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Il Menathol sul Manfio

Cornovaglia Occidentale, Regno unito. Una misteriosa pietra circolare con un ampio foro,  posta al centro di un retta che congiunge alle estremità altre due pietre verticali, di epoca imprecisata, viene ribattezzata Mên-an-Tol, un termine cornico che significa  per l’appunto “pietra forata”.

Intorno a questa pietra numerose leggende, superstizioni e tradizioni hanno avuto origine: gnomi che si trasformano in bambini oltrepassando il foro al centro della pietra più e più volte, donne che riacquistano la fertilità o che vengono magicamente rese gravide, inspiegabili guarigioni. Artifici fantasiosi, forse, ma che si intrecciano magistralmente con nozioni tecniche e teorie più filo-scientifiche, che abbracciano postulati di archeo-astronomia o arcaici rituali funebri.

Un bagaglio di informazioni e credenze che il Salento ha importato e fatto proprio. Dalla Cornovaglia passiamo alla magnifica collina del Manfio, ciò che sopravvive di un ricco feudo nel territorio di Ruffano, conosciuto per la splendida chiesa-cripta del crocefisso.

Cambia la location ma il racconto rimane lo stesso. Anche qui, protetto da rovi e querce spinose, sorge un monolite, conosciuto dai locali come “la tartaruga”, che di quella pietra forata d’oltre manica ha preso in prestito il nome, salentinizzato per quanto possibile:  menanthol. La struttura base è quella del menhir, con una coppella a V sulla sommità ed un foro sottostante leggermente spostato dall’asse mediano. Liscio da una parte, più ruvido dall’altra, il foro farebbe pensare a rituali di  passaggio di qualche genere, anche se non è dato sapere quali.

Menanthol

Troppo piccolo per i riti di guarigione e fertilità, gentilmente concessi in gestione ad una seconda pietra forata salentina, quella sita nella chiesa di San Vito di Calimera, il menanthol potrebbe inscriversi in contesti più ampi che lo vedrebbero utilizzato come una strumento astronomico o per il computo di un rozzo calendario.

Poche le certezze, numerose le congetture, tantissime le domande! Oltre al menathol anche la collina sul quale è sito, il Manfio, si presta a dubbi e interrogazioni. Ricca di grotte/cisterne, di uno spaventoso numero di specchiolle che non giustifica un tentativo di spietramento del territorio a fini agricoli, ed un ulteriore (potenziale) menhir mozzato con una scanalatura lungo un lato,  non può che contribuire a coltivare confusione e senso di smarrimento nel curioso avventuriero, che qui decide di prendere una boccata d’aria, conscio di poter godere di un panorama che spazia da Ugento a Gallipoli.

Specchiolle del Manfio

Un percorso quasi labirintico quello che dalla Chiesa del Crocefisso conduce al menanthol, che alterna scorci naturali dall’incontaminata bellezza a veri e propri scempi partoriti dall’idiozia umana, che qui ha riversato cucine e frigoriferi in disuso. Ma la natura è sempre pronta a perdonare e a riprendersi i suoi spazi, se ne gliene dessimo la possibilità.

(Potenziale) Menhir mozzato del Manfio

Un altro monolite che arricchisce la già ricca offerta salentina che non ha nulla a che invidiare a mete turistiche più rinomate. Cornovaglia o Salento, che differenza vuoi che faccia ormai.

Marco Piccinni


4 commenti su “Il Menathol sul Manfio

  1. Marco Piccinni ha detto:

    Grazie Cristiano, direi che la somiglianza è piuttosto evidente 🙂
    grazie per la segnalazione!

  2. Enrico ha detto:

    Ciao Marco!!Sono stato sul Manfio pochi giorni fa! Non è lontano da casa mia. Ho esplorato quasi tutti i sentieri disseminati nella macchia mediterranea proprio per trovare questo monumento. Ed alla fine, l’ho trovato. Non avevo ancora letto quest’articolo, ma credevo che la zona potesse ospitare insediamenti antichi dal momento che è sulla sommità della serra di Ruffano, circa 170 metri slm ed è un punto strategico con vista su un territorio vastissimo. Ho notato che il foro praticato sul Menathol guarda proprio verso Ugento, non so se sia un caso. Dalla parte opposta non si vede nulla se non la macchia perché Ruffano è più in basso, nascosto dalla Serra stessa. In più è un luogo vergine, assolutamente non antropizzato come si può notare dalla vegetazione rigogliosa, se si escludono alcuni sentieri tracciati recentemente da chi pratica corse estreme in mountain-bike (ed il luogo è molto conosciuto tra questi sportivi).Accanto al Menathol si può notare uno spazio aperto, seppur esiguo, piuttosto atipico, dato che la selva di rovi e arbusti occupa tutta la zona circostante. Che nasconda un insediamento?
    Il Manfio è una contrada ancora incontaminata, la vegetazione intricata e le rocce innumerevoli che affiorano dal suolo hanno tenuto lontano speculatori e villeggianti. Ma ho scoperto che in passato la contrada era persino temuta dagli abitanti dei centri vicini. Ai tempi dell’unità d’Italia le cronache sostenevano che tra le rocce e le caverne si nascondessero due noti briganti che organizzavano spedizioni contro i grandi proprietari di Ruffano, Casarano e Taurisano. Se non ricordo male le fonti parlavano di Manco e Venneri. Farò altre ricerche! 🙂
    A presto!

  3. Marco Piccinni ha detto:

    Grazie per il tuo racconto e per la testimonianza Enrico!
    il Manfio è una contrada da investigare a fondo!

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