Titomba, un termine che di primo acchito potrebbe richiamare alla mente elementi funebri, sepolcri, necropoli. Di fatto stiamo parlando di una struttura ipogea, in agro di Ugento, dedita all’attività di molitura delle olive in un contesto in cui la produzione dell’olio rappresentava una delle principali forze trainanti dell’economia salentina.
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SPECCHIA – Una vecchia con la conocchia in grembo intenta a filare e un’arancia rigorosamente amara in mano, con sette penne di gallina conficcate (tante sono le settimane della Quaresima). In Sardegna c’è una variante: una pupa con sette gambe.
Lascia un commentoNon solo grotte. Il sottosuolo è ricco di numerose cavità, anche artificiali, per sopperire alla naturale necessità dell’uomo di realizzare strutture da destinare a diverse esigenze: culturali, religiose, abitative o, più semplciemente, per la coltivazione dei tufi.
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La specchia dei mori, "Segla u demonìu"
Intrisa di leggende e circondata da un alone di mistero. Solo a pronunciarne il nome non si può impedire ad un brivido di attraversare la schiena dell’interlocutore. Una location perfetta per ambientare le storie più inverosimili e disparate in un epoca dominata dalla magia, dalla superstizione e dall’ignoranza. Stiamo parlando della Specchia dei Mori, meglio conosciuta in griko come Segla u demonìu, la Specchia del diavolo.
Una casa abbandonata infestata dalla piante; un giardino con sculture enigmatiche e a tratti inquietanti; la spettrale presenza di un uomo solitario dedito alle arti, un poeta che fonti orali sostengono sia morto suicida tanto tempo fa in un anno imprecisato, sulla cui persona i discendenti dei suoi vicini intessono storie esotiche, quasi come se ci si stesse riferendo ad una figura eterea e leggendaria, la cui esistenza si disperde tra le inestricabili trame temporali: “lu pulaccu“…
Lascia un commentoUn ritorno decisamente vintage dei canoni estetici scheletrici tendenti all’anoressia che per un certo periodo sembrava avessero abbandonato il défilé in favore del body positivity con forme muliebri ben in vista a incanalare l’intensa energia procreatrice della Madre Terra: nell’autunno del 2001 La venere degli Alimini fa il suo ingresso in passerella.
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