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Le vore di Barbarano

Spesso, l’uomo, quando non riesce a dare o trovare una spiegazione razionale a fenomeni apparentemente inspiegabili, si affida all’irrazionale, al sovrannaturale ed inizia ad intessere leggende incredibili, che velano la realtà con un tocco di fascino e di fantastico

Una voragine senza fondo era vista come il passaggio per gli inferi, l’antro attraverso cui era possibile accedere all’aldilà.. è consuetudine dei mortali volgere il pensiero all’oscuro, a forze maligne quando si è di fronte al terrore dell’infinito, dell’illimitato che proviene dalle viscere della terra.

 

“spelunca alta fuit vastoque immanis hiatu,

scrupea tuta, memorumque tenebris”

“vi era una profonda spelonca spaventosa per la sua apertura,

rocciosa e difesa da una selva oscura”

 

(P. Virgilio, Eneide, libro IV, vv 237/238)

 

Così scriveva il grande poeta latino, Virgilio, su quanto i suoi occhi poterono vedere.

Numerosi sono stati gli studiosi che si sono interessati al fenomeno delle Vore di Babarano.

Il Giustiniani scrisse che l’origine delle due vore fosse da attribuire a movimenti tellurici di natura sismica.

L’Arditi si è limitato a riferire ipotesi di altri ricercatori :

 

“una specialità del paesello sono due antiche vore in bianchi di tufo che il conte Milano ritenne probabilmente artefatte per ricevere ed assorbire le acque torrenziali”.

Il Tasselli riferisce di una tremenda alluvione avvenuta nel 1615

“allorquando scoperchiarono tanto le piogge e l’acque la nostra provincia ed in specialità tutto questo capo salentino che le profonde voraci e meravigliose di Barbarano si empirono tutte a dismisura”

 

(L. TASSELLI, Antichità di Leuca)

 

Nel 1981, in occasione del I Convegno Regionale di Speleologia in Puglia, lo studioso Vincenzo Manghisi pubblicò una raccolta di leggende popolari legate al misterioso mondo delle grotte, caverne e voragini e, tra queste, una riguardava proprio le due vore di Barbarano.

A cavallo tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, Salve dovette far fronte all’ennesima invasione dei popoli d’oltremare. I Turchi nel 1480 e i corsari algerini nel 1537 e nel 1547.

Davanti alla resistenza accanita opposta da Salve alle incursioni turche e algerine

 

“l’inferno alleato con quei demoni..aprì la bocca infedele di una vora, dalla quale si udirono grida di rabbia e di minaccia. Ma quei di Salve non si spaventarono: gettarono dentro la voragine i cadaveri di 15 Turchi morti in battaglia e parve che il diavolo….si fosse calmato. Ma poi irruppero per due volte i pirati africani e ancora una volta l’inferno volle sfogarsi contro Salve, aprendo un’altra vora ancora più ampia. Ma anche questa volta, quei di Salve gettarono nella fossa i cadaveri schifosi dei corsari algerini: e l’inferno si acchetò. Soltanto c’è sempre una minaccia: le vore cercano di attirare i cristiani e inghiottirli, perciò bisogna sempre segnarsi con la croce quando si passa vicino ad esse, e toccare in tasca qualche cosa di sacro.”

 

(V. MANGHISI, Leggende carsiche salentine in Atti del I Convegno Regionale di Speleologia“, Castellana Grotte, 6-7 giugno 1981)

 

Vora di Babarano, interno della cavità

Vora grande di Babarano, interno della cavità

Vora piccola, interno.

Vora piccola, interno.

Non a caso, secondo alcuni, il Santuario di Leuca Piccola si trova precisamente al bivio della strada che costeggia le vore e la strada che conduceva i Pellegrini alla meta ultima del loro percorso, il Santuario di Santa Maria di Leuca; al bivio, dunque, del la strada che porta alla salvezza e la strada della perdizione… come un chiaro e costante invito alla gente di tenersi lontano dal peccato e, in particolar modo, dalla bestemmia….

..non è raro incontrare in quei luoghi la gente del paese, gli anziani contadini che, che, come tanti piccoli Ciceroni, invitano lo straniero a fermarsi ad ascoltare le leggende che per secoli e secoli si sono tramandate fino ad oggi…

 

“in un tempo imprecisato” racconta uno di loro “al posto delle due vore vi erano due aie per la trebbiatura dell’orzo, del grano e per la ventilatura dei legumi . In un’estate, l’abbondanza delle messi aveva costretto i contadini a stare notte e giorno vicino alle aie per sorvegliare i covoni e attendere il proprio turno di trebbiatura. Le risse per precedenze non rispettate o per piccoli furti non erano infrequenti. Ma un giorni erano tutti sulle aie a gridare i propri “diritti” con le bestemmie così orribili che la terra si aprì e inghiottì nel suo ventre le due aie con i bestemmiatori che vi si trovavano.”

 

Ma dal punto di vista strettamente geologico – scientifico, cos’è una Vora?

Descrizione di una vora (Fonte: Vedi punto 3 della bibliografia)

Descrizione di una vora (Fonte: Vedi punto 3 della bibliografia)

Il termine dialettale “vora” viene generalmente utilizzato per indicare una depressione carsica o una cavità carsica a sviluppo prevalentemente verticale nella quale possono confluire le acque superficiali. Il termine “vora” sarebbe, dunque, un sinonimo di “inghiottitoio carsico“.

Un inghiottitoio carsico è essenzialmente un varco che si sviluppa all’interfaccia atmosfera – litosfera, attraverso cui le acque superficiali penetrano in profondità e vanno ad alimentare le falde idriche profonde.

Durante l’era geologica compresa tra 240-230 milioni e 1,8 milioni di anni fa, l’attuale territorio salentino era completamente sommerso dal mare. Le acque ospitavano una moltitudine di organismi dotati di scheletro o di guscio, strutture ricche di carbonato di calcio che, morendo, si depositavano sul fondo marino, originando i millenari starti di roccia calcarea contenenti argilla e inglobando quegli organismi fossilizzati.

In una fase successiva di emersione, si produssero fratture profonde negli starti del calcare compatto che ingoiarono il reticolato idrografico superficiale, alimentando condotte sotterranee che dissolsero il carbonato di calcio contenuto nelle rocce.

LE VORE DI BARBARANO

Del Gruppo speleologico Neretino

Le Vore di Barbarano sono certamente due tra le più importanti e note cavità carsiche della Provincia di Lecce. Sono ubicate presso la periferia del centro abitato di Barbarano, frazione del comune di Morciano di Leuca. Distano circa 300 m l’una dall’altra e sono note con il nome di Vora Grande (quella posta più a sud) e Vora Piccola. Sono entrambe catastate, già dagli anni ’60, presso il Catasto delle Grotte della Puglia, gestito dalla Federazione Speleologica Pugliese.

Comunque le Vore di Barbarano si aprono interamente nelle Calcareniti del Salento, roccia che nella porzione superficiale, e per una profondità massima di 5 m, è stata interessata sino agli inizi del XX secolo, da un’attività estrattiva di pietre da costruzioni, in tutta l’area delle vore. Questo è un fatto significativo, dato che fronti di cava si rinvengono anche presso gli ingressi delle voragini, e ciò potrebbe aver avuto delle implicazioni importanti nella formazione degli ingressi di queste cavità carsiche. La profondità massima di Vora Grande e Vora Piccola è rispettivamente di 34 e 25 m. Tuttavia vi sono dei dati discordanti in letteratura: ad esempio, MARTINIS (1970) riporta profondità superiori di circa 10 m per entrambe le voragini. C’è da notare, però, che rispetto al rilievo topografico del 1967 realizzato dal Gruppo Speleologico Modenese non si evince alcuna discrepanza metrica significativa.

Vora piccola, scala di accesso scavata nella roccia

Vora piccola, scala di accesso scavata nella roccia

Entrambe le vore hanno una morfologia composita, dato che sono costituite da una camera inferiore, con struttura a campana, a cui si sovrappone un vano di forma subcilindrica, con pareti verticali. Tra queste due subunità morfologiche si evidenzia una venuta d’acqua, in maniera diffusa, osservabile nella camera inferiore sotto forma di stillicidio perenne. Questo fenomeno è alimentato dal drenaggio dell’acqua di una falda superficiale posta a circa 20 m di profondità rispetto al piano campagna. Lo stillicidio è responsabile della formazione di meravigliose concrezioni stalattiche che ornano la parte sommitale della camera inferiore.

Tra i due ambienti sono osservabili, inoltre, cunicoli suborizzontali non percorribili per più di 5 m. La base di entrambe le vore è occupata da uno spesso cono detritico, costituito da depositi clastici e da materiale di natura antropica (contenitori metallici, stoffe, carcasse di animali, ecc.). Non vi è alcun proseguimento sul fondo. Una passerella scavata lungo le pareti di entrambe le vore permette al visitatore di raggiungere altezze intermedie all’interno, anche senza l’ausilio di un’attrezzatura speleologica specifica. Gli ingressi sono ampi, con diametri di 15 e 10 m, rispettivamente per Vora Grande e Vora Piccola. Questo garantisce una illuminazione sufficiente e tale da permettere la colonizzazione di organismi fotosintetizzanti fin sul fondo delle grotte. Comunque l’irraggiamento diretto alla base si ha solo quando il sole è all’azimut e solo nel settore settentrionale; per il resto lo spazio ipogeo si trova nella penombra perpetua.

Vora piccola, interno

Vora piccola, interno

L’umidità è sempre elevata e la temperatura varia nell’arco dell’anno in un ristretto range di valori. Per tali ragioni sul fondo delle vore si rinviene una flora umbrofila ed igrofila, costituita dalla felce Asplenium scolopendrium, detta “lingua di cervo”, ed il muschio Mnium, specie queste altrove distribuite in prevalenza sui rilievi, ma nel Salento esclusive dell’ambiente di grotta. Proseguendo dal fondo delle vore verso l’esterno, tali specie lasciano il posto ad elementi sempre più eliofili, cioè tipici dell’ambiente esterno, tanto che gli ingressi delle grotte sono colonizzati da una vegetazione di macchia mediterranea. Per quanto concerne la fauna, sono stati osservati alcuni esemplari di rospo (Bufo bufo), escrementi di roditori e varie specie di insetti, mentre il passero domestico (Passer domesticus) popola gli anfratti lungo le pareti delle grotte. Non sono noti elementi faunistici spiccatamente troglofili.


Sandra Sammali

BIBLIOGRAFIA
1-CESARE DAQUINO, Barbarano, Capone Editore.
2-Sac. FRANCESCO CAZZATO , Santa Maria di Leuca del Belvedere
3-UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI LECCE , Dipartimento di Scienza dei Materiali , Prof. Paolo Sansò – dott. Gianluca Selleri, Osservatorio di Chimica, Fisica e Geologia ambientali – Caratterizzazione geomorfologica degli inghiottitoi carsici (vore) della provincia di Lecce, Maggio2004

SITOGRAFIA
www.nardoweb.it


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