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Il villaggio neolitico di Riesci

Le prime notizie relative al Villaggio di Riesci in agro di Arnesano (Lecce), ci giungono da Cosimo De Giorgi, nei suoi Bozzetti di Viaggio de la Provincia di Lecce del 1887, dove annota in corso di una visita nella residenza estiva che fa al suo amico Luigi Giuseppe de Simone,  …. Nell’interno della villa Sant’Antonio ha poi una ricca e importante raccolta di oggetti litici rinvenuti nei dintorni di Lecce, in un’area compresa tra Carmiano, Monteroni, Lecce e la stazione di Surbo, (…)  Vi sono armi e utensili di selce e di ossidiana dell’età neolitica e molte terre cotte in frammenti. L’abbondanza delle selci, il ritrovarne molte di lavoro incompiuto, il vedere alcuni nuclei e percussori, lascia supporre con molto fondamento di verità che nell’area su mentovata vi fosse una officina neolitica.

Questa collezione, confluisce nel costituendo Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce (Nicolucci 1879, Jatta 1914, De Giorgi 1922) e della quale, custodita nella Biblioteca Provinciale di Lecce, si ha una carta archeologica manoscritta dallo stesso De Simone, dove vengono riportati i luoghi di provenienza degli utensili di epoca preistorica raccolti nell’esplorazione dell’ottobre 1872 (Mario Cazzato 1991)

Mappa di De Simone

Un rinvenimento fortuito in contrada “Li Tufi”, nell’agosto del 1968, porta alla luce una sepoltura ipogea a grotticella artificiale con pozzetto di accesso, di un individuo adulto in posizione fetale, corredo funerario costituito da tre vasi e  un idoletto litico antropomorfo “tipo Diana”, conservato e non più in esposizione al Museo Archeologico di Taranto.

Idolo “civetta” di Riesci

A seguito di questo rinvenimento, furono rilevate tracce di un insediamento dell’età del Bronzo (Delle Ponti 1968).

Nel novembre del 1985 è stata recuperata una cospicua quantità di reperti, riconducibile all’orizzonte neolitico della sepoltura, dal Soprintendente P. Ciongoli e depositati nelle cantine del Castello Carlo V di Lecce.

Della sepoltura, abbiamo un disegno  e una datazione fatta da F. G. Lo Porto, riconducibile neolitico finale,  2400 a.C. ma, il rinvenimento di una tomba nel2001 aCarpignano Salentino  (Lecce), datata alla metà del V millennio a.C., del tutto simile a quella di Arnesano (E. Ingravallo, I. Tiberi 2007), sulla quale si è potuto indagare con una diversa metodologia, riporta l’ effettiva datazione della sepoltura indietro di qualche millennio e riapre il dibattito sull’età dell’insediamento di Riesci.

Le basi del villaggio  fondano a 20 m. sopra il livello del mare, su un pianoro calvo di tufo che è,  il “relitto geologico” della porzione di mare intrappolato all’interno del naturale anfiteatro nella Valle della Cupa, in fase di emersione dell’ultima attività tettonica che ha interessato la penisola salentina.

L’area in oggetto, di forma ellittica,  è un bacino endoreico, senza deflusso a mare, definito dalla isoipsa dei 45 m s.l.m., compreso  dai due distinti sistemi orografici delle serre, del nord e del sud  Salento,   si infossa a 16 mt s.l.m. con recapito finale nell’impluvio naturale di fondovalle, contrada Materdomini, dove defluiscono le acque meteoriche. Nei millenni conseguenti all’ultima glaciazione, si è alluvionato uno strato di terreno fertile e ricco di elementi vegetali  (terra cupa).

Questo contesto paesaggistico, deve essere stato ottimale alle esigenze della comunità che scelse di occupare quest’area, centrale all’interno della penisola, a qualche ora di cammino dal mare, circondata da una foresta ricca di selvaggina e da un fertile terreno adatto a una agricoltura non irrigua, quale era quella originaria; abbondavano verdure selvatiche in tutte le stagione e risorse naturali di ogni tipo.

Buca da palo

Dal villaggio parte a raggiera un reticolo di vie di comunicazione,  anche quelle preesistenti all’insediamento che sono state le correnti di penetrazione dell’intera penisola, come la strada cardinale vecchia Carmiano,  transito orientato est-ovest da mare a mare e la strada maestra, allineata ai menhir di S. Donato, Lequile,  Novoli  e  Campi Salentina,  longitudinale al bacino della Cupa, che lo attraversa da sud-est  a nord-ovest; a margine di questa fu rinvenuta una gora ossifera con resti di fauna del quaternario (U. Botti 1901), tra cui una zanna fossile di elephas antiquus  (mammut), ambita preda dell’ uomo del paleolitico.

Queste due  strade, con quella che porta da un verso a Surbo e dall’altro a Copertino, racchiudono in un triangolo l’area archeologica di Riesci.

Una delle strade del villaggio di Riesci

A Surbo e a Copertino sono stati rinvenuti due “ripostigli di asce” del Bronzo (D. Novembre 1971).

Una strada, ancora in gran parte esistente, collegava  il villaggio neolitico di Riesci con l’abitato dell’età del bronzo di Cavallino, a metà di essa, in epoca messapica si  sviluppò la città di Rudiae, praticamente sono distribuite in10 km le più significative presenze preromane della valle della Cupa.

Dalle tesi esposte e dalla consultazione della bibliografia elencata nello studio di G. Neglia  del 1970,  Il fenomeno delle cinte di specchie della penisola salentina, sono individuabili su base toponomastica dieci specchie,  ubicate  lungo le vie di comunicazione che a  360° si diramano dal villaggio.

Le specchie, monumentali ammassi di pietre sotto forma di cumulo, “celebri e misteriose” sono una peculiare testimonianza del Salento antico.

Quelle che costituiscono la cinta intorno all’insediamento di Riesci,  costruite  a corona del territorio sottratto alla foresta, a comunicarne il possesso, sono, partendo dalla specchia posta  a nord, di seguito elencate in senso antiorario con indicata in metri la quota altimetrica sul livello del mare e in chilometri la distanza approssimativa dal villaggio. Risultano visivamente collegate tra loro.

 

  • specchia di  Trepuzzi, m  48 s.l.m.,  km  6,500 ;
  • specchia di  S. Croce a Campi, m 32 s.l.m., km   6,750;
  • specchia   di  Carmiano,  m  37 s.l.m., km  6,250;
  • specchia del  Saetta a Monteroni, m  36 s.l.m., km  5,250;
  • specchia di  Vittorio a Lequile,  m  50 s.l.m., km  8,250;
  • specchia  di  S. Donato, m   82 s.l.m., km  11,500;
  • specchia di  Ussano, m  87 s.l.m., km 10,750 ;
  • specchione di  Cavallino, m  46 s.l.m., km  9,250;
  • specchia de Lauris a Lecce;
  • specchia de Tremititis a Surbo;

 

di queste due ultime è incerta la loro localizzazione      (C. De Giorgi).

Ultimamente l’area relativa ai resti del Villaggio, ha subito gravi e irreversibili danni, interessato da un progetto di riqualificazione delle periferie, senza nessuna verifica preventiva dell’interesse archeologico, sono state eseguite opere in cemento armato, piantumazione di siepi e alberi di alto fusto, costruite strutture in legno, recinzioni in muratura, posizionate panchine e altri elementi di arredo urbano, sotto la mentita denominazione di “Parco Archeologico del Neolitico”.

Sollecitato diverse volte l’interessamento della Sovrintendenza, della Regione, del Consiglio Comunale, a lavori ultimati, dopo l’inaugurazione del Parco, la relazione del Sovrintendente Salvatore Bianco, maggio 2012, ha indotto la Sovrintendenza per i beni archeologici della Puglia di dettare al Sindaco del Comune di Arnesano alcune “prescrizioni”, a “babbo morto” però.

L’accanimento continua, è di qualche giorno fa, con una al Programma di Fabbricazione vigente, non essendo il territorio comunale dotato di un Piano Urbanistico, che si attende da oltre trent’anni, con il complice disinteresse dell’Assessorato Qualità del Territorio e Urbanistica della Regione Puglia, si costruiranno alloggi sui resti archeologici e sarà piantumato un bosco, nell’indifferenza generale.

Luigi Paolo Pati


6 commenti su “Il villaggio neolitico di Riesci

  1. Alessandro Romano ha detto:

    Non mollare, Paolo! Ti capisco intimamente. Ma anche se le “istituzioni” non hanno la tua sensibilità, continua a scriverne e a parlarne. Lo devi, all’Idoletto, e all’intero Salento. E grazie anche alla sensibilità di Salogentis.

  2. Luigi Panico ha detto:

    Un bellissimo articolo, Luigi Paolo, purtroppo la denuncia è l’unico mezzo rimastoci per la tutela del “nostro” patrimonio Storico-Culturale

  3. Luigi Paolo Pati ha detto:

    Grazie Luigi,
    il racconto della “denuncia” per la tutela del patrimonio, è l’ultimo mezzo, come dire “l’ho detto a tutti”.

  4. francesco lopez y royo ha detto:

    oltre il racconto denuncia sarebbe opportuno organizzare delle mostre fotografiche sia nel palazzo marchesale di Arnesano che in un tour presso i comuni vicinori,Lecce compresa.Tanto per sensibilizzare e portare a conoscenza i più.

    • Luigi Paolo Pati ha detto:

      Francesco, da anni porto in giro una mostra cartografica, relativa al Villaggio di Riesci e alla Valle della Cupa, anche alla Biblioteca Provinciale di Lecce aprile 2008 e da molti anni divulgazino nelle scuole di Arnesano, Monteroni, Copertino, Carmiano.

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