stati anch’essi soggetti ad alterazioni e modifiche.

Cripta di San Solomo, affresco di San Solomo

Cripta di San Solomo, affresco di San Solomo

 

Cripta di San Solomo, Madonna Eleusa

Cripta di San Solomo, Madonna Eleusa

Del ciclo di affreschi che, presumibilmente, rivestiva l’intero corpo di fabbrica religioso, solo due affreschi sono sopravvissuti fino ad oggi. La Madonna Eleusa, a figura intera, che regge il figlio sul braccio destro, accompagnata da iscrizione esegetica e da una dedica votiva del quale si legge solo l’anno 6874 (ossia il 1365-66). Il volto del bambino ha dei lineamenti molto marcati e sfiora quello della madre ormai reso anonimo dai tratti. Una parte dell’affresco è stato ulteriormente danneggiato inseguito all’allargamento dell’arco dell’iconostasi sul quale è stato rappresentato.

Il secondo affresco superstite è proprio quello del titolare, inserito tra la navata centrale e quella sinistra. Anch’Egli iscritto in una banda rossa e regge in una mano una croce astile, mentre l’altra è aperta con il palmo in fuori.

Oggi la piccola cripta risulta completamente puntellata in maniera piuttosto approssimativa, dimenticata da tutto e da tutti al suo più triste e desolato abbandono.

Cripta di San Solomo, esterno

Cripta di San Solomo, esterno

Marco Piccinni

BIBLIOGRAFIA:

De Giorgi C., La provincia di Lecce – Bozzetti, II volume, Congedo Editore (1975)

Fonseca C.D., Bruno A.R, Ingrosso V., Marotta A. – Gli insediamenti rupestri medievali nel Basso Salento, Congedo Editore (1979)

 


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