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I Monti Frumentari del V secolo – i precursori degli Istituti di Credito

“I Salvesi, cultori delle lettere, in tutt’i tempi si dimostravano impegnati a far prosperare la patria, e procurare aggi anche alla classe de’ loro Coloni; e affine di incoraggiare questi, e di attirare altri villici, di cui avean bisogno idearono un nuovo trovato nella Provincia, e forse nel Regno. Era pure nel 600 che nella Cassa Comunale trovaron di supero non più che docati 50, co’ quali progettarono formarne un Monte in genere di granaglie soccorrevole i coloni. In que’ tempi il grano vendevasi a grana 50 il tomolo; e quindi ne comprarono cento tomole dalla R.R Monache Benedettine di Ugento, e lo immisero nel suo addetto luogo, all’Ospedale, che sotto di questo umile titolo aprivasi il Monte co’ necessarî regolamenti, e lo dissero Monte Frumentario, quale fondavasi quando non peranco conoscevasi un mezzo cotanto operativo la ricchezza delle agricole contrade; e tale Stabilimento d’incalcolabile bene, creato veniva dalle patriottiche cure di que’ cittadini che allora reggevano l’amministrazione del paese.”

Cenno storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto

I primi Monti Frumentari nacquero verso la fine del XV secolo. Tale “Stabilimento” serviva per prestare ai contadini più poveri grano e orzo per la semina, nonché per supportare il ciclo agrario. I due Monti più antichi sono quelli di Foligno e di Rieti, risalenti al 1488.  Si diffusero notevolmente durante i secoli XVI e XVII, grazie all’iniziativa del cardinale Orsini, arcivescovo di Benevento, il quale, nel 1694, fondò un Monte Frumentario nella sua città, e invitò tutti i parroci a realizzare opere simili.

Monte Frumentario di Assisi  (Fonte:wikipedia)

Nel 1724 fu eletto Papa, con il nome di Benedetto XIII e ordinò a tutti i vescovi dell’Italia centro-meridionale di sostenere l’apertura di nuovi monti, seguendo tre  regole precise:
1. Somministrare alimenti agli agricoltori poveri
2. Obbligare alla restituzione  con l’aumento del 5% sulle derrate prestate, nei giorni del raccolto
3. Nominare annualmente uno o più amministratori per il rendiconto delle gestione
In caso di raccolto abbondante, la parte in eccedenza veniva venduta e il denaro ricavato era utilizzato per la creazione di Monti Pecuniari, dei quali potevano beneficiare gli agricoltori per le spese del raccolto ad un tasso del 5%. Per il prestito di cereali l’interesse era calcolato misurando in sede di prestito, all’epoca della semina il grano “a raso” dell’unità di misura e di restituilo “a colmo” all’epoca del raccolto.
Il Monte Frumentario istituito a Salve funzionava in questo modo:
“ [..] il grano si dispensava ai soli Coloni a prestanza d’interesse coll’ottava parte di più del ricevuto, e col trascorso degli anni trovavasi di molto aumentato.”

A fronte del prestito, nessuna garanzia era prevista. D’altro canto, era impossibile  pretenderla viste le pessime condizioni economiche in cui versavano i poveri contadini, ciò comportò parecchie difficoltà al funzionamento del sistema, accentuate nelle stagioni climaticamente sfavorevoli, e casi di insolvenza.
“Ma pure, come tutte le vicende delle umane sventure di sterilità, o di rallentatezza d’amministrazione, mancò la restituzione del grano dispensato, il Secolare Monte si chiuse.”

Nel  1741, ai vertici del Regno di Sicilia, si decise di affidare i Monti  ad un Tribunale Misto (laici e chierici) incaricato a  mettere ordine nella loro gestione. Ma ciò non accadde, e, al contrario, si aggiunsero ulteriori ostacoli al funzionamento: i Monti furono soggetti a pesanti tasse e caddero nelle mani dei borghesi che ne disposero secondo i propri interessi senza tener conto dei nobili principi per i quali erano stati creati.

Finalmente, il 17 ottobre 1781 Ferdinando IV di Borbone intervenne e  ordinò che si facesse luce su tutti i casi di cattiva gestione. Fece fondare  un Monte Frumentario del Regno con un capitale di mezzo milione ricavato dai fondi accumulati per le sedi vescovili vacanti. In questo modo,  i contadini poveri poterono  ottenere prestiti all’interesse annuo del 3%.

Nel1799, con la nascita della Repubblica Partenopea, l’istituzione dei Monti conobbe un nuovo periodo di crisi: il Monte Frumentario del Regno venne soppresso e i singoli Monti Frumentari passarono in mano alle autorità municipali che li svendettero a nobili e piccoli borghesi amici.
“In questo periodo di tempo l’Ospedale (di Salve) era stato soppresso, e forse a far disperdere il diritto che vantava il Monte sul quel comprensorio di Case, se ne richiese la compra del medesimo casamento: e senza tener conto dell’anzidetto dritto, il comune permise la vendita, quando il Monte non era stato abolito, o fallito, ma provvisoriamente chiuso per la mancata restituzione del grano dispensato a prestanza, di cui era sempre creditore; ed  perciò , che  subordinatamente diciamo, che se il monte non era fallito, o soppresso, e conservando il ripetuto dritto sul Casamento, non poteva permettersi l’alienazione.
Intanto, dall’epoca della chiusura del Monte fecesi osservare l’impoverimento de’ Coloni, e la decadenza del Comune; e questo stesso morale stato  finanziero richiamò l’attenzione filantropica di que’ cittadini, quali proggettaronsi tentare la restituzione del grano, in forza dell’esistenti obbligante.”

Sotto la Restaurazione i Monti Frumentari risorsero e furono regolamentati da un nuovo decreto regio.  Emanato il 29 dicembre 1826 da Francesco I,  esso stabiliva che i Monti  fossero gestiti da un amministratore eletto dal consiglio comunale, il quale doveva dar conto del suo operato al Capo della Provincia.  Inoltre, il decreto prevedeva la nomina di Controllori Regi con il compito di effettuare ispezioni improvvise  per scoprire e, eventualmente,  denunciare gli amministratori scorretti e infedeli.
“Si nominò una Commessione  e si volle prescelto Domenico M. Veneri, mio dilettissimo fratello germano, quale, colla sua propria maniera di aggire nella società, riuscì ad ottenere non altro, che 50 tomola di grano delle molte dispensate: e ciò avveniva nel tempo della occupazione militare francese, il Monte allora si riaprì, e riprese il suo regolare antico andamento amministrativo, e ora trovasi possedere circa 600 tomola di grano; e lo sarebbe molto dippiù, se non fosse obbligato pagare il pigione ad altrui casamento. Per questo Monte perciò il Comune ora vanta l’opinione di primeggiare i suoi convicini, e i Coloni l’aggio che gli procura la rispettiva condizione.”

Tale regolamento fu benefico:  i Monti furono così re-istituiti. Nel 1830, i Monti  erano già circa settecento, altri 173 furono riaperti dopo il recupero dei beni di quelli soppressi.
Nel 1860, alla vigilia della caduta del regno delle Due Sicilie, se ne contavano oltre mille. Questo testimonia il successo dell’iniziativa.
“Allo incomparabile fonte di incoraggiamento , il Monte frumentario, han dritto a fruirne i soli  Coloni Cittadini di Salve, e per l’aggregazione concessa de’ due paesi Barbarano, e Ruggiano, anche i coloni di essi egualmente se ne avvalgono per l’uso della semina, e del proprio nudrimento nella quantità bisognevole colla restituzione della ottava parte dippiù del ricevuto, come dicemmo, mediante analoga obbliganza.”

Purtroppo, caduto il Regno, i nuovi ordinamenti unitari impedirono la formazione di nuovi Monti Frumentari, che, con una legge del 10 marzo 1865 furono posti, in qualità di Opere Pie, sotto la tutela delle Deputazioni Provinciali. Gli amministratori non erano più obbligati a rendicontare l’operato attraverso i bilanci preventivi e la verifica di quelli consuntivi. La conseguente mancanza di controllo ne decretò la fine definitiva. Qualche anno dopo, i pochi Monti esistenti furono trasformati in casse di risparmio.
Tanto i Monti Frumentari che quelli Pecuniari  furono utili nel far fronte al circolo vizioso dell’usura nei confronti degli umili contadini che, troppo poveri per essere considerati i dagli istituti finanziari dell’epoca, troppo spesso cadevano vittima degli strozzini. Pertanto, i Monti frumentari possono essere considerati come i primi finanziatori di credito al consumo o anche come precursori delle
banche dei poveri.

Sandra Sammali

BIBLIOGRAFIA:
VENERI G. M., Cenno storico sul Comune di Salve in Terra d’Otranto, Tipografia del Commercio, Napoli, 1860
WINSPEARE di SALVE, Monti Frumentari nelle province meridionali, Napoli, 1817

 

 

Annali Civili del Regno delle Due Sicilie, Monti (dei) frumentari, nei reali domini al di qua del Faro, a XX, 1839


3 commenti su “I Monti Frumentari del V secolo – i precursori degli Istituti di Credito

  1. raffucc ha detto:

    bel copia e incolla da Wikipedia. Niente di nuovo!

  2. Sandra Sammali ha detto:

    Se gentilmente si firma col suo nome, potrei anche indirizzarmi direttamente a lei .
    La invito ad aggiungere nuove informazioni , se ne ha. grazie!

    Sandra Sammali

  3. Giovanni BATTISTA TOMASELLO-CYBO ha detto:

    IL PRINCIPE GHERARDO CYBO MIO ANTENATO…..ne fu Divulgatore Universale dell’Iniziativa……io a distanza di secoli…ne comprai uno …..dalla Famiglia di Santa Caterina Benincasa…….a PIRAINO…..ma nulla sapevo….la Fede mi ha illuminato.

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