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La Basilica di Santa Croce a Lecce

La basilica di Santa Croce a Lecce, sita in via Templari, è certamente uno dei monumenti più belli che abbiamo nel Salento. La maggiorparte delle meraviglie dell’architettura leccese, sono state costruite con gli introiti economici derivati da una fiorente attività intorno all’albero di ulivo.  Ogni anno venivano prodotti centinaia di migliaia di litri d’olio ed il ritrovamento di un numero sempre maggiore di frantoi ipogei nel sottosuolo non può che avvalorare questa tesi. Uno dei ritrovamenti più ricenti in questo senso riguarda il frantoio sito sotto il suolo calpestabile di piazza Sigismondo Castromediano, nelle immediate vicinanze di Santa Croce, e da poco recuperato e reso visibile al pubblico.I lavori di costruzione della basilica, anche se il progetto originale prevedeva solo la costruzione di un monastero, cominciarono nel 1353, per volere di Gualtiero de Brienne, conte di Lecce e signore di Morciano ma la sua morte, giunta tre anni più tardi, causò un brusco blocco del progetto, che riprese solo nel 1549 grazie all’iniziativa di un discreto numero di architetti leccesi e maestranze locali.
La zona su cui sorge fu ricavata da un insieme di terreni espropriati agli ebrei che tra l’altro furono cacciati dalla città, così come avvenne in molti altri comuni del Salento in cui si insediarono numerosi. Nelle migliori delle ipotesi venivano semplicemente rilegati in alcuni ghetti nelle zone di periferia, ma il potere che acquisirono nella vita del paese divenne talmente scomodo da costringere le popolazioni autoctone a scacciarli dalle proprie terre per timore di perdere il controllo delle principali cariche economiche e finanziarie della città. Al malcontento della popolazione poi si aggiunse anche l’intervento di Carlo V nel 1539 che ne voleva l’espulsione del regno, provvedimento poi ridimensionato quarant’anni dopo da FIlippo II che invece ne impose la tolleranza purchè ghettizzati.Il prospetto della basilica è indubbiamente molto suggestivo. Un intreccio di simboli pagani e cristiani disposti in una sintonia tale da far credere che non possa essere altrimenti. Le melograne, simbolo di fecondità attribuito alla madre terra;  le fiamme e i pellicani, simboli di rinascita e rigenerazione, il leone simbolo di resurrezione. Tutti contornati da angeli, fiori, stemmi, animali e festoni. Tutto talmente bello al punto da generare polemiche una volta che i lavori furono terminati: si riteneva infatti un ornamento poco decoroso per una chiesa cattolica. Fortunatamente il tempo ha dato poi ragione agli scultori esaltandoli per bravura e scelta dei simboli.

Basilica di Santa Croce

Basilica di Santa Croce

Tutta la facciata è stata realizzata in tempi diversi sotto la guida e la cura di vari artisti come Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo, Cesare Penna e Francesco Antonio Zimbalo e maestranze locali, che si sono susseguiti negli anni a cavallo dei secoli XVI e XVII per creare il capolavoro che tutti conoscono. Santa Croce è infatti diventata un simbolo per l’intera città. Non esiste depliant o brochure che parlando del capoluogo salentino, non ponga tra le immagini quella del rosone di foglie d’acanto e cerchi decorati della basilica. Questo è un elemento che sicuramente distoglie l’attenzione del turista e lo distrae dall’osservare le statue che gli sono accanto, quella di Celestino V e San Benedetto, e quelle di due figure femminili che rappresentano la Fede e la Carità, poste ai due estremi della balaustra.Lo sguardo si sposta allora più giù, proprio per osservare cosa sembra sorreggere questa balaustra: figure di uomini e belve. I primi rappresentano probabilmente, secondo gli studi condotti da alcuni storici e critici d’arte, i prigionieri turchi catturati dalla flotta veneziata dopo la vittoria conseguita nella battaglia di Lepanto, avvenuta nel 1571, mentre i secondi rappresenterebbero simbolicamente alleati cristiani, secondo assonanze e accostamenti che ricordano i loro emblemi, stemmi, …Il portale maggiore presenta coppie di colonne corinzie ed espone le insegne di Filippo III, di Maria d’Enghien e di Gualtiero di Brienne, nobili la cui storia si è intrecciata con quella della città.Il visitatore, che spinto da tanta bellezza deciderà di entrare all’interno della basilica, non rimarrà deluso dall’atmosfera che vi regna, molto tranquillizzante, quasi intima.Delle cinque navate previste dal progetto orginale, di cui due successivamente inglobate in cappelle laterali del settecento, quella centrale è la più ampia ed è coperta da un fastoso soffitto a cassettoni in legno di noce con dorature. La base è a croce latina e incamminandosi verso l’abside si possono contare ben 17 altari con diverse raffiguazioni religiose comprendenti effigi di vari Santi, della Natività e della Madonna di Costantinopoli.  L’altare maggiore è incorniciato in un portale decorato, sormontato dallo stemma della famiglia Adorni che utilizzava la basilica come luogo di sepoltura per i suoi appartenenti. Alla sua sinistra invece sorge il monumento funebre a Mauro Leopardo, abate del convento dei Celestini, adiacente la basilica ed ora sede di uffici pubblici.Come molto spesso accade quando si parla di antichi monumenti, è molto difficile esprimere con le parole quello che i vostri occhi potrebbero vedere. Per questo motivo vi concederemo altre stupende immagini nella pagine successive, tutte realizzate da Antoniologic, sperando di rendervi partecipi dello spettacolo di cui i leccesi possono godere tutti i giorni.

 

Marco Piccinni

SITOGRAFIA:

Lecce nel salento

Wikipedia – Basilica di Santa Croce

Nel Salento


3 commenti su “La Basilica di Santa Croce a Lecce

  1. salento ha detto:

    Il Salento vera meraviglia..

  2. Salento Vacanze ha detto:

    La Basilica è una tra le chiese più rilevanti e ammirate di Lecce

  3. pescoluse ha detto:

    E già, quando si parla o si ammira la Basilica di Santa Croce di Lecce è frutto dell’estro di 3 generazioni di maestranze

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