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Botrugno: Il Palagio Marchesale dei Guarino

Questa domenica il nostro viaggio itinerante prosegue a sud del territorio di Maglie. Percorrendo quell’infinita distesa pianeggiante recisa dalla tormentata Strada Statale 275, raggiungiamo un agreste paese dagli albori toponomastici incerti: Botrugno.

Le interpretazione sull’origine del nome riguardano, probabilmente, la radice greca del termine ossia “Bortumai” che tradotto significa “produrre uva” poiché, la zona intorno al paese, era ed è  ricca di vigneti. Altre ipotesi rifacendosi sempre al concetto dell’uva e dei vigneti, si ricavano anche dai termini Botruoduros, “che ha delle uve” o da Bakkos “Bacco” nota divinità romana legata al vino alla vendemmia ed ai vizi.

D’ipotetica fondazione greca, il piccolo centro di Botrugno si avvia verso una fiorente crescita, dopo che, nel XII secolo, il sovrano normanno Guglielmo I di Sicilia detto il Malo, discendente dalla famiglia degli Altavilla, distrusse definitivamente il vicino centro di Muro Leccese. Nel 1193 il borgo fu dato in feudo dal normanno Tancredi a Lancellotto Capace e in seguito, Botrugno passò prima alla famiglia feudataria dei Maramonte e successivamente nelle mani dei nobili Castriota-Scanderberg ed infine ai Guarini.

Situato in piazza Indipendenza, nella parte più alta del paese e legato da sempre a quelle nobili casate che, apportarono lustro e ricchezza mediante scambi commerciali, l’ex Palazzo Marchesale attualmente conoscito come Palazzo Guarini, risale intorno al XV secolo e viene edificato per volere della famiglia dei Maramonte all’epoca padrona incontrastata di Botrugno; nel 1654 la nobile famiglia dei Castriota Granai acquista il feudo con annesso Palazzo.

Palazzo Guarini (Fonte: Wikipedia)

Palazzo Guarini (Fonte: Wikipedia)

Il barone di Melpignano Carlo Castriota, entrato in possesso di tutti i poderi feudali, detenne stabilmente insieme alla sua famiglia l’intera dimora sino al 1817, ma da questa data in poi il patrimonio dei Castriota passa ad Oronzo Guarini modificando la nomenclatura in quella odierna. Fu proprio durante il governo dei Castriota che, il Palazzo Marchesale concepito originariamente come “piccola fortezza”, divenne una vera e propria “residenza nobiliare”, testimonianza diretta di tale mutamento stilistico, fu l’elaborato balcone su  mensoloni di pura matrice barocca eseguito nel 1725. La pietra leccese ricopre sia la struttura portante sia le decorazioni esterne, di particolare bellezza è l’elegante facciata con portale d’ingresso la quale si completa con una serie di cornicioni di coronamento, balconi, balaustre e cornici delle finestre. Il Palazzo gentilizio presenta un’impostazione planimetrica a “elle” e si articola intorno ad un cortile a pianta rettangolare.

In facciata si apre il portone d’ingresso archivoltato a tutto sesto con piedritti a forma di lesene che terminano con mensolette all’imposta dell’arco.  Lateralmente l’apparato murario è bloccato da due paraste lisce, sorreggenti un cornicione aggettante che corre lungo tutta la facciata sovrastante il portale. In alto è concluso da uno pseudo timpano con al centro lo stemma gentilizio dei Castriota inquadrato in quello dei Guarini. Al piano terra l’immobile comprende un vasto cortile e 77 vani, tra cui cantine e depositi; il primo piano si compone di 46 vani, tra cui due grandi saloni oltre alle ampie terrazze che cingono il palazzo. All’interno si trova una grande varietà di volte a botte mentre, il pavimento al piano terra è lastricato in pietra leccese; al piano superiore prevale la lavorazione a mosaico. All’interno delle sale sono dipinti stemmi di famiglie imparentate con i Castriota, putti, vasi di fiori, fogliami, paesaggi, ecc. i quadri che decoravano le pareti sono quasi tutti scomparsi.

Non si vede, non si sente, è la patria di Morfeo; tutto dorme quietamente, di viventi è un gran museo; e ciascun fa voto espresso di trattare col suo se stesso. Lo torreggia a cavaliere un palagio blasonato; sembra un nobile messere che sta li pietrificato; e che stringe nel suo pugno il paesello di Botrugno.

(Cosimo De Giorgi, 1875)

Giuseppe Arnesano


Un commento su “Botrugno: Il Palagio Marchesale dei Guarino

  1. FRANCESCO LOPEZ Y ROYO ha detto:

    il restauro è stato completato in tutto?

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