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L’albero di ulivo

ORIGINE

L’olivo o ulivo, nome scientifico Olea europaea è una pianta da frutto. E’ molto probabile che la sua pianta abbia avuto origine in Medio Oriente, nell’altopiano iranico, da qui sarebbe arrivato nella zona compresa tra Cirenaica ed Egitto per diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo. Alla coltura dell’ulivo si dedicarono soprattutto  gli abitanti dell’Asia Minore e i Greci, che lo importarono nel Salento durante la prima colonizzazione Greca, avvenuta nel VIII a.C..

I suoi frutti, le olive, sono principalmente impiegate per l’estrazione dell’olio e, in quantità minore e in relazione a precise specie di olive, per l‘impiego diretto nell’alimentazione. L’uso delle olive come frutti nell’alimentazione richiede però trattamenti specifici finalizzati ad addolcire il sapore amaro tipico dell’oliva.

albero di ulivo piccolo

DESCRIZIONE

L’olivo appartiene alla famiglia delle Oleaceae. La pianta inizia a produrre i suoi primi frutti circa il 3º-4º anno di vegetazione, e inizia la piena produttività circa il 9º-10º anno; l’albero raggiunge la maturità dopo i 50 anni. Potrebbe sembrare un periodo eccessivamente lungo, ma non lo è  in relazione al fatto che siamo davanti a una pianta molto longeva: in condizioni climatiche favorevoli, infatti, un ulivo può vivere anche mille anni. Le sue radici sono molto superficiali ed espanse, in genere non si spingono mai oltre i 60–100 cm di profondità.

Il fusto è cilindrico e contorto, e molto spesso gli alberi di ulivo sono vere e proprie opere d’arte davanti alle quali è impossibile non fermarsi per ammirare questi capolavori della natura. La corteccia è di colore grigio o grigio scuro, il legno è molto duro e pesante. I rami formano delle strutture nodulose, dette ovoli, da cui ogni anno spuntano i rametti più teneri, detti polloni basali o occhi in termini dialettali.

La chioma e i suoi rami sono  penduli o patenti (disposte orizzontalmente rispetto al fusto) secondo la varietà.

È una pianta sempreverde. Tuttavia,  attraversa un periodo di riposo vegetativo che coincide con il periodo più freddo, per un intervallo di tempo che dipende dal rigore del clima. Le foglie sono opposte, coriacee, semplici.  La superficie inferiore è bianco-argentata, quella superiore verde verde-scuro.

Alla ripresa vegetativa, verso febbraio, inizia la germogliatura, a cui segue l’emissione delle mignole, fase che si protrae secondo le zone fino ad aprile. La mignolatura ha il culmine in piena primavera, le infiorescenze restano ancora chiuse, tuttavia sono bene evidenti perché completamente formate. Da maggio alla prima metà di giugno, secondo la varietà e la regione, avviene la fioritura.

foglie

Il fiore è ermafrodito, piccolo, con calice di 4 sepali e corolla di petali bianchi. I fiori sono raggruppati in numero di 10-15 in infiorescenze a grappolo, chiamate mignole appunto. In realtà la percentuale di fiori che porteranno a compimento la fruttificazione è ridottissima, generalmente inferiore al 2%.
Una prima fase di accrescimento dei frutti, si arresta quando inizia l’indurimento del nocciolo, nel mese di luglio e si protrae orientativamente fino agli inizi di agosto. Quando il nocciolo è completamente lignificato riprende l’accrescimento dei frutti. Per la loro crescita sono sufficienti le piogge dalla metà di agosto a tutto il mese di settembre.

In caso di stagione secca, le olive restano di piccole dimensioni e daranno una bassissima resa in olio. Le olive raggiungono invece il completo sviluppo a settembre. Eventuali piogge tardive (da fine settembre a ottobre) dopo una forte siccità estiva possono in pochi giorni far aumentare le dimensioni delle olive in modo considerevole, tuttavia la resa in olio sarà bassissima perché l’oliva accumula soprattutto acqua.

Il frutto ha una forma ellissoidale o ovoidale, a volte asimmetrica, un peso di 1-6 grammi secondo la varietà, la tecnica colturale adottata e l’andamento climatico.
Da ottobre a dicembre, secondo la varietà, ha luogo l’invaiatura, cioè il cambiamento di colore, che indica la completa maturazione. L’invaiatura avviene in modo graduale sia nell’ambito della stessa pianta sia da pianta a pianta.


All’invaiatura l’oliva cessa di accumulare olio e si raggiunge la massima resa in olio per ettaro.
Le piante (cultivar) di ulivo  si classificano in tre gruppi:
–  Cultivar da olio
–  Cultivar da mensa
–  Cultivar a duplice attitudine

Le cultivar da olio sono hanno un elevato contenuto in lipidi e una buona resa in olio, il frutto è di dimensioni medie o piccole. Le cultivar da mensa invece hanno minor resa in olio ma sono più grandi e vengono vendute per l’uso diretto.
Nel solo Mediterraneo ci sono più di 1000 tipi genetici di olivo. La propagazione vegetativa circoscritta nei singoli territori per centinaia di anni ha determinato l’evoluzione di un numero elevato di ecotipi e cultivar. In Italia sono presenti circa 500 tipi genetici
IMPIANTO DELL’OLIVETO

  • E’consigliato scegliere un terreno privo di vegetazione arbustiva o arborea, in modo tale da poter livellare il suolo, ed   eliminare eventuali pietre, sassi di grandi dimensioni.
  • Nelle zone a clima piovoso, occorre preparare il suolo in modo tale che l’acqua non ristagni.
  • Dopo avere praticato una buca a circa 80cm di profondità, occorre concimare il fondo. La concimazione minerale deve limitarsi al solo apporto dei concimi fosfatici e potassici in quanto l’azoto si perderebbe per dilavamento.
  • È consigliato integrare la concimazione minerale con l’apporto di un concime organico (es. 50-100 t di letame ad ettaro) per il suo effetto ammendante, qualora ci sia disponibilità di ammendanti organici a costi accessibili.
  • Lavori di raffinamento. Si esegue un’aratura a 40 cm per interrare e distribuire i concimi lungo il profilo e una   erpicatura per ridurre la zollosità superficiale.

Ai lavori di preparazione seguono quelli di impianto con il tracciamento dei sesti e il picchettamento, la messa a dimora (manuale o con trapiantatrici semiautomatiche), l’impianto dei tutori.
Il sesto d’impianto dipende dalle condizioni pedoclimatiche, dalla disponibilità irrigua, dalle caratteristiche della cultivar, dalla forma d’allevamento e dalla tecnica colturale. In condizioni ordinarie nei nuovi impianti si adottano sesti compresi fra m 5×5 e 7×7 in coltura irrigua e tra 8×8 e 10×10 in asciutto. Sesti molto stretti sono sconsigliabili per l’eccessivo ombreggiamento lungo la fila e per la difficoltà di meccanizzazione. Con olivi allevati a vaso policonico o a monocono sono consigliabili sesti di 5×7 o 6×7 secondo la vigoria della cultivar. Qualora si preveda la raccolta meccanica integrale con scuoti-raccoglitrice è opportuno adottare sesti in quadrato di 7×7 o 8×8 per consentire una facile manovra della macchina.

La messa a dimora si esegue dall’autunno all’inizio della primavera effettuando una buca con la trivella, disponendo sul fondo del materiale drenante e una piccola quantità di concime ternario, si mette la pianta, con il colletto leggermente più basso rispetto al livello del terreno e il tutore, infine si colmano gli spazi vuoti e si irriga. È sconsigliato eseguire l’impianto in primavera inoltrata per evitare eccessive fallanze.

La scelta delle piante ha importanza sia economica sia tecnica. Le piante ottenute da talea sono più economiche ma tendono a sviluppare un apparato radicale superficiale e potrebbero subire stress idrici nel primo anno d’impianto. Quelle ottenute da semenzali innestati sono più resistenti ma hanno prezzi più alti. In merito allo sviluppo sono migliori le piante rivestite uniformemente di ramificazioni secondarie perché non necessitano di interventi di potatura correttiva, e permettono di anticipare l’entrata in produzione di 1-2 anni

Alla messa a dimora fanno seguito gli allestimenti accessori, in particolare la rete irrigua e l’eventuale palificazione per sospendere le ali gocciolanti.
Su spazi aperti e battuti frequentemente da venti dei quadranti settentrionali (maestrale,tramontana, grecale) è indispensabile predisporre un frangivento allineato perpendicolarmente alla direzione del vento dominante. L’orientamento dei filari, in caso di sesto a rettangolo, deve tener conto dell’esigenza d’illuminazione delle chiome soprattutto alle latitudini più alte dell’areale di coltivazione (Italia centrale e Liguria): l’orientamento migliore è quello nord-sud, tuttavia nei terreni con pendenza superiore al 5-10% ha la priorità la necessità di prevenire l’erosione del terreno orientando i filari a girapoggio o a cavalcapoggio. L’orientamento nord-sud in collina si può pertanto rispettare solo nei versanti esposti a est o a ovest.

Sandra Sammali

BIBLIOGRAFIA
M. VAGLIO, L’oro giallo in Terra d’Otranto principe della dieta mediterranea, in “QuiSalento”, ed.15-31 luglio 2010, Guitar edizioni, Lecce
M. D DENIZET-MEYER, C. LECOANET, L’enciclopedia del giardiniere, Gründ edizioni, 1985 Parigi

SITOGRAFIA
www.wikipedia.org/wiki/Olea_europaea


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