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Tutti “pacci per i porci”: la devozione del maiale a Muro Leccese tra santi e beffe e “lu porcu meu”

Porci“, ossia maiali, è il soprannome che è stato assegnato agli abitanti di Muro Leccese da parte delle popolazioni limitrofe. Come abbiamo avuto modo di dire in diversi contesti, nel Salento vigeva la tradizione di indicare famiglie, categorie di lavoratori e anche interi comuni con dei soprannomi, alcuni più simpatici, altri più ingiuriosi, ma tutti provenienti da aneddoti legati alla storia del nucleo di persone in oggetto o, molto più spesso, ad aneddoti legati a singoli individui facenti parte di una comunità ben più numerosa.

Gli abitanti di Muro sono, ad esempio, soprannominati “Porci” per via di un aneddoto al quanto curioso. Si racconta che durante un giorno di intensa pioggia un allevatore di maiali, preoccupato che le sue creature potessero ammalarsi, decise di riporle tutte all’interno di un grande forno per poi accenderlo e permetter loro di asciugare. La temperatura raggiunta dal forno però, non fu solo sufficiente a scaldare ed asciugare gli animali, ma addirittura a cuocerli! Questi urlavano e si contorcevano per la sofferenza ma il loro allevatore se ne infischiò, credendo che stessero giocando, fino a quando non fece la macabra scoperta.

Il maiale, che per Muro leccese potrebbe rappresentare quasi un animale totemico, è molto venerato dagli abitanti di questo comune salentino. Non viene trattato al pari di santi e divinità, sia ben chiaro, ma a lui sono state dedicate, e lo sono tutt’ora, alcune feste e tradizioni molto conosciute.

Tra queste ricordiamo la festa dei Santi Medici, che si tiene a Muro Leccese dal 26 al 28 settembre di ogni anno. In occasione di questa festa gli abitanti di Muro liberavano un maialino, che poteva godere a pieno di tutti gli spazi della città, essere accudito e soprattutto ingrassato da tutti i concittadini e sguazzare beatamente nel fango della piazza del paese, dove veniva temporaneamente allestito un porcile di tutto rispetto.

Venuto il giorno prestabilito, il maiale veniva ucciso e la sua carne lessata mangiata da tutti gli abitanti della città che avevano contribuito al suo allevamento. Un rituale per certi versi molto simile a quello che viene consumato in occasione dei festeggiamenti di Sant’Antonio Abate a Novoli, meglio conosciuti come i giorni della focara.

Questa usanza è ormai scomparsa, per ovvie ragioni, ma la fedeltà degli abitanti di Muro nei confronti del maiale è sopravvissuta tanto da dedicargli una sagra, “lu pocu meo” (il mio maiale), che si tiene da molti anni nella terza domenica di Ottobre. In occasione di questa ricorrenza migliaia di persone si riversano per le strade di Muro al fine di degustare la carne di maiale cucinata in tutti i modi possibili e immaginabili, tra cui anche nella versione lessa e condita con sale e pepe, così come si consumava in occasione della cottura del maiale allevato a partire dalla festa dei Santi Medici.


Marco Piccinni


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