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Suor Chiara, la mistica di Seclì

Suor Chiara nacque a Seclì il 14 Marzo del 1618, dal duca Francesco D’Amato e dalla marchesa Caterina D’Acugno con il nome di Isabella.

Isabella crebbe nel suo palazzo con dei maestri d’eccezione, frati minori del locale convento di Sant’Antonio, i quali le raccontarono le eroiche vicende dei martiri francescani. Furono probabilmente questi racconti che spinsero la bambina, già nota per la sua dolcezza e bontà ad optare per una vita religiosa: a soli dieci anni, nonostante un’iniziale retrosia del padre, scelse di prendere i voti, evento che si concretizzò dodici anni più tardi, il 10 Agosto del 1648, con il nome di Suor Chiara, lo stesso nome della Santa a cui era dedicato il monastero neretino che segnò la sua permanenza fino alla morte, uno dei più antichi dell’ordine, fondato a soli 3 anni dalla morte della sua istitutrice.

Suor Chiara

Suor Chiara

Statura media, carnagione chiara, fronte vasta e spaziosa incorniciata di riccioli biondi, occhi azzurri e nobilissimi, naso profilato e un neo alla base, labbra rosse e piene, di indole semplice e mite. Era questa l’Isabella descritta dal biografo Francesco Severino.

La cristianità di Isabella si fece sentire in maniera molto forte: si auto-infliggeva pene corporali, dormiva su un letto il cui materasso era un legno a forma di croce, digiunava e frequentava assiduamente la cappella paterna, in cui si raccoglieva in preghiera. In uno dei suoi raccoglimenti vide la Madonna, vestita di bianco e con una collana d’oro al collo. Da quel giorno le apparizioni si intensificarono, accompagnate molto spesso da numerosi altri eventi.

Ratti, deliri, febbri quasi mortali, inspiegabili guarigioni segnarono tutta la sua vita. Le sue estasi, aggiungendosi a costanti digiuni, le causavano forti debilitazioni e spossatezze che la gettavano solitamente in uno stato di profonda prostrazione. Esse arrivavano improvvise, “alle volte con il boccone in bocca”, e suor Chiara scoloriva e impietriva per ore, ridestandosi solamente quando la superiora la richiamava all’obbedienza. Durante l’estasi Suor Chiara si assentava dal mondo e senza rendersene conto, veniva assorbita completamente dalle visioni in cui si immergeva la sua mente. Al riguardo essa stessa affermava: “Molto io vedo che non capisco, e molto capisco che non posso esprimere”. Talvolta mentre era in trance manifestava straordinarie qualità divinatorie e profetiche che le permettevano di vedere in anticipo eventi anche personali, come la sua stessa morte, in ogni dettaglio. Ma anche vicende fuori della sua portata relative a persone che non conosceva.

Molti testimoni dell’epoca sostenevano che lo stato di trance della suora era spesso accompagnato a levitazione, alcune anche in presenza del futuro papa Benedetto XIII (il vescovo Orazio Fortunato).

Come lei stessi predette, la morte sopraggiunse il 7 Luglio del 1693 e la sua salma fu osannata da folle di devoti. Il processo di beatificazione di aprì quasi immediatamente, anche perché dopo otto giorni il suo cadavere, estratto dal sepolcro al fine di ritrarre il volto della sorella della quale non si disponevano ritratti in vita, non era affatto rigido e non presentava il “rigor mortis”. Esso si prestava facilmente ai movimenti che le suore gli facevano fare per metterlo seduto sulla sedia della cella, davanti al tavolo in adorazione del crocefisso, per ritrarlo nell’unica e preziosissima sua immagine.

A sette anni dalla morte di Suor Chiara il vescovo Mons. Orazio Fortunato ordinò la traslazione della salma dalla Cripta alla sepoltura comune delle monache. Il vicario Orazio Giocoli ricordandosi di una confessione di Suor Chiara, volle accertarsi se uno degli aneddoti che gli confessò fosse realtà. Questo aneddoto riguardava una delle innumerevoli visioni in cui Isabella riteneva di aver visto Gesù Cristo, con due cuori nelle mani: uno di carne e l’altro di cristallo. Suor Chiara diceva di non avere il cuore perché le era stato tolto da Gesù ricevendo il suo che era lucente come il cristallo. Giocoli ordinò al medico De Pandis di aprire il petto e ricercare il cuore. Non fu trovato.

Il processo di beatificazione non venne mai concluso in quanto, in previsione di una nuova ispezione del corpo della suora, il sarcofago contenente il cadavere venne riaperto ma il corpo non venne ritrovato al suo interno. Molto tempo dopo una sorella dello stesso convento, in punto di morte, riferì che la salma fu spostata dalla sepoltura ufficiale ad un luogo scelto dalla consorelle, identificato da una lapide recante il nome della suora e la data della morte. Neanche questa lapide fu mai ritrovata.


Marco Piccinni

SITOGRAFIA:
Comune di seclì-Personaggi Illustri
Il Gallo, A. Greco-G. Colitta, 24 Marzo 2006


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