Caprarica di Lecce e “lu Santu Ronzu te lu Raganu” | Salogentis
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Caprarica di Lecce e “lu Santu Ronzu te lu Raganu”

Publio, nato da una famiglia nobile e pagana a Rudiae nel 22 d.C, convertitosi al Cristianesimo e ribattezzato come Oronzo, “Risorto”, venne consacrato secondo la tradizione “primo Vescovo di Lecce e delle Japigia” direttamente dall’apostolo delle genti che in lui aveva visto tanto fervore e zelo cristiano. Nella sua terra divenne ben presto una “celebrità”, un vero e proprio VIP  per la nascente religione, tanto da procurarsi un nemico potente, Nerone, che si vide costretto ad inviare a Lecce il suo ministro Antonino per reprimere quello che stava diventando per l’imperatore romano una seria minaccia per il suo regno. Oronzo fu costretto a fuggire insieme a Giusto per evitare l’arresto e proseguire con la sua opera di evangelizzazione. La loro fuga non durò però a lungo in quanto vennero arrestati, trucidati e decapitati il 26 Agosto del 68 d.C.

Oronzo non smise di far parlare di sé neanche dopo la morte. Numerosi furono i miracoli attribuitigli che gli hanno consentito di condurre la popolazione salentina in salvo da calamità naturali e dalla peste. Viene ricordato e festeggiato in diversi comuni, tra cui Lecce che lo ha eletto a suo protettore insieme a Giusto e suo nipote Fortunato, Muro Leccese, Botrugno, Diso, Acaya, Campi Salentina e Caprarica Di Lecce. In quest’ultimo comune, il 23 Novembre del 1884, un nugolo di preghiere si levaraono in cielo come uno stormo di uccelli per chiedere l’intercessione del santo affinchè nessuna vita fosse stroncata dall’arrivo di un Uragano…

Una giovane contadina, Adriana, che per prima si era resa conto  della tremenda sciagura che stava per abbattersi sul suo comune, cercò di diffondere l’allarme tra gli abitanti. “Un uragano! un uragano! mettetevi tutti al riparo! Sta arrivando un uragano”. Nessuno però le diede retta e continuarono a svolgere le loro mansioni come se nulla fosse…”è solo il rumore del treno” continuavano a ripetere tutti quanti se Adriana insisteva. Ma non si trattava del rumore del treno, e quando anche i più increduli se ne resero conto era ormai troppo tardi. I più si rifugiarono nella chiesa Madre, dove alcuni fedeli stavano già implorando il soccorso di Sant’Oronzo innanzi alla sua Statua.

Tetti divelti, alberi sradicati, crolli in ogni dove, niente sembrava resistere alla furia dell’uragano che abbandonò il paese con la stessa rapidità con la quale ci si era accanito contro. “È opera di Sant’Oronzo” dissero in coro tutti i fedeli, “è grazie a lui se l’uragano se n’è andato!”. Tutti corsero dunque per le strade per la dovuta conta di danni e vittime.

Uno scenario devastante degno di un apocalisse se non per un piccolo grande dettaglio: nessuna vittima, ad eccezione di un uomo che non aveva perso occasione per dimostrare il suo dissenso nei confronti dell’istituzione della santa messa. Anche se coinvolti dal crollo di un’abitazioni tutti vennero estratti dalla macerie incolumi. Un povero infermo ha visto cadere a pezzi la sua casa ad eccezione del tetto che sovrastava il suo giaciglio. Un giovane pastore trovò riparo insieme alle sue pecore dietro l’unico tratto di un muro a secco che ha retto alla furia del vento.

La grazie richiesta fu concessa, e per questo ogni 23 Novembre, intorno alle 13:00, sulla strada che collega Caprarica a Galugnano, nello stesso momento e luogo in cui Adriana cominciò la sua triste corsa per avvertire i suoi concittadini, una processione ed una batteria di fuochi d’artificio ricorda quell’evento per esprimere quella sentita gratitudine di Caprarica verso Santu Ronzu te lu Raganu.

Marco Piccinni


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