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CHIESA. De Filippis, un prelato al crocevia della Storia

Settembre 1943: il Re, Vittorio Emanuele III, la Regina e la corte (incluso il maresciallo Pietro Badoglio che l’8 aveva firmato l’armistizio), in fuga da Roma “città aperta”, giunsero a Brindisi, che per qualche giorno fu così capitale d’Italia.

La guerra aveva cambiato verso, i tedeschi da alleati divenuti nemici. Iniziava la lotta di liberazione dal nazi-fascismo, la Resistenza.

Monsignor Francesco Maria De Filippis, da poco “arcivescovo degli anni di fuoco” di Brindisi (lo sarà per dieci anni sino al 1953), accolse e accudì i fuggiaschi come avrebbe fatto con chiunque, ispirandosi allo spirito di carità cristiana, lo stesso con cui, dal 1945, accolse nel seminario i “diseredati” della città.

La sua figura è stata ricostruita, sotto l’aspetto umano, pastorale, sociale, dallo storico Francesco Fersini in “Mons. Francesco De Filippis la pace nel segno di Orione”, pp. 74, s.i.p. (autoedizione, con la collaborazione di padre Angelo Buccarello, l’ispettore capo della Polizia di Stato Salvatore Morciano, l’assistente capo della PS Piero Borrello, Filomena Gabellone, Francesco Ferraro, Arciconfraternita dell’Immacolata, Lucia Bleve), presentato dalla Pro-Loco (Luigi Sergi, Cosimo Rao, Angela Ciardo, ecc.), la Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca e col patrocinio del Comune di Gagliano in una serata molto intensa e partecipata condotta brillantemente dal presidente della Pro-Loco, prof. Franco Scorzafave tenutasi nel cortile di Casa Ciardo alla presenza del Vescovo, S. E. Monsignor Vito Angiuli, che in precedenza aveva celebrato una santa messa in suffragio dell’illustre prelato nella chiesa di San Rocco e benedetto una lapide apposta sulla facciata della casa, in via Montegrappa, dove era nato il 12 ottobre 1875 da Domenico e Giuseppa Cazzato (secondogenito di cinque figli maschi): la famiglia di proprietari terrieri originaria di San Dana, tanto da essere poi chiamato “lu vescuvu de li Santu Sana”.

libro De Filippis

Oltre al Vescovo, il pronipote di De Filippis, Franco Storella, padre Angelo Buccarello (O. SS. T.) parroco della città, padre Gino Buccarello, Ministro Provinciale dell’Ordine dei Padri Trinitari e Mario Buccarello, infaticabile e prezioso per la buona riuscita di ogni evento, grande e piccolo.

“Oratoria brillante e suadente” (“Melos in aure et caritas in corde”), vocazione precoce (“Quando mi farò grande, farò il vescovo” scriveva da bambino sulla sabbia), prima messa celebrata nel Santuario della Madonna di Leuca il 23 settembre 1899, devoto a Santa Teresa di Lisieux, la vita di De Filippis è stata ricostruita, con la nota sapienza e passione, da Fersini, sino alla morte, avvenuta nella “dolce casa natia” di Gagliano, il 3 gennaio 1964.

Targa commemorativa de filippis

Ma i brindisini erano troppo affezionati al “loro” Vescovo, tanto da reclamarne le spoglie: furono traslate definitivamente il 27 marzo 1965 nella chiesa francescana di Santa Maria degli Angeli.

In famiglia, uno zio paterno (suo omonimo) e un fratello del bisnonno anche loro sacerdoti, fu prima arciprete di Salve, per undici anni (1931-1943) vescovo di Veroli (Frosinone, si ricordano le sue “Lettere Pastorali”), quindi arcivescovo di Brindisi. Stimato da Pio XII, che lo volle assistente al soglio pontificio, poi arcivescovo metropolita di Brindisi e successivamente arcivescovo titolare di Gangra (Turchia).

Un bel personaggio, giustamente sottratto alla damnatio memoriae e restituito alla comunità.

Francesco Greco

 


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