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Il dolmen Specchia

Dolmen Specchia. Due termini, due semplici parole con le quali poter riassumere buona parte del megalitismo salentino, stanno ad indicare il nome di un’unica entità situata tra i comuni di Melpignano e Maglie.

Scoperto il 2 Gennaio del 1978 da Luigi Corsini, in una località tersa di storia, ritrovamenti, significato e ampiamente sfruttata per l’estrazione della pietra leccese, Santu Sideru, il dolmen si ri-congiunge ad una già numerosa famiglia di strutture megalitiche che qui sembra essere stata piuttosto prolifica. Non distanti si trovano infatti i dolmen Pino, Grotta, Masseria Nuova, Canali e Caramauli, oltre che una manciata di menhir.

L’origine del nome è da attribuire alla presenza di numerose strutture piramidali, realizzate con pietrame difforme ed eterogeneo, che si possono rinvenire nella zona, e che ricordano tante piccole specchie, un’altra struttura megalitica associata, a seconda delle dimensioni e delle teorie, a scopi difensivi o sepolcrali.

dolmen specchia

Il dolmen è orientato ad est, locato a ridosso di un’abitazione privata, e consta di una lastrone orizzontale molto spesso, in alcuni punti anche fino a 60 centimetri, con una pozzella in superficie, un elemento che lo accomuna a molti altri dolmen dell’entroterra idruntino. E’ sorretto, a circa un metro da terra, da tre ortostati, di cui due monolitici e tra cui alcuni vedrebbero definita una rozza “bozza” di un tronco maschile.

Manifesta alcuni principi di cedimento strutturale, che lo rendono piuttosto dissimile dalle foto scattate in occasione della scoperta, tuttavia il suo fascino rimane invariato.

Marco Piccinni


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