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I costumi d’epoca

Lo studio delle forme e trasformazioni del costume e legato alle fonti dirette, allo studio delle immagini dipinte od alle trascrizioni in prosa o in poesia tramandateci. Tutto ciò che del vestiario popolare ancora sopravvive, non è che una sbiadita immagine di quello che il costume rappresentava in termini di prestigio familiare e condizione sociale, ma questo patrimonio culturale è andato man mano scomparendo in quanto gli abiti lasciati in eredità non hanno mai rappresentato qualcosa da bramare. Possiamo notare che alcune forme di costume popolare sono sopravvissute in piccoli centri o nelle campagne, dove il costume è rimasto ancorato a condizioni di vita sociale paesana che è diffidente delle innovazioni e propensa a continuare fiduciosamente nelle cose note ed antiche, nel considerare le consuetudini come beni patrimoniali di una classe legata alla cultura dei campi.


Il costume, dove ancora sopravvive, è un patrimonio che, trasmesso da generazione in generazione, è oggi solo appannaggio degli ottantenni. Passiamo ad esaminare quello che è sopravvissuto del costume salentino.

Tipico del costume femminile era il fazzoletto u maccaluru o u fazzulettu che veniva legato sotto il mento. Il fazzoletto era generalmente in tinta scura, stampato con fiori multicolori, Il busto veniva ricoperto dallo sciumppareddhu , che era un corsetto senza pistagna, generalmente dallo scollo a punta, abbottonato sul davanti e molto aderente in vita, ma svasato sui fianchi. Sul dietro aveva una balza molto più lunga che sul davanti chiamato u schicci. Completava l’abito una gonna lunga u vestianu , molto ampia con profonde pieghe che si intersecano sul dietro formando u culissi. Sotto la gonna si indicava una o più sottogonne chiamate i suttaneddhi, di modello simile alla gonna ma guarniti vezzosamente di trine e piegoline molto fitte, che si intravedevano da sotto alla gonna ad ogni passo. Sopra la gonna veniva legato un grembiule detto a vantera o u vantili, lungo quanto la gonna e guarnito di piegoline e ricci. Di questi grembiuli le donne ne avevano di diversi, per ogni occasione ve n’era uno specifico. Le scarpe erano alte, di pelle, con tacco medio e largo. Completava il tutto uno scialle molto grande u sciarpone solitamente di lana e di colore scuro, che serviva nelle serate fredde a ricoprire il capo e le spalle.

Il costume maschile era composto dalla camicia a camisa di solito a tinta unita o a righe, molto lunga, con collo a pistagna e aperta sul davanti dal collo sino all’altezza del torace, rimanendo chiusa nella parte sottostante. Non c`era l’abitudine di portare cravatta, ma veniva usata solo in occasioni molto speciali una scialIa nera legata intorno al collo.

Sulla camicia si portava un panciotto, a camisula, privo di maniche. Sopra tutto si portava una giacca corta lu giaccu, di feltro a falde piane, di colore scuro ed un copricapo esclusivamente festivo, di uso giornaliero era invece Ia coppuIa, berretto a cupola piana con visiera.

Gli abiti, sia femminile che maschile, solitamente di colore nero o blu molto scuro rivelano la predilezione per le tinte cupe, che in tutto il Mezzogiorno risponde “a un oscuro ma potente senso tragico della vita”, uno dei caratteri più profondi dell’anima pugliese.

Francesco Accogli (da Tradizioni popolari a Tricase, di Francesco e Carlo Accogli – Edizioni dell’Iride)


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