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ECCELLENZE. Birra a kmO? In Salento si può

TRICASE (Le) – Birra a kmO. Nell’antico Egitto? In Germania? No, nel Capo di Leuca. Dove si può andare dalla semina dell’orzo alla confezione e commercializzazione: filiera completa.L’idea è venuta nel 2014 a Daniele Rizzo, che ha fondato il “Birrificio del Capo”. Aveva studiato a Bologna, poi aveva girato il mondo (USA, Medio Oriente, Argentina, ecc.).

Birrificio del Capo

Poi è tornato al paese natio, Tricase, per darsi una sfida ai limiti dell’impossibile: economica e produttiva, ma anche culturale. In linea col Sud migliore, quello delle eccellenze che ripudia il piagnisteo, non chiede nulla, lavora sull’innovazione, ha una sua idea di futuro prossimo venturo.

Slow Food ha appena confermato la presenza del “Birrificio del Capo” sulla nuova guida delle Birre d’Italia 2019.

DOMANDA: Facciamo un pò di background?
RISPOSTA: “Ho studiato a Bologna dove mi sono laureato in Economia e Commercio e successivamente specializzato in Commercio Estero e Direzione d’impresa attraverso la partecipazione a due Master fra Italia e Inghilterra. Ho lavorato come Dirigente in una grande azienda di Ravenna aprendone nel 2016 la succursale USA di cui sono diventato Presidente”.

D. Dalla passione per il vino alla birra: come le è venuta l’idea?
R. “L’idea mi è venuta grazie a un mio collaboratore americano che produceva birra e che mi ha introdotto in questo affascinante mondo dell’arte brassicola. Il fenomeno della cosiddetta rivoluzione birraria in America è iniziato molto prima che in Italia e ho pensato, così, di riproporre quell’esperienza al mio paese, con i dovuti adattamenti”.

D. Questa terra è vocata per la birra?
R. “La nostra terra vanta una lunga tradizione nella coltivazione cerealicola, ma il tipo di orzo impiegato nella produzione di birra è un orzo distico a bassa resa e di difficile reperibilità. Ho avuto molta difficoltà a reperirne i semi, ma devo dire che il raccolto è stato fin da subito promettente. Diverso è la coltivazione del luppolo che necessità di un’importante irrigazione. Ho avviato la coltivazione di un piccolo luppoleto con l’intento di selezionare le varietà di luppolo più idonee a crescere sul nostro territorio, devo dire che le varietà di luppolo americano sono attecchite molto bene mentre invece quelle nord europee soffrono molto del nostro clima”.

D. Come ha reagito il territorio?
R. “La birra artigianale e quella agricola in particolare nasce come prodotto a km0 e dovrebbe trovare nel territorio il suo mercato naturale malgrado ciò, la maggior parte delle richieste vengono da mercati più lontani o da turisti che visitando il Salento sono interessati a fare esperienza di cibi e bevande locali”.

D. C’è abbastanza know-how?
R. “La maggiore difficoltà finora incontrata sta, ovviamente, nella burocrazia e in una sorta di diffidenza da parte del territorio in generale verso tutto ciò che viene visto come novità”.

D. C’è una rete commerciale?
R. “Attualmente ho preferito il modello commerciale del B2B fornendo direttamente una ventina di account senza intermediazione di distributori o agenti. Credo sia strategico per un produttore potersi confrontare direttamente con il cliente per raccogliere e far tesoro di commenti e suggerimenti soprattutto in fase di sviluppo del prodotto”.

D. In futuro ha in progetto una malteria?
R. “La malteria o maltificio sarà un punto di arrivo che consentirà di poter effettuare sul territorio tutte le fasi di trasformazione”.

Francesco Greco


Un commento su “ECCELLENZE. Birra a kmO? In Salento si può

  1. Iniziativa ottima, ma usate i termini italiani nelle interviste visto che la nostra lingua è ricchissima di vocaboli… Non abbiamo bisogno dell’inglese per parlare!
    background?
    Vi siete chiesti quanti di quelli che leggeranno capiranno cosa voglia dire questo termine?
    Suvvia, hanno ragione quelli dell’Accademia della Crusca…. stiamo svenfendo la nostra lingua che ha fatto sempre cultura in tutto il mondo!

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